Condividi:

Epilogo amaro in un gran premio del Canada che scalda ma non stupisce. Vettel, primo al traguardo, viene penalizzato di 5 secondi per guida pericolosa ai danni di Hamilton, finendo così al secondo posto. Vince per l’ennesima volta l’inglese, allungando in campionato su un Bottas che sembra sempre più la sua placida versione dell’anno scorso. Terza l’altra Ferrari di Leclerc.


Candidato Vettel. Finalmente arriva il week end d’oro e la commissione gara decide di metterti i bastoni – in questo caso veri e propri tronchi di sequoie secolari – tra le ruote. Il tedesco azzecca una qualifica da urla sul balcone, parte bene, cerca di gestire, ma Hamilton torna sotto. Ha la malaugurata sfortuna di uscire nell’erba, rientrare e costringere l’inglese ad una frenata d’emergenza volta ad evitare il muretto. Manovra senza particolari scintille, a mio parere. La commissione decide di penalizzare il tedesco con 5 secondi a fine gara. La nuvola fantozziana della penalità che aveva colpito Verstappen a Montecarlo torna in Canada, stavolta sopra la Ferrari. Alla fine ci ritroviamo a mangiarci le mani, con un Vettel invitato da Hamilton a salire sul primo gradino del podio. Anche no, dai.

Candidato Hamilton. Ormai il machiavellismo dell’inglese fa invidia ai migliori statisti: sempre nel posto giusto al momento giusto. Nulla da dire sulla guida, nulla da dire sui risultati, nulla da dire su un futuro da presentatore/intervistatore in F1. Si, perchè sembra sempre più un personaggio da serie tv Netflix che un leone da automobilismo: i suoi gesti, le sue parole, la sua drammaticità spinta. Saranno contenti gli hollywoodiani proprietari della Formula Uno. A me, dopo un po’, stucca.

Candidato Leclerc. Terzo posto, mica male. Fa l’altalena, un giro veloce, un altro meno. Alla fine, per la media, rimane lì, che male non fa. “I’m gonna take my time, i have all the time in the world” (trad. Mi prenderò il mio tempo, ho tutto il tempo del mondo), dicono i Depeche Mode. Può pensarlo anche Leclerc, che di tempo, per emozionare e portare a casa questa stramaledetta vittoria, ne ha.

Candidato Verstappen. “Ridi pure, ma non ho più paure di restare… senza QUALIFICHE” (Cit.) Verstappen, che parta quattordicesimo, diciottesimo, ultimo o addirittura dalla griglia della pista precedente, emoziona sempre. La matematica del sorpasso e dello spettacolo è dalla sua parte. Finisce al quinto posto davanti a Ricciardo e al compagno di squadra Gasly. Ha il coltello fra i denti. Prendere appunti, ogni volta.

Candidati commissari. Ma io mi chiedo: la vogliamo proprio affossare la F1? Allora accordiamoci, così dalla prossima volta diamo in omaggio ai piloti delle belle pattine da salotto e li facciamo giocare alla playstation. Cos’avrebbe pensato Gilles Villeneuve? Cosa pensano Mansel e Prost? Cos’è l’automobilismo se non lotta di velocità, di difesa, di scontro agonistico dettato dagli eventi imprevedibili della testa, del corpo, della meccanica? Così perdete anche gli irriducibili, ve lo dico. I ferraristi oggi la riassumono alla Sandra Mondaini: che barba, che noia, che barba, che noia…