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Faccio una premessa, non sono un fan accanito dei Queen, li ho sempre ascoltati e apprezzati, ma diciamo che non ho consumato i loro dischi. Nonostante questo, il film è quello che spesso noi giovani definiamo come un “filmone” e adesso ve lo racconto.

La pellicola, se si analizza solo sotto l’aspetto tecnico c’è da dire che non è un granché. Può ovviamente sembrare una contraddizione rispetto a quanto detto sopra, ma il punto è che bisogna scegliere con quale ottica andarlo a vedere.

Non dico che la regia di Bryan Singer (I Soliti Sospetti e X Men), non sia all’altezza del fine ultimo del film , ma forse l’impostazione biografica lo spinge ad adottare uno stile semplice basato su due salti temporali che diventano l’asse su cui il film si struttura.

Questi due salti due salti temporali vedono Freddy Mercury (chi è diventato) e Farrokh Bulsara (chi era prima di diventare una star). Ed è proprio per questo che vi consiglio di andare oltre.

Il protagonista viene rappresentato immediatamente come la star che è riuscito a diventare, e poi viene messa in scena la parte di vita in cui egli non era nient’altro che un comune mortale con un sogno come ognuno di noi. In fondo lo spettatore vuole proprio questo, sapere che può farcela anche lui, che se ” lui è partito da meno di zero, ce la posso fare anche io “.

Ciò che veramente colpisce nel film, il punto di forza, è proprio lui Freddy, ed è con il suo punto di vista che il film deve essere visto. Con gli occhi di chi è un emarginato che dà voce agli emarginati, con gli occhi di chi ha un sogno e vuole inseguirlo, con gli occhi di chi è semplicemente un ragazzo e ha paura della solitudine, o non sa gestire le proprie emozioni, con gli occhi di chi sta cercando la propria strada o di chi magari quella strada l’ha già trovata da un pezzo, ora però non è più percorribile e non sa più dove andare.

È un film per tutti, dico davvero.

Il film, ci mostra come sia difficile crescere o meglio evolvere e allo stesso tempo cercare sé stessi e capire le proprie emozioni. Pone l’accento su come il coraggio nelle proprie scelte e una fede incrollabile nel proprio destino, possano essere la ricetta perfetta, tale da portare l’uomo a realizzare ciò che va ben oltre gli ostacoli della vita, le barriere sociali, i disordini interiori, ma anche, il più delle volte messa da parte, la responsabilità verso chi ci vuole bene.

Bohemian Rhapsody ci fa capire come si possano mescolare disgusto e vergona con fiducia ed entusiasmo e nonostante le delusioni e le illusioni, tutto possa apparire meraviglioso anche se incomprensibile. Come fare la storia davanti a 75 mila persone e cantare come mai fatto prima, con maestosità, certo della tua condanna a morte.

Freddy l’ha capito: il percorso è lungo e incerto, ma nei momenti di crisi, basta ricordarsi delle proprie radici, da dove abbiamo iniziato il nostro cammino, con chi, ma soprattutto grazie a chi.

Buoni pensieri. Buone parole. Buone azioni.

Dove e quando vederlo