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Sappiatelo: scrivo con un po’ di malinconia. Giusto per essere corretti. Massimo volume.
Posare l’accredito del Biografilm, dopo dieci giorni in cui l’hai portato perennemente al collo, non è certo una cosa facile. Due, tre, quattro film in un giorno, fino a quando sono gli occhi a chiedere un po’ di tregua, fino a quando la testa non chiede un time out tra una storia e l’altra. Ma a voler continuare a raccontarsi è la vita e con la vita non si può fare altro che sedersi ed ascoltare. Interviste, tavole rotonde, conferenze, incontri, eventi: nomi, volti, voci, occhi che si susseguono e mi regalano tempo e parole per leggere il mondo. E io, ragazzo di vent’anni e poco più, mi siedo e scrivo perché poco altro so fare se non imparare. Questo è il motivo per cui vado al Biografilm, questo è il motivo per cui continuerò a esserci, con o senza accredito.

Dei miei documentari del cuore di quest’anno ne ho già parlato, o comunque l’hanno fatto persone a me care: Shooting the mafia, Push e Vivere, che rischio. Qui di seguito metterò tre sceneggiati che hanno fatto breccia nella mia barriera da critico della mutua, li consiglio di tutto cuore.

Divino amor di Gabriel Mascaro (Uruguay, Danimarca, Norvegia, Cile, Brasile / 2019 / 101’)

Quel film come nessuno, quella sceneggiatura tra follia e genialità. Un Brasile dall’estetica cyberpunk è lo sfondo di una storia intrisa di contemporaneità, per quanto a farla da padrone siano gli antichi retaggi e le tradizioni, i riti e le cerimonie. Per capire se la pellicola di Mascaro sia o meno un capolavoro, penso dovremo attendere qualche anno. Io porto nel cuore il suo racconto, sempre pronto a inquietare e colpire, spiazzando lo spettatore scena dopo scena. Si parla di argomenti secolari come maternità e religione, passandoli però sotto i detector; ci si confessa e si chiede perdono, ma seduti sopra la propria auto come se stesse ordinando al McDrive. Oltre non si può dire, perché non è un film che si può raccontare. Come per tutti i bei film, bisogna guardare. Noi al Biografilm siamo stati fortunati.

Deux fils di Félix Moati (Francia, Belgio / 2018 / 90’)

In questo caso devo ammettere di non saper comandare il cuore e questa è una premessa non scontata. Ma non lo è nemmeno il primo film da regista del giovane Moati, ben conosciuto a Biografilm per il suo ruolo nell’esilarante Cherchez la femme: il suo Deux fils si impone allo spettatore nel suo essere intrinsecamente più che francese, è fino al midollo parigino. La semantica, i ruoli, l’estetica non possono essere compresi da chi non abbia mai respirato l’aria di Parigi, dal vivo o nei libri che la celebrano. I dialoghi sono arte scritta per la vita, senza la pretesa di poter spiegare né l’arte né la vita. Non è una pellicola per tutti, ma nonostante questo resta un film con una voce. A voi, poi, la scelta di ascoltarla.

Monos di Alejandro Landes (Colombia, Svezia, Germania, Paesi Bassi, Argentina / 2019 / 102’)

Qui invece possiamo tranquillamente gridare al capolavoro, cercato e trovato in questo Biografilm come una punta di razza cerca e trova il goal. Prendendo a piene mani dall’epocale Il signore delle mosche, Landes costruisce un film fenomenale in cui i diversi elementi si amalgamano in una sinfonia cinematografica che è in realtà un ponte tra La paranza dei bambini e Revenant, giusto per complicare ancora un po’ le cose. Le immagini sono degne di un documentario, ma sono solo lo sfondo per le interpretazioni attoriali di giovani attori di altissimo livello. E poi la musica, divina compagna della settima arte. Ma alla fine la vera protagonista, in tutta la sua voracità, è l’umanità, proprio quella che deriva dalle scimmie.

Queste sono tre perle che Biografilm mi ha regalato quest’anno, spero potranno impreziosire anche le vostre vite. Il mio accredito ora penzola assieme a tutti gli altri, ma io ho già smesso di guardarlo: un dvd nell’altra stanza con insistenza sta chiamando.

biografilm

PS. Il mio Biografilm Award? Divino amor, anche se è in portoghese.