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Il clima che cambia e noi sempre uguali

Intervista di Dario Casali e Giacomo Ubaldi, speakers di 5Sigma

Trascrizione a cura di Letizia Cilea

Radio1088. Ringraziamo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, climatologo, meteorologo e divulgatore per aver accettato il nostro invito. Partiamo subito con le domande: ho letto un articolo su Repubblica che riporta un comunicato della Società Climatologica Italiana, dove si afferma che negli ultimi tempi non c’è stato alcun abbassamento di emissione CO2, ma anzi un innalzamento annuale rispetto al tasso medio. Io ti chiedo di fornire degli elementi base per l’interpretazione di questi dati, partendo da questa domanda: che correlazione c’è tra gas serra e l’innalzamento delle temperature?

Luca Mercalli. Prima di tutto il gas serra è noto come una sorta di coperta chimica che ci tiene tiepidi. Se non ci fosse la terra sarebbe un freezer a -18°, ma la natura ha deciso di metterne una certa quantità che mantiene la temperatura della terra a circa 15 gradi. Se si aumentano i gas serra in atmosfera è come aggiungere un’altra coperta, e quindi sotto fa più caldo. Questo meccanismo era già stato compreso 200 anni fa. 100 anni fa circa, nel 1896 un premio Nobel per la chimica svedese di nome Svante Arrhenius è il primo che dice: ma se noi bruciamo il carbone e immettiamo in atmosfera la CO2 che sta sottoterra, aumenteremo l’effetto serra sulla terra e quindi la temperatura. Quindi ecco la correlazione, è veramente un fatto fisico, non solo dati statistici. La CO2 si è innalzata infatti da 280 parti per milione, che era il valore pre-industriale, prima della macchina a vapore e dell’utilizzo del carbone iniziato nell’800 in Inghilterra, a 408 parti per milione circa: anzi, questo è il report dell’Organizzazione Climatologica relativo alla media del 2018, ma intanto nel 2019 siamo già arrivati a 215.

Radio1088. Quali sono i possibili scenari se continuiamo con questo andamento?

Luca Mercalli. Le conseguenze sono che continuando ad aumentare la CO2 in atmosfera, aumenta la temperatura. E’ già aumentata di 1 grado nell’ultimo secolo al livello planetario. Aumenterà in un valore compreso tra 2 gradi e 5 gradi entro la fine di questo secolo a seconda di quanta continueremo ad emetterne. Se ne emetteremo un’enorme quantità, come facciamo adesso, senza alcuna regolamentazione, potremo avere 5 gradi in più a fine secolo, con conseguenze catastrofiche per la natura e per l’umanità. Se invece riusciremo con l’accordo di Parigi a diminuire le emissioni, il limite di sicurezza ci permetterebbe di restare intorno a 2 gradi, con danni meno gravosi rispetto a quelli dei 5 gradi, soprattutto per le generazioni future. Tenete presente che le 408 parti per milione di CO2 sono il valore massimo da 5 milioni di anni, quindi abbiamo cambiato veramente le condizioni della nostra atmosfera ben oltre la scala della specie umana.

Radio1088. A proposito di questo, stiamo superando anche i punti di non ritorno, tipping points, è uscito anche un articolo su Nature che ne parla. Qual è l’impatto del superamento di queste soglie di reversibilità?

Luca Mercalli. L’articolo su Nature è firmato da alcuni dei più importanti ricercatori nel campo del sistema terra ed ha un titolo provocatorio: dice insomma di non scommettere contro i punti di non ritorno. Questo perché il nostro pianeta ha molte situazioni evolutive interne che possono amplificare le condizioni del nostro pianeta; è come una bomba che ha un innesco, non esploderebbe se non venisse eccitata da un detonatore. E noi stiamo fungendo da detonatore. Poi questa bomba va anche avanti da sola: per esempio col fenomeno del permafrost, l’enorme quantità di suolo gelato che una volta che si scongela libera CO2 e metano, che si sommano e aumentano la temperatura. Oppure la desertificazione di alcune zone del pianeta, il cambiamento delle correnti oceaniche; sono situazioni che una volta stimolate non possono essere modificate su periodi dell’ordine di millenni o decine di migliaia di anni. E quindi l’uomo si troverebbe completamente alla mercé di questi nuovi fenomeni assolutamente fuori della nostra esperienza, fenomeni inediti per la storia dell’umanità.

