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Hamilton, complici il ritiro di Vettel e la conseguente virtual safety car, vince il gran premio di Russia. Secondo il compagno Bottas, terzo Leclerc.

Candidato Hamilton. Cosa vi devo dire? Avete visto anche voi. Grande giro in qualifica ieri, unico e fondamentale merito.

Candidato Vettel. La vecchia e mai sopita guerra fredda si trasforma in doccia gelata per il tedesco. La meccanica matrigna si traveste da destino crudele e niente, la macchina si ferma. Da missile a paracarro è un secondo, sia insegnamento di vita.

Candidato Bottas. Nessuno vorrebbe trovarsi nella triste condizione di difendere sempre il secondo posto. Aggiungiamo pure che il tuo compagno è la davanti, che macina chilometri e giri veloci. C’è un po’ la sensazione che il mite e caro Valteri faccia la grigia parte del commensale ignavo ad un tavolo di colti logorroici. Vorrebbe partecipare anche lui al gioco degli stravolgimenti, glielo si augura con il cuore.

Candidato Verstappen. Dobbiamo riflettere. Il risultato c’è, valore indiscusso, la voglia non manca mai. Però, ed è un grande però, tutti si aspettavano una Red Bull molto più competitiva, da prima e seconda posizione. Forse i motori, forse la bravura degli altri sono le cause della sorpresa. Suzuka dovrebbe chiarire, dare risposta ai nostri amletici dubbi motoristici.

Candidato Albon. Possiamo dirlo: promosso. Per ora nulla da dire. Oggi è partito dalla pit lane e ha concluso quinto. Il prof. Marko, con la sua cinica visione industriale, ha azzeccato la mossa. Ma a questo punto attenzione: mai dire mai.

Candidato affidabilità Ferrari. Questa è la secondo cruciale volta in cui il motore va al mare. Torna alla mente il Bahrein, la notte in cui Leclerc entrò nell’inconscio ferito dei Ferraristi. La notte in cui il motore Ferrari iniziò a perdere colpi rilegandolo dalla prima alla terza posizione. Oggi stessa cosa: momento decisivo per la Ferrari risorta dalle ceneri e il motore che fa? Si ferma. L’unica soluzione è fare tesoro dell’antipatico gioco del destino, pardon, della meccanica. Aspetto positivo: la Ferrari è tornata a sperare negli “uno-due”, sembrava un sogno.

Toto Wolf torna a sorridere – che rabbia – e Vettel, guardando la sua traballante Ferrari, pensa a quella vecchia e bellissima canzone: “Se mi lasci adesso, ti porti via la più grande parte di me”.
Se mi lasci…

A presto.