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LA STORIA

Anche quest’anno è arrivata la fatidica data, l’otto marzo, la Festa della Donna. Come ogni anno è bene ricordare le origini di questa ricorrenza e fare un bilancio annuale della situazione.

Innanzitutto, la storia delle 128 scioperanti della filanda di New York morte a causa di un rogo nel 1908 è un falso storico, quella che oggi si chiamerebbe una fake news.

La maternità della Giornata Internazionale della Donna la dobbiamo a Clara Zetkin, che durante il VII Congresso della Seconda Internazionale Socialista (Stoccarda 1907) rivendicò il voto per le donne. Da lì cominciò tutto, e dopo numerose vicissitudini, le celebrazioni ripresero in Russia durante la rivoluzione del 23 febbraio 1917 del calendario giuliano, corrispondente all’8 marzo occidentale.

L’ufficialità della data per celebrare la Giornata Internazionale della Donna venne confermata durante la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, mentre in Italia la Giornata Internazionale della Donna venne celebrata per la prima volta il 12 marzo 1922 per iniziativa del PCI.

 

LO STATO ATTUALE

Ma parliamo dei giorni nostri, qual è la situazione dei diritti delle donne nel nostro paese oggi?

Iniziamo dai femminicidi. Dal 2005 ad oggi sono morte 1.377 donne per la mano di un uomo al ritmo di una ogni tre giorni. Nel 62% dei casi l’omicida era il partner o l’ex, nel 18% un familiare, e solo nell’1% dei casi si trattava di uno sconosciuto, mentre per quanto riguarda la nazionalità, nel 73% dei casi si trattava di un cittadino italiano contrariamente a quanto troppo spesso piace propagandare.

Ricordiamo che il 90% di stupri su suolo italiano avvengono in famiglia e non vengono denunciati per paura di ripercussioni, tra quelli denunciati l’80% è compiuto da italiani.

Vista la situazione, ad oggi il Ministro per la Famiglia e le Disabilità Lorenzo Fontana, non ha ancora stanziato i fondi per i centri antiviolenza e, a Roma e su tutto il territorio nazionale, è in corso una vera repressione ai diritti e alle libertà della donna.

Pensiamo alla Casa delle Donne di Roma, realtà autogestita e autofinanziata, punto di riferimento per migliaia di donne di Roma e d’Italia, la cui più grande nemica è proprio una donna: la sindaca Virginia Raggi, che cerca da mesi di farle chiudere i battenti.

Con la discesa in campo del governo giallo-verde è stato chiaro fin da subito che, per le donne, ma anche per gli uomini di buon senso e per le diversità in generale, le cose sarebbero diventate difficili più di quanto già non fossero. Il Ministero per la Famiglia e le Disabilità è presieduto da Lorenzo Fontana, ultra-cattolico, leghista, anti-gender ed antiabortista.  Fontana è iscritto al comitato No194, che sostiene il referendum per l’abolizione della legge 194 e la sua sostituzione con una nuova legge che vieta ogni forma di aborto volontario e prevede la reclusione da 8 a 12 anni per chi pratica o istiga l’aborto. Gli influssi di questa ideologia non hanno tardato ad arrivare in diverse città italiane: a Verona, Treviso, Milano e Roma sono state presentate mozioni anti aborto, duramente osteggiate dai collettivi femministi. Un attacco diretto alle libertà delle donne, raggiunte in anni di lotte e che oggi sembrano sempre meno scontate, ma non finisce qui!

Un altro attacco arriva dal Senatore Simone Pillon, fautore del DDL 735, decreto propagandato come “garanzia per la bigenitorialità perfetta” che andrebbe a modificare il diritto di famiglia a discapito di donne e minori. Pillon, fondatore del Family Day, antigender, anti-immigrazionista (teme la sostituzione etnica), è grande sostenitore di numerose associazioni di padri separati dove il suo decreto ha trovato il massimo appoggio. Bigenitorialità perfetta (divisione a metà esatta del tempo passato con la prole), obbligo di mediazione familiare, obbligo del minore a vedere il genitore maltrattante, declassamento delle violenze verso la donna che verranno considerate solo se continuative, abolizione dell’assegno di mantenimento. Questi sono solo alcuni dei punti “no” di questa proposta di legge, che sembrerebbe formulata almeno ’70 anni fa, ai tempi dell’olio di ricino, della patria potestà e del delitto d’onore.

Checché ne dicano Fontana, Pillon, le donne sono ancora la maggioranza della popolazione italiana a finire in povertà assoluta dopo separazioni e divorzi, le donne nel nostro paese hanno il 49% di disoccupazione, se fanno figli vengono licenziate, o demansionate, e difficilmente riusciranno a rientrare nel mercato del lavoro con gravi ripercussioni su economia, PIL e pensioni. L’Italia figura al 70° posto nella classifica del gender gap.

Mentre il Ministro dell’Interno sventola il Vangelo e mette alla gogna sui social giovani contestatrici, i colleghi della sezione leghista di Crotone, realizzano un volantino dove spiegano alle donne chi davvero le offende, ricordando loro che l’autodeterminazione non durerà ancora a lungo.

In tutto questo tra i programmi del Governo c’è anche la riapertura delle case chiuse.

Italia, 2019 e diritti delle donne: ancora non ci siamo!

Di Francesca Roma

 

Fonti

https://www.weforum.org

https://www.istat.it

http://stopfemminicidio.it

https://www.weforum.org/reports/the-global-gender-gap-report-2018

I dati sui femminicidi sono quelli forniti dalla casa delle donne di Bologna, aggiornati e incrociati con quelli dell’Istat.