Radio1088. Penso per esempio anche all’innalzamento degli oceani: quali potrebbero essere le conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai e quindi dell’innalzamento del livello del mare?

Luca Mercalli. I mari si stanno alzando già di 3,5 millimetri all’anno. In parte per la fusione dei grandi ghiacciai e in parte per l’espansione termica delle acque, che scaldandosi occupano più volume. Quindi già ora le coste sono minacciate, basti pensare che Venezia solo per motivi climatici ha oggi un adriatico più alto di 15 cm rispetto a d un secolo fa. E lo vediamo durante le acque alte, che quando flagellano Venezia sono comunque più alte di 15 centimetri rispetto al passato. Entro la fine del secolo, se non applichiamo le limitazioni delle emissioni, potremmo avere un metro di mare in più, se invece le limitiamo con l’accordo di Parigi ne avremo mezzo metro. Quindi abbiamo la possibilità di correggere il danno, non di evitarlo completamente, perché il fenomeno è già in atto a causa del ritardo di azione dei 40 anni precedenti nei quali il problema del cambiamento climatico è sempre stato sottovalutato.

Radio1088. Passiamo ai ghiacciai che sono anch’essi protagonisti del cambiamento climatico. In particolare ti chiederei come se la passano le nostre alpi.

Luca Mercalli. Nell’ultimo secolo le nostre alpi hanno perso più della metà del ghiaccio che c’era. E questo sta andando via ad un tasso assolutamente preoccupante. Perdiamo di media un metro e trenta di ghiaccio all’anno, quindi è presumibile che entro la metà del secolo la maggior parte dei ghiacciai siano estinti, resteranno soltanto piccole parti di ghiaccio nelle zone sopra i quattromila metri.

Radio1088. A proposito degli accordi internazionali sul clima di cui si discute spesso, penso per esempio al COP25 che si terrà a Madrid, quali sono le decisioni che devono essere prese? Bisognerà continuare a discutere, ma anche agire.

Luca Mercalli. Le decisioni sono rallentate dagli interessi tanto economici quanto da quelli particolari dei singoli paesi. Ci sono paesi in via di sviluppo che vogliono avere un’ulteriore produzione energetica per migliorare la vita dei loro abitanti. Ci sono paesi ricchi che non vogliono minimante diminuire il loro tenore di vita, come gli USA e l’Australia. Ci sono paesi che sono un po’ più sobri, come l’Europa, che portano tutto sommato la bandiera della sostenibilità ambientale, ma che purtroppo hanno un potere decisionale molto limitato. Il risultato è che i negoziati per la riduzione delle emissioni sono sempre molto lenti, si discutono dettagli operativi sulle legislazioni internazionali e su come iniziare questa discesa. Siamo in anni decisivi, perché gli accodi di Parigi dovrebbero iniziare nel 2020, vediamo cosa questi negoziati riusciranno a portare a casa proprio a Madrid. Nel frattempo la CO2 continua però a crescere… non abbiamo tempo da perdere.

Radio1088. Quindi il problema non è solo ambientale, ma anche economico e politico. Servono delle trasformazioni dei modelli economici e sociali. Al di là delle trattative, la politica come si sta comportando?

