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La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Articolo 32 della Costituzione italiana

 

Una volta visto il film, sarà impossibile non innamorarsi di questo pezzo. Meglio prepararsi.

 

Appena i titoli di testa si concludono, una voce fuoricampo inizia ad elencare una serie di composti chimici dai nomi enigmatici. Minuto dopo minuto che la pellicola continua si comprende come queste sostanze dal nome ambiguo siano in realtà una costante presente nella nostra quotidianità e rappresentino un grosso rischio per la nostra salute, come già il titolo fa ben comprendere. Vivere, che rischio, dei bolognesi Alessandro Rossi e Michele Mellara, racconta della vita del dottor Cesare Maltoni (1930-2001), grande pioniere della ricerca sulle sostanze cancerogene e attivo protagonista della lotta contro il cancro. Una storia che parte dai banchi della facoltà di medicina dell’Università di Bologna, ma che dilaga ben presto in tutto il mondo, dagli Stati Uniti fino al Giappone.

Dopo un periodo di formazione all’estero, durante il quale comprese il ruolo significativo della prevenzione nella lotta contro i tumori, Maltoni tornò in Italia dove nel 1962 iniziò a lavorare nel Consultorio Oncologico Felice Addari di Bologna. Due anni dopo venne nominato primario dell’Istituto di Oncologia e nel 1965 diede l’avvio alla prima grande campagna di screening per i tumori al collo dell’utero. La campagna si rivelò un grande successo e accrebbe la fama del dott. Maltoni. Affascinato dal ricordo di un suo docente francese che svolgeva le sue ricerche in un castello, Maltoni iniziò a vagare assieme a Cesare Orlandi, presidente degli Ospedali di Bologna per la campagna emiliana alla ricerca di un luogo dove poter aprire un laboratorio di ricerca. Trovò quel che cercava a Bentivoglio, dove tutt’oggi sorge l’Istituto Ramazzini, nella splendida cornice del Castello voluto da Sante Bentivoglio nel XV secolo. Proprio in questa rocca ebbe inizio la battaglia del dott. Maltoni e della sua equipe contro le sostanze cancerogene. Gli studi condotti a Bentivoglio furono pioneristici nel campo della ricerca contro il cancro: venne dimostrato che il cloruro di vinile e l’amianto sono sostanze altamente cancerogene e tali scoperte smossero anche l’opinione internazionale, tant’è che si arrivò alla regolamentazione sul loro utilizzo e smaltimento. Questi studi, però, attirarono anche le prime antipatie degli industriali verso il dott. Maltoni. A partire dai primi anni Ottanta con la campagna di ricerca sul benzene queste antipatie si riversarono sul castello di Bentivoglio. Le grandi aziende petrolchimiche posero sotto assedio l’Istituto Ramazzini, assoldando ricercatori che confutassero i risultati ottenuti da Maltoni e la sua equipe. La risposta degli scienziati italiani non tardò ad arrivare e iniziarono a girare per tutto il mondo, partecipando e organizzando svariati convegni per divulgare i risultati da loro ottenuti e smascherare queste ricerche tendenziose.

Insomma, una brillantissima carriera. Ma accanto alla grande figura del ricercatore quel che ci viene offerto è anche un ritratto privato del dott. Maltoni, che colpisce per la sua tenerezza e per la sua caparbietà. Attraverso la lettura di alcune lettere e le testimonianze di alcuni amici e colleghi, il dott. Maltoni viene svestito dal camice del ricercatore e indossa i panni del vivere comune. Non mancano le riprese della sua abitazione personale, la villa a S. Lazzaro dove si spense in solitaria in una fredda giornata d’inverno. Dietro alla grandezza del ricercatore viene così svelato un uomo bisognoso d’amore e d’affetto, a volte sicuro della strada da tracciare e in altri momenti spaventato dalle sorti toccategli, soprattutto quando iniziò ad attirare l’odio dei grandi industriali. Credo che proprio per questo motivo Vivere che rischio centri in pieno l’obiettivo prefissato da Biografilm: dipingere una storia di vita così simile alla nostra in fatto di emozioni e sentimenti, ma che, attraverso la sua passione e il suo amore per l’uomo e per la scienza, è riuscita a cambiare le sorti dell’umanità.

Il film sarà in sala:
OGGI alle ore 19:00, Cinema Arlecchino
LUNEDI’ 17 alle ore 21:15, Cinema Teatro Galliera

Contributo esterno di Riccardo Malighetti