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Biografilm 2018 si chiude: tutto molto bello. Non finisce però il cinema e con esso resta assai viva la voglia di parlare dei film che mi hanno toccato il cuore, o almeno donato qualche pensiero e fatto porre qualcuna domanda.

Per dare avvio a “Granita Ekberg”, la serie di retrospettive dedicate al cinema che intendo proporvi per questa appena sbocciata estate, ho selezionato un film opera prima presentato in anteprima mondiale a Biografilm nel 2017, della regista Sou Abadi, quest’anno membro della giuria internazionale della kermesse cinematografica bolognese.

Cherchez la femme (Francia / 2017) è una brillante commedia in pieno stile francese, carica dello stile satirico dei transalpini. La trama la trovate qui. Un anno fa si è aggiudicato (meritatamente) il Biografilm Europe Audience Award, dopo una prima al cinema Jolly conclusasi con un lungo applauso a scena aperta di tutti i presenti. Io c’ero e applaudii, ma il film non riuscì ad amarlo fino in fondo. Sono tornato pochi giorni fa per la proiezione speciale all’Antoniano: “agganciato”.

La seconda visione di questa pellicola è stata in grado di svelarmi aspetti tralasciati ma importanti per la giusta ricezione (parentesi: SEMPRE rivedere i film, a meno che non siano quelli dell’ultimo Muccino).

Non sto parlando di un capolavoro, lo metto ben in chiaro fin da subito. Sto parlando però di un film in grado di rileggere quella tradizione satirica francese nel migliore dei modi, ovvero non risparmiando nessuno in quelle certezze che attraverso la risata possono essere dissacrate e messe in imbarazzo, svelandone quindi tutta la debolezza semantica e ontologica allo stesso tempo.

Si prendono le costruzioni delle ideologie, le strutture delle religioni, la rigidità dei cliché e li si fanno sciogliere all’unisono in un composto omogeneo. Questo va messo nel forno della comicità a 360 gradi per 88 minuti e infine guarnito con dello stile, quanto basta. Da servire caldo.

È la ricetta da nouvelle cuisine per un buon film comico, aggiungendoci Camélia Jordana (tra poco di nuovo sugli schermi con Le Brio), Wiliam Lebghil e Félix Moati si ha quella per Due sotto un burqa – Cherchez la femme.

A proposito: avevo ideato un’invettiva degna, ma preferisco soprassedere riguardo la “traduzione” del titolo. L’opera di Abadi si pone inizialmente come monotematica e interessata a scherzare su un unico aspetto (anche fisico) della società, poi però si apre e non risparmia nessuno: comunisti, femministe, rifugiati, radical chic, universitari, laici convinti, sciiti e sunniti, francesi e chi più ne ha più ne metta. Nascosto nella trama c’è una conoscenza fine ed accurata della cultura e della storia francese, quel tipo di conoscenza capace di evidenziare le maschere, le ideologie e i preconcetti.

L’amore diviene un pretesto per raccontare una vicenda in azione su ben altri livelli, ovvero quelli dell’amore all’interno di una società lontana dall’essenzialità del sentimento ma vicina alla presunta essenza dell’altro in quanto “diverso” o “strano”.

Sullo sfondo una Parigi nel suo complesso: quella di avenue Hugo, dell’Arco di Trionfo o Pont des Artes ma anche la Parigi della banlieue, aldilà del confine netto chiamato “Boulevard périphérique”. Per molti punti di vista questo film non è solo francese, ma è la Francia in quanto idea di sé stessa messa a nudo. Non credo sia facile riuscire in un progetto simili ed è proprio questo il motivo per cui reputo il suo successo una meritata conseguenza della volontà di essere scomodi restando comprensibili. Tutti i registi hanno un messaggio nel momento in cui danno forma a una loro opera, non tutti sono però in grado di rendere i loro messaggi ben fruibili e allo stesso tempo sapientemente nascosti dalla forma data dall’arte.

Questo è un film riuscito, senza ombra di dubbio. La dimostrazione di questa sta nell’insegnamento scritto tra le righe: non è twittando #JeSuisCharlie che si diventa satirici, satirico è chi detiene la capacità di ridere di ogni cosa. In primo luogo, ovviamente, di se stesso.

Burp.