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Lo dico subito, senza remore: sto recensendo un film da 10 e lode.

Capito bene? Non un film “bello”, non un film “interessante” o “brillante”, ma una pellicola da 10. Con lode.

E sarò sincero, è quasi più difficile scrivere di film di questo tipo, in fondo, cosa potrei mai aggiungere io a quanto già detto dall’opera? Ryszard Kapuscinsk, giornalista polacco su cui il film è incentrato, si diceva affascinato dal concetto angolano di confusão, in quanto ben esplicativo delle situazioni entro le quali soleva trovarsi. In questo momento, è anche rappresentativo del mio ordine mentale.

Another day of life (Germania, Polonia, Belgio, Spagna, Ungheria / 2018) di Raul de la Fuente e Damina Nenowinizia proprio con questo concetto e ponendo in esso le sue radici si sviluppa magnificamente. E’ stata utilizzata la peculiare forma del film d’animazione per mettere in scena l’esperienza del reporter polacco nell’Angola del 1975, durante la soffocante guerra civile dal respiro internazionale. La base della sceneggiatura è l’omonimo libro di Kapuscinski, arricchito dalle testimonianze dei personaggi citati dallo stesso autore. Si noti quindi quante metodologie diverse di racconto sono contemplate: film d’animazione, documentario, reportage e intervista. Anche la musica qui gioca un ruolo fondamentale, è una presenza continua durante tutta la narrazione. La base poi, essendo data da un libro, è la letteratura, impreziosita però sia prima sia dopo dalla vena intrinsecamente giornalistica con la quale il protagonista affronta ogni vicissitudine, senza tralasciare alcune questioni deontologiche e di buon senso, delle volte scogli e delle volte ancore del lavoro del reporter. D’altronde se il giornalismo constasse di sole certezze e di comportamenti dati, non sarebbe per nulla diverso ad una religione e per quella già bastano e avanzano i preti. Il giornalista ha fame, è implacabile quando vuole conoscere i fatti e raccontarli. Il giornalista è indomabile quando sa di avere una domanda da porre. Il giornalista è memorabile quando, attraverso la sua penna, delle persone guadagnano il privilegio di non essere dimenticate. Nel caso di Kapiscinski si chiamava Carlota, ma quanti Peter, Mike, Miranda, Roberto, Anna o Pedro sono divenuti immortali perché osservati dall’occhio e descritti dalla mano di un bravo reporter? Per fortuna, questo numero non è calcolabile e di giorno in giorno si aggiorna e si ingrandisce. Anche questo aspetto è raccontato in Another day of life, così come viene raccontata la guerra, la vita, le speranze e i sogni, il potere, la paura e la già citata confusão. C’è tutto, tranne la fine. Non preoccupatevi: non è uno spoiler.

Credo non ci sia finale perché in storie come queste è impossibile porre un punto fermo, voltare pagina e iniziare una nuova storia, come se quella prima non avesse più niente da dire. Questo film non può avere un finale perché il finale non è un carattere del giornalismo, questo film non può avere un finale perché è la realtà della vita che non può averlo. O almeno, questo è quello che da sempre speriamo.

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Altri da non perdere in questo #Biografilm2018 (oltre a quelli già recensiti):

  • Shut up and play the piano di Phillip Jedicke (Germania, Regno Unito / 2018), documentario sulla carriere del “genio della musica” Chilly Gonzales, nome d’arte di Jason Charles Beck. Quest’opera è un ottovolante in cui la musica trascina lo spettatore tra giri della morte sostenuti da barre rap, avvitamenti da batteria punk e il senso del volo del piano solo. E’ una vera meraviglia, un tributo ad un artista tanto eccentrico quanto geniale. O meglio, un tributo ad un intrattenitore in grado “di far l’amore” col suo pubblico. Questo film non è solo per i fan di Gonzo, è anche e soprattutto un dipinto per chi mai ha avuto il privilegio di veder ondeggiare una vestaglia sul palco della Filarmonica. Chapeau.

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  • Le Brio di Yvan Attal (Francia / 2017), film pupillo del direttore artistico di questa edizione del festival. Le Brio si presenta come una pellicola inserita all’interno della nuova moda del cinema francese di porre al centro il mondo delle banlieue, qui però poste in dialogo con il centro culturale de le grand Paris. Neila Salah (interpretata dalla madrina di Biografilm 2018 Camelia Giordana) prende la metro al capolinea della 8, dove a dominare sono i palazzoni e il grigiore, per arrivare fino in cima alla collina del Pantheon, dove ha sede l’Université Paris II, non lontano dalla Sorbona ma anche a un passo dal altolocato quartiere di Saint-Germain-des-Prés. Potremmo dire poli opposti del mondo, così come sono all’opposto il professor Mazard e Neila. “Parli mettendo in bocca questa penna. Non si preoccupi, è halal”: questa è una frase rappresentativa del primo, sempre pronto alle battute taglienti e ai commenti sagaci, per quanto delle volte al limite o oltre il limite dell’accettabilità sociale, questo almeno in un mondo civile. La seconda invece si presenta come una confusa ragazza delle banlieue, apparentemente decisa a confermare gli stereotipi che persone come il suo professore sono pronte a utilizzare. A unirli una gara di retorica.

Biografilm presenta questo film in anteprima italiana. Merita.

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Tutti questi film sono ancora in programmazione a Bologna. Luoghi e orari sono consultabili qui.