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«Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed»


Era il 20 luglio 1969 e un evento particolarmente straordinario segnava il tramonto dei favolosi anni sessanta. In diretta mondiale veniva trasmesso qualcosa di incredibilmente rivoluzionario per tutta l’umanità: i primi passi dell’uomo sulla luna. Milioni e milioni di spettatori assistevano col fiato sospeso in diretta TV alla mirabolante impresa di Neil Armstrong e Buzz Aldrin: erano precisamente le 20:17:40 UTC. In Inghilterra la BBC scelse di mandare in onda i video della diretta con un sottofondo musicale: a fare da sfondo all’allunaggio sugli schermi britannici è stata la favolosa Space Oddity di David Bowie, pubblicata solo qualche giorno prima, l’11 luglio 1969.

Noi non siamo la BBC. Tranquilli.

David Bowie – Space Oddity

Lo stesso Bowie fu spiazzato da questa scelta, visto che il testo parlava di una missione fallita. Infatti, durante la diretta, i tecnici furono costretti a interrompere la canzone:

«Sensing a hit in the making, Bowie’s record company, Philips, launched the song just days ahead of Apollo 11’s own blast-off. But the BBC, instrumental in turning pop singles into hit singles, were uncomfortable. With Neil Armstrong, Buzz Aldrin and Michael Collins contemplating the enormity of the mission before them, Bowie’s psychedelic downer might have been in poor taste. The BBC duly banned it. Well, almost. No-one gave the memo to the team handling the Apollo coverage for BBC TV, who played the song as background music.

Would it be in bad taste to imagine the long, lonely death of an astronaut when the Apollo 11 crew might have been contemplating the same? It was a song that tried to talk about the downsides, of the despair and loneliness that might come from [Major Tom] being so far from home”, says Heller. He says the song was banned “because it was kind of a killjoy”

The ban, however, did not last long. Once the Apollo 11 trio triumphantly returned to Earth, splashing down in the Pacific Ocean, “it made the point moot”, says Heller. “The mission had been successful and humans had returned from the Moon. It wasn’t just about setting foot on the Moon, it was about getting home safely.” Space Oddity returned to the airwaves. The ban could have proved disastrous for the song, but it ended up being a mere blip in Space Oddity’s decades-long journey. After the ban lifted in the UK, the song became a top five hit, though only achieved a chart placing of 124 in the US.

However, even as the public fervour for the Apollo programme began to wane, the song only seemed to endure. “It was pretty much the perfect FM radio anthem,” says Heller. “Slightly longer, and psychedelic in a different way to a lot of psychedelic songs of the time. It sounded like ‘future psychedelic music’»

BBC Culture

david bowie space oddity

La canzone, dunque, che parla del Maggiore Tom e della sua fallita missione nello spazio, non era decisamente un sottofondo adatto a questa impresa. Major Tom, uno dei tanti personaggi creati da Bowie nelle sue canzoni, rimane fluttuante nello spazio guardando la terra da lontano, dove probabilmente non farà mai ritorno:

Though I’m past one hundred thousand miles
I’m feeling very still
And I think my spaceship knows which way to go
Tell my wife I love her very much she knows
Ground Control to Major Tom
Your circuit’s dead, there’s something wrong
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you hear me, Major Tom?
Can you…
Here am I floating round my tin can
Far above the Moon
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do

La canzone descrive momenti di alienazione e isolamento ed è stata ispirata dall’iconico film di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio. Lo stesso Bowie commentò stupito la scelta della BBC di inserirla come colonna sonora dell’allunaggio dell’Apollo 11: «I’m sure they really weren’t listening to the lyric at all. Of course, I was overjoyed that they did».

Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, sei ore più tardi dell’allunaggio. In Italia l’impresa fu accompagnata dalla celebre telecronaca di Barbato e Stagno, che esordì così: «l’uomo sta per violare il primo mistero dell’universo, sta per conquistare la Luna». L’allunaggio però veniva annunciato per sbaglio con qualche secondo di anticipo, con queste parole: «Sono le 22.17 in Italia, sono le 15.17 a Houston, sono le 14.17 a New York. Per la prima volta un veicolo pilotato dall’uomo ha toccato un altro corpo celeste. Questo è frutto dell’intelligenza, del lavoro, della preparazione scientifica; è frutto della fede dell’uomo. A voi Houston».

Quindi, dopo il fondato rischio di dover annullare la missione per via di alcuni problemi tecnici dovuti alla memoria sovraccarica del computer di bordo (che aveva più o meno la capacità di uno smartphone moderno), la mancanza di carburante e il superamento del luogo di atterraggio previsto, l’equipaggio dell’Apollo 11 ricevette l’autorizzazione a portare a termine l’impresa. Così Armstrong, appena toccato il suolo lunare, poté pronunciare le storiche parole in diretta mondiale: «Questo è un piccolo passo per uomo, un gigantesco balzo per l’umanità».

Gli astronauti ricevettero anche una chiamata dell’allora presidente Nixon, che parlò loro attraverso una trasmissione radio-telefono che egli stesso definì «la più storica chiamata mai fatta dalla Casa Bianca». Il 24 luglio, alle 16.50, l’equipaggio dell’Apollo 11 ammarò nell’Oceano Pacifico e furono recuperati tutti i materiali raccolti sul suolo lunare dagli astronauti. Così la missione poteva considerarsi ufficialmente conclusa.

Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins furono portati a bordo della portaerei Hornet dove vennero accolti dal presidente Nixon e per i tre iniziò un periodo di quarantena di 21 giorni per monitorare il potenziale contagio con eventuali malattie contratte sulla Luna. Finito il periodo di quarantena, i tre astronauti furono accolti come veri eroi dai cittadini americani in una storica parata organizzata il 13 agosto a New York.

Il 23 settembre l’equipaggio iniziò un tour che durò 45 giorni con visite in 24 Paesi e 27 città diverse. Il 16 ottobre 1969 furono persino accolti in Vaticano da Papa Paolo VI che volle congratularsi con loro per essere arrivati dove l’uomo non era mai arrivato prima.

Noi però, per concludere, vogliamo fare una dedica speciale, soprattutto rivolgendo il nostro cuore alle parole scritte da Bowie: un abbraccio, un pensiero, un gesto di ringraziamento e di stima lo vogliamo mandare a tutti coloro che sono stati, sulla Terra o nello Spazio, i nostri Maggiore Tom. La nostra vicinanza va a chi lotta con la paura di partire e intraprendere un’avventura, anche quando esiste il rischio di non tornare, anche se ci saranno forzatamente conseguenze, perchè sono quelle le persone che in qualche modo aggiungono un tassello al puzzle della vita e della memoria. E questo vale in tutte le parti del mondo, non solo a Houston.