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Articolo di Fabio Ciraci

I notiziari ci bombardano di numeri che sentiamo passare di sfuggita. L’emergenza Coronavirus, nelle sezioni economiche dei telegiornali, è un elenco di cifre che spesso ancora non si riescono a inquadrare nell’ottica della situazione anomala che stiamo vivendo. Quando si parla ad esempio del fondo di 25 miliardi stanziato dal Governo per far fronte a questa crisi tiriamo un mezzo sospiro di sollievo, ma non ci domandiamo da dove verranno presi i soldi quando – si spera presto – tutto questo sarà finito.

Facciamo un piccolo riassunto. Il 10 Marzo la sanità italiana si è trovata a dover fronteggiare un problema enorme in materia di strutture atte a contenere l’epidemia (ormai già diffuso in tutto il continente). Il Governo ha dunque deciso di varare un decreto legge per stanziare in due periodi 25 miliardi di euro, 12 dei quali verranno sfruttati per contrastare la crescente diffusione dell’infezione, garantire agli ospedali nuovo personale, nuove attrezzature e nuove protezioni.

Il giorno dopo si è deciso di emanare un decreto legge che ha chiuso la gran parte delle attività destinando quindi parte della somma rimanente dal decreto del giorno precedente per la cassa integrazione dei dipendenti delle aziende colpite e a tutti i proprietari di partita IVA.

Da dove vengono questi soldi? Come saranno ripagati i creditori? Perché effettivamente ci sono dei creditori, investitori che hanno attivamente comprato titoli italiani sfruttando un momento in cui i tassi di interesse erano più alti. Ebbene una parte di essi provengono dall’UE, che ha allentato i criteri per l’assegnamento di fondi e ha acquistato titoli degli Stati più in difficoltà – non prima di averci regalato un crollo di 17 punti in borsa a seguito delle parole di Christine Lagarde, per cui i problemi dell’Italia non dovevano interessare l’Europa e rimanere entro i confini nazionali. Prontamente rimproverata poi dal buon Sergio Mattarella.

A questo punto la borsa italiana però è già in caduta libera: banche e aziende nel campo dell’energetica sono stremate, lo spread (il differenziale di punti base fra le obbligazioni italiane e quelle tedesche) è schizzato alle stelle e il nostro mercato è diventato così debole che la Consob, la società che regola il mercato, ha vietato le mosse speculative, per evitare un ulteriore ribasso.