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C’era una volta un ragazzo scanzonato, un ragazzo con la faccia liscia e pulita “sporcata” solo da un baffo curioso e appena accennato. Un ragazzo con il volto simpatico, a tratti buffo, forse anche un po’ goffo. C’era una volta e forse non c’è più, perché quell’introverso ragazzo pieno di storie e di idee proveniente dalla provincia di Cosenza, oggi ha lasciato il posto ad un giovane uomo barbuto, maturo e consapevole.

Le idee restano, la voglia di raccontarle anche, ma le coloratissime camice dalle fantasie improbabili lasciano il posto a maglioncini di lana anche nelle tappe più tiepide del suo ultimo tour. “Da impiegato”, le descrive Dario sorridendo, “Ormai ci siamo imborghesiti” continua con il sarcasmo di chi occupa una posizione di prestigio solo nella nobiltà delle idee. Ma chi è questo personaggio tanto semplice quanto eclettico che sta conquistando le orecchie degli italiani?

Brunori SAS, pseudonimo di Dario Brunori è il cantautore del momento. Classe ’77, occhiali immancabili che incorniciano un volto allegro e riflessivo allo stesso tempo. Voce calda, quasi ovattata. Dario si affaccia all’universo cantautorale italiano nel 2009 prendendo in prestito il nome d’arte dalla ditta di famiglia (luogo di ispirazione di molti suoi testi) e le sonorità dalla canzone semplice italiana.

Il suo primo disco, “Vol.1”, riscuote immediatamente molti consensi aggiudicandosi prima il Premio Ciampi, poi la Targa Tenco. I testi della sua prima raccolta sono schietti e italianissimi. Dario racconta stralci della sua storia trascinando gli ascoltatori nel suo mondo ironicamente malinconico.

L’infanzia trascorsa sulla sabbia rovente delle spiagge di casa che ascoltiamo in “Guardia ’82”, l’adolescenza in cui veste i panni di un dandy all’italiana concretizzando il conflitto del giovane profondo e sensibile che si affaccia alla carnalità e ai primi amori ormonali e struggenti; poi la ricorrenza della cultura popolare italiana, quella quotidiana fatta di palloni, calciatori, mutuo della casa, giornaletti di gossip e qualche frase retorica.

Due anni dopo, nel 2011, esce il suo secondo album “Vol.2 – Poveri Cristi”. Brunori lascia l’impronta autobiografica della prima opera, ma la sua forte identità si scova facilmente nella narrazione delle storie altrui. “Vol.2” è un disco pieno di emozioni, pieno di amore: la consapevolezza dell’amore maturo narrato in “Una domenica notte” si sostituisce al turbamento adolescenziale, il ricordo del padre scomparso si affianca all’immagine nostalgica degli amori fiorentini consumati davanti a un Biancosarti diversi anni prima. Dario, forse, è cresciuto troppo in fretta.

Gli anni che si spalmano tra il primo e il secondo album sono anni di grandi turbamenti segnati dal ritorno a Cosenza, dopo il periodo universitario trascorso in Toscana, per sostituire il padre scomparso nell’impresa di famiglia. Sono anni veloci e dopo la seconda raccolta Brunori avverte l’esigenza di fermarsi, di prendersi una pausa.

Torna così nel 2014, quando è la volta di “Vol.3 – Il cammino di Santiago in Taxi”. Il titolo rappresenta la voglia del cantante di fare introspezione e di nutrire la sua sfera spirituale, ma anche dell’impazienza che lo caratterizza: “Sono un tipo molto frettoloso” confessa ironicamente in un’intervista. Da qui la scelta del taxi per percorrere un cammino che di solito è caratterizzato dalla lentezza e dall’assenza di mezzi di trasporto per attraversarlo. Con i testi di Vol.3 l’artista saluta simbolicamente la tristezza e, in un certo senso, anche i contenuti che lo hanno caratterizzato fino a quel momento.

A due anni di distanza, infatti, arriva “A casa tutto bene”, da cui prende il nome l’omonimo tour. Il nuovo e ultimo disco è descritto dall’autore come un’esorcizzazione delle sue, ed anche nostre, paure più intime ma è fortemente segnato dall’impegno sociale. Il cd si presenta di un’attualità disarmante. I temi cardine sono la corruzione tutta all’italiana, l’immigrazione, la paura del diverso e la “Società liquida” di Bauman, ma visti in una dimensione assolutamente confidenziale, vicina, umana. In testi come “Colpo di Pistola” si immedesima nell’autore di un femminicidio, in “Sabato bestiale” in un uomo che articola la propria vita tra la pesantezza del mondo moderno e la leggerezza di colui che da quel mondo cerca di rifuggire. È un album fresco “A casa tutto bene”, un album nuovo che schiaffa le verità in faccia ma con lo stile “carezzevole” tipico di Brunori.

Il tour, che ha già toccato alcuni tra i palchi più importanti d’Italia, e che proseguirà fino a settembre 2017, ha riscosso un successo incredibile portando il cantante a collezionare sold out. I concerti sono lunghi nella dimensione analogica, ma estremamente scorrevoli in quella psicologica. Le ore cantate si articolano tra temi seri, ballate d’amore e ritagli d’arte come con “Diego ed io” il pezzo che racconta la celebre storia d’amore tra i famosi artisti messicani Frida Kahlo e Diego Rivera. È un Dario nuovo quello che si affaccia ai 40 anni con le paure e le consapevolezze dell’età adulta. Un uomo impegnato in concerti che assumono la forma di riflessioni collettive che non hanno più voglia di essere troppo ironiche.

Impossibile, a questo punto, chiedersi il perché della ribalta di questo cosentino. Altrettanto impossibile non farsi trascinare nel suo mondo che come una sorta di rituale porta tante domande ma spurga anche di tante emozioni. Liberandole.

Perchè con Brunori, si sa: “La paura rimane, ma fa meno paura”.

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