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Torneremo ancora, forse.
Con una voce tremante, instabile e fragile, costantemente sul punto di rompersi, Franco Battiato (74 anni, ndr) ci accompagna nel suo ultimo viaggio, avvolto dalle armonie della Royal Philharmonic Orchestra diretta dal maestro Carlo Guaitoli.

torneremo ancora franco battiato

Torneremo ancora ha il sapore di un vero e proprio testamento dell’artista ed è anche la title track dell’omonimo album del Maestro che racchiude 14 dei suoi grandi successi registrati tra Palermo, Carpi, Roma e Palmanova. L’album è stato pubblicato il 18 ottobre 2019, nonostante il cantautore e compositore siciliano si sia già ritirato dalle scene per problemi di salute. “Come sapete, Franco da qualche tempo non sta bene e non può essere qui”: queste le parole dette alla presentazione stampa del disco. Ed in effetti, l’artista non era presente. Durante la conferenza stampa è stato anche ufficializzato che questo sarà l’ultimo album. E Torneremo ancora la sua ultima canzone in quanto “di strofe inedite nei suoi cassetti non ce ne sono più”. L’ingegnere del suono Pino “Pinaxa” Pischetola alla presentazione dell’album ha poi spiegato: “Avevamo registrato la voce di Franco poco più di due anni fa e poi sulla sua stessa partitura è intervenuta la Royal Philharmonic Concert Orchestra. Quando Battiato ha sentito l’esito finale si è molto commosso”.

La copertina dell’album è una fotografia scattata in provincia di Gorizia, a Grado, nell’alto Adriatico, con la marea bassissima e molte persone che camminano in due centimetri di acqua con una luce arancio che da terra raggiunge il cielo, a sottolineare metaforicamente la dimensione verticale attorno alla quale gravita il disco.

Il brano potrebbe essere uno dei tanti della sua carriera, se non fosse per quella voce così flebile che ingloba l’ascoltatore e la canzone stessa in una bolla di intensa emotività. Scritta e composta da Franco Battiato e Juri Camisasca, la canzone nasce dalla consapevolezza che siamo tutti esseri spirituali in cammino verso la liberazione. Chiosa Battiato: “L’esistenza ciclica si perpetua fintanto che l’anima non sarà del tutto libera dalle emozioni perturbatrici dell’ego che la tiene avvinta. In realtà, noi siamo schiavi delle nostre emozioni, che ci dominano“. Il riferimento ai migranti di Ganden – monaci costretti dalla prepotenza politica ad abbandonare il monastero di Ganden, culla della più antica sapienza tibetana, cercando altrove un luogo dove poter colmare l’inesausta sete di ricerca spirituale – aiuta ad allontanarci da qualunque interpretazione politica della migrazione, focalizzando l’attenzione su una chiave di lettura prettamente religiosa. Ciò che il Maestro dipinge con suoni e parole è infatti l’ultima migrazione dello spirito, la quale porta con sé la consapevolezza della fragilità propria della condizione umana.

Si chiude così la parabola di uno degli artisti più avanguardisti che la musica italiana ci abbia mai donato, ma sembra quasi assurdo parlare al passato. Forse, un’ultima canzone non ci basta. E probabilmente è lo stesso concetto di ultimo a farci troppa paura. Certamente, caro Franco, non siamo ancora pronti a dirti addio.

 

Torneremo Ancora

Un suono discende da molto lontano.

Assenza di tempo e di spazio.

Nulla se crea, tutto si trasforma.

La luce sta nell’essere luminoso,

irraggia il cosmo intero.

Cittadini del mondo cercano una terra senza confine.

La vita non finisce, è come il sonno;

la nascita è come il risveglio.

Finchè non saremo liberi

torneremo ancora,

ancora,

e ancora.

Lo sai

che il sogno è realtà

e un mondo inviolato

ci aspetta da sempre.

I migranti di Ganden

in corpi di luce

su pianeti invisibili.

Molte sono le vie

ma una sola

quella che conduce alla verità.

Finchè noi saremo liberi

torneremo ancora,

ancora,

e ancora.