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La paura è un sentimento e come tale lo si può combattere solo con un sentimento opposto: il coraggio

Sono queste le parole con cui inizia l’incontro in Piazza Santo Stefano nella cornice della seconda giornata de “La Repubblica delle Idee”.  A discutere del senso di paura che sembra aver attanagliato in questo periodo il nostro Paese, fomentato da una politica che di paura appunto si alimenta, è il giurista Gustavo Zagrebelsky insieme all’ex direttore de La Repubblica Ezio Mauro.

“Tanta più paura c’è fra di noi tanto è più forte la spinta a trovare qualcuno che per proteggerci limiti anche la nostra libertà” ci ricorda Zagrebelsky. Ed Ezio Mauro incalza sostenendo come il ruolo della politica sia “quello di emancipare dalla paura mentre oggi abbiamo una concezione della politica che, come monaci medievali, ci ricorda che dobbiamo avere paura”.  Il rapporto fra il cittadino e lo Stato può esser descritto come un pendolo fra sicurezza e libertà: vi sono infatti dei momenti critici nei quali il cittadino è disposto a cedere quote di libertà in cambio di sicurezza. Le grandi emergenze che stiamo vivendo oggi spaventano in quanto vengono sentite come al di là del nostro potere di intervento ed è per questo che si chiede aiuto allo Stato; ma se manca una celere risposta dallo Stato stesso, “si ha la sensazione che la situazione sia fuori controllo e che i meccanismi della democrazia non siano più sufficienti a tutelarci”. Quel che si viene a creare è quindi una distorsione concettuale collettiva, in quanto il problema della sicurezza viene sentito come un problema di incolumità individuale tale per cui ci si affida a chi offre protezione a qualunque prezzo, anche se quel prezzo da pagare consiste in una limitazione dei propri diritti, gli unici concreti baluardi per salvare una società in crisi.

Zagrebelsky rinfranca gli animi, osservando come l’Italia sia uscita da periodi anche più difficili di questi e tuttavia non si esime da una critica verso la politica odierna incapace di svolgere la sua intrinseca funzione propulsiva: “coraggio significa proporre nuove idee, dare nuove prospettive. Non possiamo fermarci a constatare la nostra impotenza senza agire di conseguenza” . Ma se da una parte si richiede maggiore energia propositiva, dall’altra emerge con forza una ben diversa energia, la rabbia, che se “nei precedenti panorami politici veniva filtrata e utilizzata dai partiti, oggi viene invece richiesta”, come sostiene Ezio Mauro, “allo stato grezzo”. E in questo clima di paura e rabbia, il sapere viene disprezzato in quanto riflesso di una élite intellettuale irraggiungibile e perciò irriso e svalorizzato. Se infatti il sapere non si diffonde, fino a produrre una alternativa al pensiero dominante, – perché in questo consiste la libertà del cittadino, nel riuscire a distinguere e distinguersi – allora vi è un serio problema.

Zagrebelsky condivide quanto detto dal giornalista, andando poi a soffermarsi sul tema migratorio: “è necessario liberarsi dall’idea predominante che l’immigrazione sia un pericolo e non anche una risorsa. Non bisogna farsi intimorire dall’accusa di buonismo ma anzi affermarlo con orgoglio” e la piazza risponde con un caloroso applauso. Ed Ezio Mauro incalza: “la ferocia degli atteggiamenti nei confronti dei portatori di disperazione, aumenta forse la sicurezza degli italiani? E’ necessario questo in più di crudeltà?”

La discussione si avvia alla conclusione, e l’argomento trattato è l’italianità, che Zagrebelsky riassume nel concetto di “rosario, pizza e nutella” e da cui al tempo stesso si discosta visibilmente indignato. Il giurista afferma di faticare a riconoscersi italiano quando l’Italia è stata ormai stereotipata e privata della sua identità più profonda al fine di raccattare voti. “Io non mi sento italiano quando c’è qualcuno che dice di sentirsi padre di sessanta milioni d’italiani” conclude deciso.

L’intervento finale è sempre di Zagrebelsky, una critica verso le modalità odierne di fare politica: “siamo in un periodo dove non esiste più il dibattito in Parlamento, la politica si fa a colpi di tweet. Quando è stato chiesto a Salvini quando sarebbe tornato in Parlamento viste le sue lunghe assenze, ha risposto sostenendo che poteva gestire tutto dal telefono. Ciò si tratta di un fatto gravissimo perché non ci si può opporre a una telefonata o a un tweet.” E perché lo Stato possa svolgere la sua funzione di garanzia dei diritti dei cittadini, esprimere una opposizione è essenziale. Tocca ad Ezio Mauro salutare la piazza con un’ultima esortazione: “è necessario distinguersi dagli altri”, accolta dagli applausi dei presenti. Forse davvero un’altra Italia è possibile.

 

Articolo di Chiara Gottardo