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MENTANA: L’ORO OLIMPICO DEL GIORNALISMO ITALIANO
Al Festival della Comunicazione di Camogli è piuttosto usuale che uno degli argomenti principali siano i social, perché oltre ad aver rivoluzionato il mondo della relazioni umane hanno cambiato radicalmente tanti altri aspetti della vita, quotidiana e non: uno di questi è la politica. Più che i giochi di potere veri e propri, immutati da millenni, ad essersi evoluti sono i mezzi e i metodi attraverso i quali quest’ultimo raggiunge i suoi scopi. Esempio per eccellenza non può che essere lui, il “capitano” Matteo Salvini, che con una dubbia retorica in diretta Facebook è riuscito a mettere d’accordo migliaia e migliaia di persone. Tutto ciò chiaramente non sarebbe stato possibile prima dell’avvento dei nuovi media, non solo per una questione tecnologica, ma soprattutto per una ideologica e di metodo. Ve lo immaginate Aldo Moro, le cui foto con il completo in spiaggia hanno fatto il giro del web, ballare con le cubiste del Papeete? No. E menomale.

Si tratta in primo luogo di serietà e rispetto per il ruolo istituzionale, ma in buona misura anche di quella che Enrico Mentana chiama “disintermediazione”, nonché la recente attitudine dei politici di comunicare senza consultazioni o diplomazie di alcun tipo.

“Tutta la liturgia, il lavoro preparatorio e la competenza che stavano dietro a una dichiarazione vengono soppiantati da un battito di click grazie, o per colpa, della comunicazione digitale”

Per chi è alla ricerca continua di consensi una relazione del genere con il pubblico è più che efficace dato che viene a instaurarsi un rapporto diretto fra leader e audience, capovolgendo di fatto il sistema partitico durato secoli. È il direttore di TG La7 a far notare come le nuove forze populiste cerchino, per definizione, il sostegno della classe media, identificandosi in netto contrasto con il passato in cui le destre tradizionali hanno sempre ottenuto il favore delle élite. Ecco spiegato perché il cosiddetto establishment statunitense non abbia mai sostenuto Trump e la sua propaganda, ma anzi si sia apertamente schierato a favore dei democratici.

enrico mentana

Il grumo di storia, ideologia, passione e politica si è sciolto. Non c’è futuro nelle forze politiche perché non ci sono più ideologie serie”, aggiunge Mentana. Non ci sono più battaglie da vincere  dato che il gioco politico sembra reinventarsi governo dopo governo, senza alcuna prospettiva, permettendo così che le pulsioni e gli interessi individuali prendano piede (identificandosi talvolta nelle insicurezze delle persone).

Il nuovo millennio non ha ancora espresso come debba essere la “nuova politica” e, in mancanza di un baricentro del sistema, la strada sembra ancora lunga. Tanto più se gli schieramenti tipici sembrano essersi invertiti e i media tradizionali abbiano perso la loro rilevanza: a differenza del secolo scorso non serve a nulla avere il favore dei giornali o delle tv dato che, dice il direttore contro la propria categoria, “sono diventati i social il vero giornalone”. Del resto comunque non ci si potrebbe aspettare diversamente in un contesto in cui si parla nel modo più semplice possibile per abbattere i corpi intermedi e in cui la competenza, in fondo, è vista solo come un modo per fregare il prossimo.