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«Cos’è un francese se non un italiano di cattivo umore?» (Fabrice Luchini che cita Cocteau che intervista dio che intervista Andrea Romeo che intervista Luchini)
È finito il tour de force di Biografilm 2019. Restano le repliche per i più affezionati – o per i più impegnati di noi. Ho chiuso con un bilancio di sedici proiezioni seguite in totale, prediligendo i documentari e in particolare la sezione “Contemporary Lives. Un vero pagellino conterebbe sicuramente più promossi che bocciati, ma molte sufficienze risicate. Il rammarico, infatti, è che non si sia riusciti spesso a vedere il risultato di un lavoro di ricerca, indagine e reportage accurato e interessante che fosse in combinazione con una regia e delle scelte stilistiche che tengono viva e frizzante l’attenzione dello spettatore. Sono state vite contemporanee toccanti e problematiche, ma hanno rischiato di essere apprezzate solo da pochi addetti ai lavori.

 biografilm 2019

One Child Nation (USA / 2019 / 85′). Non si parte mai dal vincitore, ma per questo faccio un’eccezione. Premio della giuria internazionale per la sua sezione del festival. A meritarlo sono il lavoro e l’impegno di una donna americana di origini cinesi, che avrebbe potuto lasciarsi alle spalle il mondo da cui aveva avuto una via d’uscita e invece ci si è tuffata a bomba con un’inchiesta scomoda sul traffico dei bambini, la propaganda e altre questioni legate alla politica del figlio unico nella RPC (1978-2015). Soggetto ottimo – io da studente di oriente credevo di essere troppo di parte, ma gli esperti si sono rivelati d’accordo – buona la regia ad opera della protagonista stessa. Promossa anche la fotografia, non ai livelli di altri documentari a budget maggiore, ma più che adeguata in ogni caso.

Advocate (Canada, Israele, Svizzera / 2019 / 108′). Per compensare le lodi di One Child Nation. Quando ho letto che era in programma un’anticipata stampa per un documentario su una donna israeliana che da cinquant’anni difende i diritti degli arabi in tribunale mi sono detto che doveva essere sorprendente. Il soggetto è indubbiamente incredibile: potente, ricca di carattere, determinata e combattiva, una donna che porta avanti alcuni casi giudiziari in parallelo tra loro, presentati al pubblico dall’inizio alla sentenza, sempre persa. Il problema è che la regia non incalza, non scuote chi sta seduto in sala, non accompagna allo shock di alcuni racconti la giusta dose di pathos, facendo perdere più volte il filo, la concentrazione e a tratti anche la voglia di arrivare in fondo.

Push (Svezia / 2019 / 91′). Saskia Sassen sarebbe in grado di spiegare in modo efficace lo scoppio delle crisi petrolifere ad una classe delle elementari, senza parlare la loro lingua. Chiaramente non è una sfida per lei spiegare il motivo dell’aumento vertiginoso e diffuso dei prezzi degli affitti nelle città di tutto il mondo. È lei che spiega, insieme a Joseph Stiglitz e Roberto Saviano, in che cosa si è trasformato il fenomeno della gentrification, quali sono i volti nascosti dietro alla spietata speculazione di cui è vittima il mercato immobiliare. Tutto guidato dalle audaci e argute domande di Leilani Farah, inviato delle Nazioni Unite per la questione degli alloggi adeguati. Spunti interessanti e diverse rivelazioni agghiaccianti, per ricordare al resto del mondo che la stessa finanza che ha piegato l’economia ormi dieci anni fa è ancora là fuori e corre libera come prima, se non peggio. Ha solo cambiato nome e qualche volto.

Le menzioni d’onore vanno a Meeting Gorbachev, che avrei giudicato al pari di One Child Nation e al di sotto Push, e a Reconstructing Utoya. Il primo lo ritrovate raccontato in un altro mio articolo uscito la scorsa settimana. Il secondo regala uno spunto interessante ma difficile da interiorizzare riguardo l’attentato di un fondamentalista conservatore che ha provocato 77 morti in un giorno in Norvegia nel luglio 2011.

È stato un Biografilm 2019 che ha colpito nel segno, incentrato su riflessioni globali e attuali, che non possono mai prescindere dal contesto in cui sono inserite e vissute ma che rappresentano allo stesso tempo l’inquietante che può accadere in ogni angolo e ogni strada. Non ci resta che darci appuntamento all’anno prossimo. A nuovi premi, a una nuova madrina del Festival e a una nuova serie di vite da (farci) raccontare.

Buona visione.

(leggi anche: Biografilm 2019 – and the Oscar goes to…)