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CASTELFRANCO BLUES FESTIVAL 2019

La madre della musica moderna mondiale, il blues, quella che viene definita “la musica del diavolo”, per i suoi ritmi forsennati, ha giocato anche quest’anno un ruolo da protagonista in questa calda estate emiliana.

Partendo dal blues di New Orleans rappresentato dai Bayou Moonshiners ed Andy J. Forest, si è passati ad un blues rurale colorato di country con Davide Speranza e Francesco Garolfi, per poi concludere con il ruggente rock-funky di Ana Popovic che  assieme alla sua band ha  infiammato il palco del teatro Dadà di Castelfranco, riscaldando i bollenti spiriti.

Questo è il meraviglioso scenario che abbiamo ritrovato questo weekend.

Questo e molto altro al Castelfranco Blues Festival 2019, la rassegna dedicata alla musica d’oltreoceano promossa dall’amministrazione comunale della città di Castelfranco Emilia in collaborazione con Fedro Cooperativa Sociale ONLUS, che anche quest’anno il 21 e il 22 giugno  all’interno della splendida cornice di Piazza Garibaldi è tornata in un esplosione di musica e colori a deliziare i suoi cittadini.

Io e Camilla attraverso tanta musica live e le interviste ad i grandi ospiti del festival, vi faremo respirare l’energico clima delle due serate emiliane, indagando sul lavoro dei musicisti e riscoprendo le mille sfaccettature di questo genere. Partendo dagli aspetti più tecnici sulla nascita del festival assieme a Guido Poppi, arriveremo a parlare dei vari strumenti antesignani del blues con Andy J. Forest, per poi scoprire i segreti dell’armonica con Davide Speranza ed esplorare la dimensione creativa di un cantautore e di un musicista con Francesco Garolfi e Buthel Burns (bassista della band di Ana Popovic).

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Dove le parole non arrivano, la musica parla”.  Lo affermava Beethoven, niente di più vero.

Scrivere di musica l’ho sempre trovato complicato. Come descrivere la pelle d’oca per un assolo di chitarra? il corpo che cede al beat di una batteria e inizia a dimenarsi con balli improbabili? La sensazione di calore che trasmettono il suono di un’ armonica e di un sax? Ma se scrivere di musica può risultare complesso,  certamente  organizzare un festival  di musica blues che da sedici anni riesce ad ospitare gli artisti più affermati del genere, non è un lavoro facile.

Eppure è quello che Guido Poppi, direttore artistico e fondatore del Castelfranco Blues Festival, è riuscito a fare: «cerchiamo di aggiungere una gemma in più ogni anno, per arricchire e rendere il festival di anno in anno sempre più  completo. […] Una grande novità di quest’anno è la masterclass tenuta da Davide Speranza e Claudio de Simone, endorser della  Honer», ci racconta ai microfoni di Radio 1088. Un iniziativa, quella di Guido, nata da un giovane studente universitario appassionato della musica blues. Tanta la fatica e tante le difficoltà, ma se da sedici anni questo festival riesce sempre a dare il meglio di sé  riempiendo le piazze della città, non si può che dargliene merito.

Castelfranco Blues Festival

Venerdì i Bayou Moonshiners, con la loro energia e il loro stile ineguagliabile, hanno aperto la prima serata seguiti da Andy J. Forest, armonicista, attore, pittore e artista a tutto tondo americano, che direttamente da New Orleans ci ha trasportato attraverso la sua musica laddove il blues ha origine. E allora via in giro per la Louisiana, il Missisippi, fra le città di Memphis, Detroit…e ovviamente Chicago: «io ragazzi non sono mai stato a Chicago, quindi non posso cantare Sweet home Chicago, ma sarò onesto e canterò Never been to Chicago»

Comincia così la prima esibizione di Andy J. Forest, che con tanta simpatia ha chiuso la serata di venerdì non senza aver prima duettato a suon di armonica e washboarding  assieme ai Bayou Moonshiners.

Castelfranco Blues Festival

Sabato il concerto ha aperto con una collaborazione inedita fra due grandi musicisti: Davide Speranza e Francesco Garolfi, che attraverso un intreccio di armonica e chitarra, uniti ad un canto evocativo con cambi di atmosfera, che divertono e commuovono, ci hanno cullato  in un intimo concerto dalle sonorità country. A chiudere il festival è stata l’attesissima Ana Popovic, virtuosa chitarrista serba, definita anche da Bruce Springsteen “un diavolo di chitarrista”. Ana, col suo sound funky-rock, ha investito la sala di un energia incontenibile che non poteva che portare alla danza frenetica generale.

Noi musicisti un po’ beoni, un poco artisti
compagnoni e nati tristi
sempre afflitti dal denaro
perché la roba costa caro
ma l’arte è cosa sacra e seria da salvar
per cento sacchi alla serata
facciamo una vita sregolata
ma il grande mito ci ha fregato
che sei un eroe se sei suonato

 

ARTICOLO DI ILEANA CASELLI