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Qualche tempo fa abbiamo intercettato Lorenzo Kruger prima di una sua serata all’Arteria “Lorenzo Kruger e Le Canzoni dei Nobraino”.

Non ci siamo fatti scappare l’occasione di fare due chiacchiere con uno dei musicisti più unconventional del panorama italiano.

Lui, come sempre, ha dimostrato di non essere banale!

 

Cosa ci dobbiamo aspettare dalla tua serata? [Giulia]

«Io spero sempre che l’aspettativa sia la più bassa possibile perché così ho tutti i margini da prendermi; sono in una fase dove sto prendendo altre direzioni e le sto sondando, prima dentro di me poi facendo esternandolo al pubblico. Sto facendo degli esperimenti insomma!»

 

Quali sono i progetti futuri? [Giulia]

«Il progetto imminente è lavorare ad un disco tutto mio ma non penso sia pensabile farlo uscire prima di un anno per cui farò un annetto a girovagare da solo e poi spero di portare sul palco un disco in band.»

 

 

C’è qualcosa in particolare dell’ambiente musicale di Bologna, ma non solo, che ti ha ispirato sia nel lavoro con la band che in quello da solista? [Davide]

«Credo che l’Emilia-Romagna sia una terra con un’ispirazione propria. Ci sono una marea di esempi di cantautori e di interpreti che spiegano molto meglio di me quello che questa zona rappresenta ed il suo carattere artistico. Credo non ci sia bisogno di un input particolare ma penso piuttosto che ci sia geneticamente una predisposizione e [noi artisti] ci lasciamo andare a quella.»

 

Hai scritto molti pezzi per i Nobraino e per un altro duo di cui fa parte, Gli Scontati, c’è un pezzo che ti rispecchia particolarmente? [Giulia]

«No, purtroppo no, perché altrimenti avrei fatto un sacco di pezzi così, invece sto continuando a cercare e a sperimentare. Non è una cosa di cui certamente vado fiero però mi piace muovermi. E poi comunque non sono bravo a stare fermo su un esercizio, che spesso è una cosa premiante quando devi presentare un’opera o la tua idea. A me piace fare la battuta e poi, subito dopo, dire la cosa serissima; fare il pagliaccio e voler essere il confessore allo stesso tempo. Continuo a fare l’indeciso. Non è una cosa che paga ma che appaga me, quantomeno.»

 

È diventato celebre un tuo gesto durante il concerto del 1° Maggio quando, cantando la canzone Mangiabandiere, ti sei rasato la testa. Qual è il senso ed il messaggio che volevi far passare? [Giulia]

«Non sono un fanatico della concettualizzazione, semplicemente credo nello spettacolo. Credo che nel momento in cui uno fa uno show debba avvenire una comunione emotiva tra la band ed il pubblico che ascolta.»

Cosa ne pensi della scena musicale del momento e della nostalgia con i grandi del passato? [Giulia]

«Penso che sia una paranoia tutta della nostra generazione perché di fatto quello che rappresenta il cantautorato in Italia, come ad esempio l’Hip-Hop, non si interessi molto a quel tipo di provenienza. Credo che la lezione dei maestri degli anni ’70 e ’80 abbia finito di esercitare il suo potere, la cosa non mi fa piacere ma credo che sia così. Un alunno che dice al maestro che ha rotto le palle è una cosa emotiva ed anche tenera, il problema attuale però è che nessuno va proprio più alle lezioni, per cui la scuola sta chiudendo.»

 

C’è un confine tra il Lorenzo che vediamo sul palco e il Lorenzo della vita quotidiana? [Giulia]

«Me lo auguro, però questo dovresti chiederlo ai miei coinquilini [la compagna e i due figli ndr.]. Io credo che sicuramente il divertirsi sia un esercizio da dover mantenere sempre attivo e spero nella vita privata di mantenerlo vivo. Poi credo fermamente anche nello spettacolo: quando c’è un palco e ci sono delle luci penso debba succedere qualcosa di speciale, se lo facessi succedere tutto il giorno non sarebbe speciale.»

 

Più che coraggio ci vuole fiducia.

Un post condiviso da Lorenzo Kruger (@lorenzokruger) in data:

 

Noi siamo una Web Radio indipendente. Quali sono i consigli che ti sentiresti di darci? [Davide]

«Oh, wow! È un campo che non conosco ma credo che il futuro sarà fatto dal consumo di contenuti multimediali perché per una serie di motivi le persone avranno sempre più tempo e più mezzi per farne uso, per cui penso che chiunque si occupi di creare contenuti abbia di fronte a se un futuro molto interessante. Siete sulla strada giusta.»

 

Intervista a cura di Giulia Massai e Davide Scorretti