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Bottas porta a casa il gran premio degli Stati Uniti. Il secondo posto permette ad Hamilton di vincere il sesto campionato del mondo. Ferrari in clamorosa difficoltà.

Candidato Hamilton. 6 volte campione del mondo. Forse il più forte. Ma cosa vi devo dire?

Candidato Bottas. L’anno prossimo sarà l’ultimo con le regole di questa era. Le regole della Mercedes, degli N campionati piloti e scuderia vinti di fila. Forse l’occasione per il finlandese di mettere il suo nome nell’albo dei campioni del mondo. Devo dire che, contro le malelingue, io ci spero.

Candidato Albon. Partito avanti, vola in aria dopo due curve. Macchina danneggiata, si trasforma in una trottola impazzita. Ogni volta che la regia staccava dalla testa ci si poteva scommettere che Albon stava sorpassando qualcuno. Grinta da vendere. Complimenti.

Candidato Ricciardo. Troppe volte in difficoltà durante tutta la stagione. Ormai i giochi sono fatti, cadono i muri della professionalità: a me questo tipo piace, sempre fra i preferiti. Compagno di sventure esistenziali che coinvolgono capi, giochi di potere e voglia di emancipazione. Mettendo da parte l’idealismo, fa sempre troppo piacere vederlo combattere per una posizione di prestigio.

Candidato Ferrari. Quella volta che Elkan disse di dover essere fieri per aver fatto il giro veloce dopo una disfatta clamorosa durante la gara, ce la ricordiamo? L’avevamo lasciata cadere nell’anticamera dei nostri incubi. Sara mica l’ennesima illusione che torna come mannaia sul collo dei Ferraristi? Vettel fuori con una macchina con il freno a mano tirato. Ci diranno cos’è successo nel libro dei complotti. Leclerc, solo quarto. Porta a casa il giro veloce e 50 simpatici secondi dai primi 3 tre. Saranno gli sbalzi di temperatura del Texas.

A presto.