Luca Mercalli. Ci sono paesi più sensibili, proprio grazie ai giovani studenti. In Germania e in Svizzera, per esempio, le ultime elezioni hanno portato circa il 20% dei voti ai partiti verdi. Quindi poi vedremo come questo si trasformerà in pratica, ma questo è già un forte segnale politico. Ci sono paesi in cui c’è minore consapevolezza e quindi la politica tende a ignorare o sottovalutare questo argomento, anche perché questo significherebbe una maggiore tassazione dell’energia o una perdita di consenso. Se le persone non sono interessate al problema ambientale la politica non ne ha un immediato vantaggio. Per questo tutto resta sotto traccia e non riesce ad esprimere quell’incisività d’azione di cui avremmo bisogno.

Radio1088. In Italia come siamo messi sotto il profilo della consapevolezza di questo problema?

Luca Mercalli. L’italia ha dei vantaggi perché non siamo messi troppo male in termini di emissione, siamo abbastanza sobri, l’energia costa cara, e quindi siamo stati abituati ad usarla bene…quindi non siamo certo nella lista dei peggiori del mondo. Però la consapevolezza è molto bassa, basta guardare come trattiamo il nostro territorio, tra cementificazione e rifiuti se guardiamo per strada capiamo che non c’è grande sensibilità.

Radio1088. A proposito di questo ti volevo esporre una mia teoria… spesso si parla di cambiamento climatico, bisognerebbe chiamarla crisi climatica. Perché il termine “cambiamento” può avere un’accezione anche positiva.

Luca Mercalli. In realtà cambiamento climatico è corretto, il Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici è stato nominato così nel 1988 perché il riscaldamento globale è la causa del cambiamento climatico; il cambiamento climatico è qualcosa di più vasto, è la risposta del sistema terreste al riscaldamento globale. E’ come dire che qualcuno ha un cancro e chiamarlo tumore. Chiamiamola pure crisi, ma sono tutti termini corretti, la sostanza è sempre quella.

Radio1088. Visto che stiamo parlando di comunicazione: che ruolo deve avere lo scienziato in questo senso? E’ riuscito negli ultimi anni a comunicare alle grandi masse questo problema?

Luca Mercalli. Che sia riuscito direi proprio di no, altrimenti non ci troveremmo in questa situazione. Nessuno scienziato al mondo è riuscito ad avere sufficiente influenza. Siamo stati tutti ignorati, o addirittura osteggiati. Ci sono colleghi negli USA mandati sotto processo dalle compagnie petrolifere e dalla politica. Ci sono situazioni nelle quali il negazionismo si accanisce contro singoli ricercatori, io stesso ne sono vittima ogni giorno. Dall’altro lato c’è un appello morale: negli ultimi articoli usciti su Nature e Bioscience si mette al primo posto l’obbligo morale di avvertire l’umanità dell’enorme minaccia che pende su di essa se non si farà niente. D’altra parte lo ha scritto anche Papa Francesco nell’enciclica Laudato sì, mi pare che questo sia dal punto di vista etico il documento più brillante e profondo che sia mai stato prodotto, eppure non ha avuto la risonanza che meritava.

Radio1088. Vorrei concentrarmi su un altro aspetto del cambiamento climatico: l’innalzamento dei livelli oceanici e l’inaridimento porteranno alla migrazione. Nasce il fenomeno della migrazione climatica, quanto stiamo vivendo già questo fenomeno e quanto può essere dannoso in futuro?

Luca Mercalli. Tutte le zone costiere subiranno nei prossimi decenni un graduale allagamento. Se riusciamo a contenerlo entro il mezzo metro sarà più facile da fronteggiare, se andiamo oltre il metro sarà più difficile. Sposterà numeri maggiori di persone; ci sono città fragilissime, a cominciare dalla nostra Venezia, perché tutto il delta del Po e la laguna veneta sono a rischio, ci saranno profughi climatici in casa nostra, saranno degli italiani che si muoveranno da quelle aree cercando rifugio altrove. Poi ci sono altre aree affollate dell’Asia, come Bangladesh, ma anche aree ricche, come la Florida. E poi ci sono tutti gli atolli corallini che stanno andando sott’acqua già adesso, e alcuni di questi sono già in evacuazione, come le isole Marshall, le isole Salomon. Lo scenario delle migrazioni di popoli indotte dalla crisi climatica non può che peggiorare, tenendo presente che o si emigra perché il mare distrugge la tua casa, oppure perché arrivano eventi estremi come gli uragani che intaccano la produzione di cibo, e se c’è la fame la gente scappa.

