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dalla nostra inviata a Camogli

Abbiamo tutti quell’amico che, alle ore più improbabili del giorno o della notte, ti inoltra canzoni, album e playlist. In questo caso è toccato proprio a lui: Murubutu.

Avevo ascoltato in modo superficiale solo “Grecale” e “Scirocco”, finendo per tagliare corto riconoscendo che, oggettivamente, i testi fossero più profondi e interessanti di quanto pensassi. Il caso ha voluto che Alessio Mariani, in arte appunto “Murubutu”, fosse ospite al Festival della Comunicazione di Camogli e che dalla redazione della Radio mi consigliassero di vederlo in live. Un’occasione per approfondire la conoscenza.
Dopo il concerto, posso affermare di aver avuto l’opportunità di ascoltare un rapper decisamente atipico. Scopro fin da subito il perché: nella vita di tutti i giorni è una persona normalissima, addirittura un professore di filosofia in un liceo di Reggio Emilia. Ad un occhio esterno sembrerebbe impossibile combinare due aspetti così diversi, eppure lui ci riesce e anche bene. Si definisce un insegnante “tradizionale”, ma non riesco proprio a immaginarmelo, perché visualizzo soltanto o la figura del classico rapper con le catene d’oro, o il mio professore di filosofia del liceo, nonché lo stereotipo perfetto: non ci sono vie di mezzo. Una cosa comunque è certa: sa come interagire con i ragazzi e la folla in fermento ne è stata la prova.

“Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli” è il titolo dell’ultimo album dell’artista emiliano che, come sempre, costituisce una vera e propria raccolta di racconti brevi messi in musica. Si rifà alla letteratura, alla storia e alla filosofia, a lui così familiari, inserendo temi altissimi all’interno di un genere che solitamente si occupa di tutt’altro e costituendo un esempio meraviglioso di storytelling.

Torno a casa e aggiungo Murubutu tra gli artisti seguiti di Spotify, decisamente il risultato migliore per un artista emergente.