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di Lorenzo Orsini

Eppur si muove: l’Europa è pronta a dialogare con Albania e Macedonia del Nord. L’argomento sul tavolo sarà l’ingresso delle due repubbliche balcaniche all’interno degli stati membri dell’Unione Europea. I discorsi preliminari hanno portato i Paesi europei all’accordo: possono dunque iniziare le trattative ufficiali con le due candidate (rispettivamente dal 2014 e nel 2004). L’inizio di queste discussioni non si traduce in un ingresso certo dei due nell’UE: si pensi a Turchia e Serbia, in trattativa dal 2005 e dal 2014, ma lontane – lontanissima la prima –  da una reale possibilità di diventare membri.

Sono finiti i tempi del lontano Est: paesi grigi e cementati logorati da povertà e post-sovietismi oggi lasciano il proprio ricordo solo nelle periferie delle capitali. I Balcani erano per antonomasia la ‘polveriera’ d’Europa: troppe etnie, troppe nazioni e troppi confini. Dopo le orribili guerre che hanno incendiato le terre da Zagabria a Sarajevo, diverse nazioni si sono avvicinate a piccoli passi verso l’occidente. Con la caduta dell’acefala Jugoslavia, è venuto meno anche il desiderio federale. Numerose entità statali hanno rievocato nazionalismi da tempo insabbiati. Ma oggi, di nuovo e come in un ciclo, i nazionalismi si riassopiscono per portare gli Stati balcanici dentro un progetto comunitario: Croazia e Slovenia già sono entrate a far parte dei 27 stati europei. Oggi, sembra il turno di Albania e Macedonia del Nord.

Veduta di Skopje, capitale della Macedonia del Nord

Da anni Albania e Macedonia del Nord sistemano i propri fatti interni per poter riuscire a parlare con l’Unione Europea: sono tantissime, però, le diffidenze nei confronti dei Paesi dell’est che vanno orbitando intorno all’UE. I veti congiunti di Francia, Danimarca e Olanda hanno rimandato a lungo ogni discorso, fino alla fresca apertura della Commissione: la ragione di questi dubbi era, ed è ancora, la tenuta etica e politica dell’UE di fronte a nazioni che spesso dimostrano di entrare nel meccanismo europeo principalmente per sole ragioni economiche. L’Ungheria è diventata uno dei principali fallimenti del sistema; la Polonia è in ascesa economica vertiginosa, ma condotta da un regime semi-autoritario. Dove sono finiti, si chiedono i Paesi più titubanti, gli impegni politici cui le nazioni devono ottemperare per poter essere membri dell’Unione?  

La soddisfazione per le trattative sembra però reciproca: da un lato la presidente della Commissione Von Der Leyen esulta per l’«eccellente notizia per i Balcani»; dall’altra Albania e Macedonia del Nord (che per ottenere questo dialogo ha pure dovuto cambiare nome nel 2018 per evitare il veto perpetuo della Grecia) sono fiduciose e guardano alla repentina crescita economica di Slovenia, Croazia, Ungheria e Polonia come un esempio di progresso economico da seguire. Ma la strada è lunga, lunghissima, e gli umori a Ovest sono tutto fuorché unanimi.

Proteste a Tirana contro le riforme giudiziarie del governo di Edi Rama, fortemente volute dall’UE per combattere la corruzione ma violentemente criticate dalle opposizioni come dittatoriali e censorie

«Non funziona per 27 stati, perché dovrebbe farlo per 32 o 33?». Emmanuel Macron parlava così qualche mese fa dell’UE, definendo l’allargamento dei confini europei come «una soap opera senza fine». La sua idea sembra ad oggi mutata. Vero ago della bilancia nella fazione obiettrice, la Francia ha smesso – almeno per ora – di resistere alle trattative. D’altro canto, sia i Paesi candidati sia quelli che più propendono verso l’‘apertura’ dei confini vogliono mettere un’altra volta alla prova l’Europa e la sua promessa di futuro, sicuri della sua tenuta. Non tutti però vogliono guardare verso «nuovi orizzonti» e a qualcuno non piacciono troppo neanche quelli che già ci sono. Le ultime adesioni hanno creato falle economiche e politiche nel sistema, è innegabile: quanto ancora i paesi del Nord Europa saranno condizionati da questo pensiero? Intanto, dall’altra parte c’è chi vuole dare nuova linfa all’UE, e chi questa linfa è pronta a riceverla. In Albania e Macedonia del Nord si cerca faticosamente di attenersi ai dettami europei, ma questo scatena ire sociali e difficoltà in ogni livello della società. La strada pare segnata, ma se anche Macron ha cambiato idea … allora forse tutto è possibile.