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ITALIA: TUTTO A POS

Domenica 27 ottobre è entrato ufficialmente in vigore il decreto fiscale di cui si è tanto discusso, quello che darà il via alla cosiddetta “manovra 2020”. Nonostante la pubblicazione in Gazzetta sia avvenuta sabato, dopo l’approvazione del Quirinale, la maggior parte degli effetti di tale riforma saranno comunque attuabili soltanto dall’anno prossimo essendo ancora in attesa del Documento di Economia e Finanza. Ne è un esempio la limitazione dell’uso del contante, che scenderà da una soglia di 3.000 a 2.000, fino ad arrivare al tetto massimo dei 1.000 euro cash previsto per l’1 gennaio 2022. Questa però costituisce solo una delle tante misure previste al fine di ridurre il più possibile l’evasione fiscale, passando da provvedimenti più canonici ad altri decisamente più originali. Tra i primi si prevede un abbassamento delle soglie che fanno scattare il carcere per gli evasori e un aumento degli anni di detenzione. E’ prevista poi la confisca, anche di quote societarie, per le società che non versano le imposte dovute. Tra i secondi invece spicca la “lotteria degli scontrini”, destinata a chi paga con carta di credito, a cui sono stati riservati 45 milioni di premi e fino ad un milione di euro per una sola vincita. Non mancheranno poi le sanzioni, a partire da 500 euro, per i commercianti che si rifiuteranno di mettere il codice fiscale nei tagliandi di pagamento (necessario ai fini dell’inserimento nell’estrazione). Inoltre sarà di €30, più il 4% del valore dell’acquisto, la nuova multa per chi non accetta le carte di pagamento. Notevole infatti l’incentivo proposto dal governo Conte all’utilizzo delle carte di pagamento: per i piccoli commercianti si prospetta da luglio un credito d’imposta del 30 per cento sulle commissioni pagate per i pos.

Dal 2020 i dati delle fatture elettroniche potranno essere usati dalle autorità in vari campi, quindi non solo ai fini dei controlli fiscali, ma anche per indagini di polizia economico-finanziaria. Anche se, per contro, scomparirà la figura dell’agente sotto copertura per contrastare i reati fiscali. In più, i dati saranno conservati da Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza per otto anni: anche il termine di conservazione viene inasprito, se si tiene conto che i termini ordinari di prescrizione vanno dai 5 ai 7 anni. Alla lotta all’evasione saranno destinati circa 3 miliardi di euro, all’interno di un decreto fiscale già di per sé piuttosto dispendioso che si aggirerà sui 29 miliardi nel suo complesso.

Come previsto arriva invece una riduzione del secondo acconto di Irpef-Irap-Ires dalle dichiarazioni per le partite Iva, che applicano gli Isa (gli indici che hanno sostituito gli studi di settore), che da sola sposta 1,5 miliardi dal 2019 al saldo del 2020. La compensazione avverrà con un taglio alla spesa dei ministeri per 3 miliardi già da quest’anno.

Il punto più criticato fra i 60 complessivi che costituiscono questo decreto però è sicuramente uno: la sugar tax. “Le imposte sulla plastica e sullo zucchero sono imposte di scopo. L’obiettivo di quella sulla plastica è accelerare la transizione verso i materiali non inquinanti. La sugar tax aiuterà, come sta avvenendo in decine di paesi, a ridurre il contenuto di zucchero delle bevande e a contenere l’obesità infantile” commenta Antonio Misiani, senatore del PD e viceministro dell’Economia, intervistato da Repubblica. La tassazione delle merendine e delle bevande zuccherate è raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità e proprio per questo diversi Paesi, nel mondo e anche in Ue, l’hanno già introdotta. Secondo gli studi accademici in proposito, è dimostrata una riduzione del consumo di questo genere di bevande in seguito all’introduzione di una tassa apposita. Ma al momento non ci sono ancora abbastanza elementi per sostenere che nei suddetti Paesi si siano effettivamente già registrati i benefici attesi per la salute pubblica. Una cosa è certa: nessuno si sarebbe aspettato una manovra simile.