Radio1088. Oltre agli esseri umani c’è anche da parlare delle specie animali, che sicuramente si sposteranno per trovare un clima più adatto alla loro sopravvivenza, e queste nuove specie aliene causeranno dei danni agli habitat.

Luca Mercalli. Ci sono delle specie opportuniste, che stanno meglio quando il clima cambia, come le zanzare tigre, specie tropicale che ora c’è anche in Italia e porta malattie infettive. Ci sono delle specie più fragili che rischiano di sparire: il bilancio è già sfavorevole, cioè siamo attualmente già dentro la sesta estinzione di massa. Stiamo perdendo specie viventi ad un tasso tra le 10 e le 1000 volte superiori rispetto a quello definito “di fondo”, quindi il problema è già in atto.

Radio1088. Negli ultimi tempi però al livello di comunicazione si è mosso qualcosa, parlo per esempio del Fridays for future. Quanto questi movimenti stanno influendo?

Luca Mercalli. Questa è l’unica vera novità incoraggiante di quest’anno. Tuttavia da qui a vederne dei risultati concreti c’è molto da fare. E’ molto importante questa mobilitazione, però deve trasformarsi in un atto intanto individuale, perché ognuno di noi può fare qualcosa per modificare il proprio impatto sulla natura, ma poi deve trasformarsi anche in una pressione politica significativa. Proprio come hanno fatto i ragazzi svizzeri e tedeschi votando i partiti verdi in massa. Se non esiste un impegno politico è difficile che una passeggiata in piazza ogni tanto possa definire un cambiamento nella società.

Radio1088. Ti faccio un’ultima domanda che immagino ti faranno tutti quando si parla di questo argomento. Cosa possiamo fare nel nostro piccolo per essere ecosostenibili?

Luca Mercalli. Tutti noi abbiamo un tasso di emissione personale di CO2: in base a quello che facciamo, mangiamo, acquistiamo, a come ci muoviamo, emettiamo tonnellate di CO2. In Italia di media ognuno di noi ne emette tra 5 e 7 pro capite per anno; le cose che facciamo incidono se questo numero aumenta o diminuisce: a casa nostra usiamo energie rinnovabili? Abbiamo l’isolamento termico? Abbiamo sprechi che possiamo evitare? Usiamo molto l’aereo? Perché andare a New York andata e ritorno produce un paio di tonnellate di CO2. Mentre se ci muoviamo con mezzi pubblici, in biciletta, o poco, se usiamo il telelavoro, skype e internet ne produciamo meno. Così come nella nostra dieta: mangiamo molta carne? Allora emettiamo molto metano. Se ne mangiamo meno saremo più compatibili con l’ecosostenibilità. Gli oggetti che compriamo: compriamo molte cose usa e getta, o siamo molto dediti alle mode e all’acquisto di oggetto nuovi anche se le versioni precedenti andavano ancora bene? Tutte queste cose fanno salire il nostro debito di CO2 nei confronti del pianeta. Se vogliamo ridurlo bisogna volere di meno, consumare di meno.

Radio1088. Ti ringraziamo a nome di Radio 1088 per quanto ti mobiliti per far capire quanto sia importante questo argomento. Consigliamo a tutti i radioascoltatori il tuo libro: Il clima che cambia: perché il riscaldamento globale è un problema vero e come fare per fermarlo. Noi lo abbiamo letto per quest’intervista, è molto approfondito e soprattutto emerge la passione che lei ci mette nel suo lavoro. Grazie per tutto quello che ha fatto e faremo insieme in futuro.

Luca Mercalli. Grazie a voi. Arrivederci.