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Giovanna Botteri si è laureata in filosofia all’università di Trieste, con il massimo dei voti. Poi un master alla Sorbona, sempre con il massimo dei voti. Corrispondete Rai dal 1988, è stata inviata speciale in numerosi eventi internazionali: nel 1991 ha seguito il crollo dell’unione sovietica, dal 1992 al 1996 è stata in prima linea per raccontare la guerra in Bosnia poi diversi anni come corrispondente in America, il G8 di Genova, la guerra in Afghanistan, l’unica giornalista ad aver documentato in esclusiva mondiale i bombardamenti a Bagdad nel 2003. Dal dicembre 2019 è la corrispondente Rai in Cina, dove racconta costantemente la situazione del Covid19. Vincitrice di numerosi riconoscimenti, come il Premio Alpi, uno dei più prestigiosi per i giornalisti del settore. Professionista riconosciuta e ammirata da molti per quello che è: una brava giornalista.

Da alcuni giorni il suo nome è salito nei trend dei social network per, a detta di alcuni, il suo look poco curato durante i collegamenti nell’edizione serale del Tg2. A riprendere e ad infiammare ciò, ci ha pensato il tg “satirico”, o almeno si definiscono loro così, Striscia la Notizia.

In un servizio trasmesso il 28 aprile sono state mandate in onda immagini della giornalista nelle edizioni serali del Tg2, sottolineando maliziosamente come avesse indossato per più giorni consecutivi lo stesso maglione. In aggiunta anche un commento sulla sua acconciatura, definita non delle più curate. Tutto questo condito con un fotomontaggio della giornalista dentro una vasca da bagno. Subito le polemiche e subito la risposta da parte di Striscia, che invece di scusarsi, ha definito le accuse una fake news, e che la loro intenzione era quella di difendere la giornalista dagli attacchi dei social.

Giovanna Botteri e il body shaming: "Una giornalista si ascolta"

Viviamo in un paese in cui, un programma televisivo ritiene interessante un servizio il cui unico tema è l’aspetto di una donna, la quale invece nella sua professione si sta mettendo in mostra per capacità di analisi e di informazioni. Il problema è culturale e radicato: l’imbarazzante giudizio fisico che inombra la bravura e i contenuti, per i quali invece tutti dovremmo essere chiamati a rispondere. Non ad altro.

In poche semplici righe, Giovanna Botteri, ha dato uno squarcio di luce alla questione, scrivendo una lettera che ha le vesti di un manifesto contro il bodyshaming. Da leggere e rileggere.

«Mi piacerebbe che l’intera vicenda, prescindendo completamente da me, potesse essere un momento di discussione vera, permettimi, anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno. O dovrebbero avere secondo non si sa bene chi… Qui a Pechino sono sintonizzata sulla Bbc, considerata una delle migliori e più affidabili televisioni del mondo. Le sue giornaliste sono giovani e vecchie, bianche, marroni, gialle e nere. Belle e brutte, magre o ciccione. Con le rughe, culi, nasi orecchie grossi. Ce n’è una che fa le previsioni senza una parte del braccio. E nessuno fiata, nessuno dice niente, a casa ascoltano semplicemente quello che dicono. Perché è l’unica cosa che conta, importa, e ci si aspetta da una giornalista. A me piacerebbe che noi tutte spingessimo verso un obiettivo, minimo, come questo. Per scardinare modelli stupidi, anacronistici, che non hanno più ragione di esistere. Non vorrei che un intervento sulla mia vicenda finisse per dare credibilità e serietà ad attacchi stupidi e inconsistenti che non la meritano. Invece sarei felice se fosse una scusa per discutere e far discutere su cose importanti per noi, e soprattutto per le generazioni future di donne».