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Da non perdere questo pezzo di Troye Sivan, colonna sonora del film scritta da uno dei suoi interpreti. Perfetta.

Io non odio mio padre, io odio lei.

Sono molti gli elementi che si possono mettere in gioco parlando di un film come Boy Erased – Vite Cancellate. La cosa più difficile sicuramente è indirizzare il discorso in modo chiaro, senza incazzarsi.

Ecco, non incazzarsi è davvero arduo ripensando alle immagini, alle parole e ai silenzi susseguitesi in un’ora e quarantacinque di grande cinema. È quello che succede quando si ha a che fare con film scomodi, è quello che succede quando sullo schermo viene proiettata la realtà. Perché noi, persone vagamente secolarizzate cresciute in contesti perlopiù liberi, vorremmo fare del bigottismo e del fondamentalismo quello che Denzel Washington dice si vorrebbe fare all’AIDS in Philadelphia, ovvero cacciarlo il più lontano possibile dalle nostre case e dalle nostre aule per poter continuare a immaginare un mondo accompagnati dalle pagine di Hemingway, Camus, Balzac, Brecht o Wilde. Non è così però la realtà, o almeno non lo è per tutti e già solo pensare che mentre scrivo dal mio appartamento a Bologna ci sia qualcuno nel mondo (gay, lesbica o anche semplicemente un poco effemminato) che sta subendo quello che ha subito, o anche peggio, Garrard Conley (intervista), autore del libro non-fiction da cui è tratto il film, in Italia edito da Black Coffee e disponibile in tutte le librerie, è quell’elemento inquietante che rischia davvero di farmi incazzare. Ma andiamo con calma, per punti.

 

Volti

Questa voce luccica, perché la caratura degli attori sullo schermo è di livello altissimo. Il protagonista è Lucas Hedges, attore ventiduenne di cui vi ho già parlato per l’interpretazione in Ben is back e nel quale curriculum si trovano pellicole stupende come Manchester by the sea, Tre manifesti fuori Ebbing,Missouri Grand Budapest Hotel. Si conferma un potenziale nuovo Di Caprio per quanto mi riguarda (lo so, affermazione forte!), anche se molto dipenderà da come continuerà a selezionare le produzioni in cui esprimere questo suo talento puro. Nella parte dei genitori troviamo un Russel Crowe in splendida forma (anche se solo dal punto di vista della recitazione) e una Nicole Kidman al suo solito impeccabile e profonda. Oltre a loro tre, questo film, sostenuto in larga parte dalle capacità recitative dei suoi interpreti, è impreziosito dalla presenza in scena di vere e proprie sorprese, ovviamente gradevolissime. Sto parlando delle interpretazioni del regista Xavier Dolan, di Michael Flea Balzary (bassista dei Red Hot Chili Peppers), del cantante Troye Sivan e di Joel Edgerton (Tom Buchanan ne Il Grande Gatsby). Quest’ultimo, per altro, anche regista del film. Bravo davvero.

 

Spazi

Arkansas, profonda America, quella che vota repubblicano e nelle scuole non insegna “ciò che è accettato dal 97% della comunità scientifica” (citazione dal libro), quell’America creazionista composta come un patchwork di confessioni religiose differenti, ma tendenzialmente unite nello spirito fortemente conservatore. Sono stereotipi? Forse qualcuno sì, ma a parlare chiaro sono i dati. Si conta che almeno 700 mila persone LGBTQ siano state sottoposte a trattamenti di conversione come quelli descritti nel libro, ovvero siano stati messi in queste “case di cura” in cui si può ambire a diventare un ex-gay per tornare ad avere una vita normale. Queste istituzioni sono molto presenti negli USA, in quanto accettate da 36 stati su 50. Avete letto bene, tutto: 700 mila persone, sono negli Stati Uniti. Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione che l’autoproclamatasi patria della democrazia e della libertà ha decisamente qualche problema, siamo di fronte all’amara visione della non accettazione della libertà ad amare in modo libero, ovvero a quel crimine sempre facile da coprire con le strutture della cultura e della religione.

 

Parole

I personaggi del film parlano spesso con Dio, ma molto poco con le persone. Si fa affidamento alle parole di Gesù Cristo, ma non si ascoltano mogli o figli e chi vive al proprio cospetto. O meglio, li si ascoltano finché dicono ciò che ci si vuole sentir dire. Boy Erased, parlando della violenza nei confronti di giovani la quale unica colpa è essere attratti da persone dello stesso sesso, racconta anche di un problema riscontrabile a tantissimi livelli della società e in qualsiasi contesto culturale: la verità data. Scatole chiuse, strutture rigide in cui il mondo di una persona prende forma e significato, incasellamenti. Lo scontro con questo approccio alla realtà, l’incomprensibilità del dogma agli occhi di una mente libera, mi ha ricordato il finale del bellissimo film Il fondamentalista riluttante (USA, India, Pakistan – 2012), quando Changez riscopre insopportabile la continua classificazione. Normale-anormale, giusto-sbagliato, naturale-innaturale sono solo etichette riempite di senso da fondamentali accettati senza l’ausilio del buon senso, quegli stessi fondamentali capaci di trasformarsi in qualcosa di così oscuro da renderne ardua la visione.

Una madre lo sa quando una cosa è sbagliata.

Questo è un film che deve essere visto, soprattutto da coloro che non desiderano vederlo. Sono proprio i vati della vita a dover essere messi sulla poltrona per porli dirimpetto a ciò che è, perché è ciò che accade. Il fatto che io sia andato a vederlo e ne stia parlando non conta poi molto, perché io sono io e queste cose per quanto mi riguarda hanno già un carattere scontato. Sono quelli incapaci di mettersi in gioco a dover leggere di tali realtà, sono i fascisti o i cattoliconi della domenica a dover imparare l’umiltà del non credere di essere sempre dal lato della ragione, solo perché sostenuti da ciò che dalla ragione è più lontano: quel Dio con cui si danno forza e giustificano la loro cattiveria o indifferenza, il loro egocentrismo e la tanto pericolosa ignoranza. Gay e Dio sono due parole, molto brevi, entrambe formate da 3 lettere. Solo una di queste, però, nel tempo ha mostrato in modo marcato e continuo squarci vita che avremmo preferito non vedere: stupri, pedofilia, dogmatismo, violenze e guerre. Decidete voi quale e provate a pensare a chi davvero credete meriti di essere curato. Anzi, debellato, come un virus.

Alla fine Boy Erased è riuscito a farmi incazzare, chiedo scusa. Ma francamente, mi auguro faccia incazzare anche voi. Non perdetevelo.

In programmazione al Cinema Chaplin di Bologna in Piazza di Porta Saragozza 5