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Chernobyl, l’incidente e la serie tv

E’ il 26 Aprile del 1986 quando una violenta esplosione paragonabile alla detonazione di un centinaio di bombe da mortaio scuote la notte e sveglia bruscamente gli abitanti della città vicina di Pryp’jat’ e di Chernobyl,in Ucraina. Il mondo non sarà mai più lo stesso.

La miniserie Chernobyl andata in onda quest’anno è già diventata un cult fra appassionati e non per l’accuratissima rappresentazione reale dei fatti, delle emozioni provate e soprattutto dell’ignoranza che serpeggiava fra gli sfortunati protagonisti del più grave incidente della storia moderna.

Mi piace pensare che questo che sto scrivendo sia più conforme come categoria ad una recensione che ad un articolo e come tali avverto i lettori che contiene eventuali rivelazioni sulla trama di questa serie televisiva che più di tutte ha saputo far pensare e riflettere il mondo intero.

La particolarità di Chernobyl (in alfabeto latino) è senza dubbio la veridicità dei fatti e l’assoluta fedeltà degli ambienti, dei personaggi, delle azioni compiute dai protagonisti.

Anche se il vero protagonista è un certo Valerij Alekseevic Legasov, fisico nucleare vicedirettore dell’istituto dell’energia atomica Kurchatov, quasi tutta la seria infatti è svolta dal suo punto di vista e dalle sue decisioni prese per arginare il disastro.

Durante lo svolgimento delle puntate infatti è inevitabile che salti all’attenzione l’assoluta ignoranza e oscurantismo che riguarda tutta la popolazione di Pryp”yat’ sulle radiazioni e l’energia nucleare in genere, e probabilmente è proprio su questo punto che l’ideatore della serie Craig Mazin voleva focalizzarsi.

Ma partiamo dal principio.

Chernobyl esplosione

Chernobyl: storia dell’incidente

L’incidente di Chernobyl è stata una rivelazione tanto politica quanto accademica su molti punti che si pensava allora si potessero controllare e addirittura nascondere alla popolazione, senza neanche dover menzionare di nuovo il pericolo delle radiazioni e cosa esse comportano.

La centrale nucleare di Chernobyl era più che una semplice fabbrica di energia elettrica ad uso civile e distributore di plutonio all’industria bellica sovietica: era anche un luogo dove eseguire test, spacciandoli per prove di sicurezza, per produrre più gigawatt di corrente usando metodi alternativi meno dispendiosi.

Il giorno dell’incidente alcuni ingegneri della centrale decisero di provare a verificare un’ipotesi azzardata, se era possibile in assenza di alimentazione esterna che la turbina accoppiata all’alternatore potesse continuare a produrre energia elettrica sfruttando l’inerzia del gruppo turbo-alternatore. In parole semplici, continuare ad alimentare le pompe di circolazione che producono vapore, energia termica quindi convertita in energia elettrica, senza l’intervento diretto di motori. Produrre di più consumando di meno.

Furono molteplici i fattori che provocarono l’esplosione: il principale, insieme allo spegnimento delle misure di sicurezza, fu che il refrigerante in quei tipi di reattori, costruiti tra l’altro con scarti di metallo e rottami di apparecchiature civili sovietiche, può produrre bolle di vapore che invece di raffreddare incrementano la fusione nucleare del nocciolo, portandolo a picchi di calore vicini a quelli della corona solare della nostra stella.

Questo apice di temperatura è arrivato a scindere gli atomi di idrogeno e ossigeno nell’acqua dei condotti che a contatto con la grafite, combustibile che rivestiva i reattori, ha dato il via libera all’incendio innescatosi subito dopo.

Le conseguenze

Da questo punto in poi nascono le problematiche.
Viene chiamato il già citato Valerij per risolvere la situazione, mentre alla popolazione delle città vicine il tutto veniva spacciato per un semplice incendio. Troppo tardi si capì che quelle cascate di acqua che i pompieri riversavano ogni ora sul nocciolo incandescente stavano liberando nell’atmosfera miliardi di centimetri cubi di vapore radioattivo. Mentre i cittadini ignari, assorbivano radiazioni e respiravano veleno.

La miniserie si svolge attorno anche al muro di silenzio politico che l’allora Mikhail Gorbachev, presidente sovietico e i suoi collaboratori innalzarono per non far screditare la potenza dell’Unione Sovietica dinnanzi al mondo intero minimizzando la più grande catastrofe nucleare.

L’inconsapevolezza della gravità della situazione dinnanzi alle radiazioni saltò fuori quando nei giorni successivi all’esplosione del reattore i tecnici nucleari e i pompieri chiamati a spegnere l’incendio iniziarono a morire da avvelenamento da radiazioni, il tutto rappresentato come solo la cruda realtà può trasmettere.

