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Delirio rosso per Charles Lecrerc che vince il gran premio d’Italia davanti a Bottas. Hamilton terzo, Vettel sbaglia e paga.

Candidato Leclerc. Che roba, che pilota, che storia. 1997, 21 anni, vince la sua prima Monza in Ferrari. Ma cosa si può dire? Tiene dietro Lewis Hamilton come se avesse già 5 titoli segnati sull’uniforme, poi resiste a Bottas. Non perde un colpo. 1997, 21 anni. Oggi sei diventato storia.

Candidato Bottas. Esempio internazionale che zitto zitto, quatto quatto, alla fine a volte arrivi vicino alla vetta. Vicino non basta in Formula Uno. Ci vuole un po’ più di fegato.

Candidato Hamilton. Fa quello che deve, distruggendo gomme, reni, freni. Non distrugge il sogno. Forse hai trovato un nuovo avversario, amico mio.

Candidato Ricciardo. Grande pirata, pronto a tornare dove conta. Perfetto per quello che può, non sbaglia niente.

Candidato Giovinazzi. Bei punti anche per lui, bellissimi. Dopo la disfatta di Spa, grande sospiro di sollievo.

Candidato Vettel. Oggi nein. Però qui ci sarà sempre spazio per una parola di conforto. Alla fine se scivoli ti puoi sempre tirare su. Forza campione.

Candidati Ferraristi. Che goduria, che goduria. Ma dove la trovate una marea rossa così? Un pubblico che ad ogni giro si alza dai seggiolini e sventola in aria la bandiera metà a scacchi, metà rosso cavallino, simbolo sedimentato nel nostro inconscio italico. Tutti sotto il podio per vedere un giovane che nasce, cresce e cammina. Questo corre anche, e forte. Non sono tifosi, sono un popolo, con tutte le antropologie magnifiche e bastarde del caso. Quando la luna gira e la marea rossa si alza, potete anche iniziare a tremare.
E io, se me lo permettete almeno oggi, me la godo.

A presto.