Una volta sul posto Valerij Legasov, non sa come comportarsi, e insieme a Boris Shcherbina, capo dell’ufficio per la combustione e l’energia intanto ordinano un’evacuazione dei 50 mila abitanti. Un’evacuazione improvvisa, rapida e bisogna dire efficiente che ha minimizzato, per quanto leggermente, il numero di vittime che le radiazioni avrebbero comportato. Spesso viene mostrato il punto di vista dei civili che scettici non sapevano come comportarsi o ignoravano quel nemico che non si poteva ne vedere ne sentire. E’ incredibile sempre poi lo scetticismo che molti tecnici nucleari riservano al fisico Legasov, persino lo stesso Boris che dovrebbe supportarlo lo disprezza ed è palpabile la tensione nell’aria dell’allora Unione Sovietica, dove ognuno è rimpiazzabile e basta una sola parola sbagliata per farti trovare davanti ad un plotone di esecuzione.

Intanto, viene calcolata che la potenza radioattiva della zona nella centrale è 400 volte superiore a quella delle due bombe atomiche rilasciate sul Giappone nel secondo conflitto mondiale.

I quattro reattori della centrale nucleare hanno raggiunto un livello di radiazioni impensabile grazie anche alla grafite volatile dei rivestimenti che continua a bruciare, che oscilla da 5000 a 30 mila Roentgen (R ) unità di misura. Ancora l’omertà e la paura si insinuano nei tecnici nucleari dove i loro contatori Geiger, apparecchi per rilevare le radiazioni circostanti, misurano massimo 3,2 Roentgen, che a parer loro sono come una lastra di radiografie al torace, innocue quindi.

Ci vuole la caparbietà e l’audacia dell’andare contro il partito e il silenzio dei colleghi di Valerij Legasov per smentirli, affermando che 3,2 R è il limite massimo raggiunto da quei contatori Geiger perché obsoleti, e che 3,2 R sono come quattro radiografie al torace e che il reattore principale ne ha raggiunti 33 mila, cioè che un uomo con una tuta radioattiva può resistere non più di un minuto esposto a quella dose massiccia di radiazioni. Così penetrante che nemmeno dei robot telecomandati potrebbero passare perché gli si friggerebbero i circuiti.

Del resto sia il protagonista Legasov che Boris comprendono presto che essendo vicini al luogo dell’incidente avranno non più di cinque anni di vita prima che insorgano tumori e metastasi.

Conseguenze malato chernobyl

I problemi sorgono uno dietro l’altro e credetemi se posso affermare con sicurezza che abbiamo rischiato veramente un olocausto nucleare, che solo grazie a manipolo di persone, Valerij e Boris questo non si è verificato.

Ma l’Unione Sovietica si è mostrata troppo debole dopo questo incidente e Legasov ha mostrato tutti i difetti e le noncuranze di una nazione che doveva essere solida, la più forte.

La realtà è che i reattori sovietici erano costruiti in maniera economia, costava meno, con raffreddamento ad acqua senza strutture di contenimento adatte come quelle occidentali. Agli occhi del partito Legasov è un personaggio scomodo e la sua utilità è cessata, la Madre Russia non ha bisogno di eroi. Ci fu una commissione e colui che ha salvato l’Europa e il proprio paese viene allontanato dal suo lavoro, dai suoi meriti. Ancora una volta la serie televisiva mostra la spietatezza di una nazione che aveva perso la faccia, fredda e implacabile davanti ad un incidente di dimensioni enormi, incapace sul momento di agire e solo prendendo atto di ciò che erano e di ciò che avevano fatto per arrivare a quel punto per poter fare effettivamente qualcosa.

Epilogo: Chernobyl oggi

Ancora oggi la Russia afferma che non ci sono state più di 30 vittime mentre le stime parlano di 60 milioni nei successivi 40 anni per i tumori sviluppatisi in seguito all’esposizione delle radiazioni.

Su Chernobyl è stato costruito in seguito un sarcofago di cemento per contenere le radiazioni e il suo suolo non sarà calpestabile per almeno altri 10 mila anni. Pryp”yat’ è diventata una meta del turismo estremo e le persone pagano per vedere luoghi dove la morte è dietro ogni angolo, una città che resterà fantasma.

Questo incidente per quanto grave e terribile è servito al mondo per rendersi conto della reale attenzione che l’energia nucleare merita e quanto potenziale distruttivo possiede se mal gestita.

Ma si spera che la frase sempre tristemente odierna non debba essere di nuovo usata “Chi non impara dalla storia è destinato a ripetersi”.

 

Articolo a cura di Federico Chiari