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“Il mio tesoro? È tutto in monetine”

Una signora anziana con una notevole alitosi da fumatrice mi chiede quanto dura il film: 126 minuti, è la mia risposta. Lei si lamenta di come i registi di oggi siano lunghi. Un’amica mi accenna un ma allora Via col vento?, io le dico di lasciar perdere e penso che effettivamente Tarantino, Bellocchio e Scorsese, solo nell’ultimo anno, si sono presi tutto il tempo necessario per fare il loro film, anche se ha significato tenere le persone sedute al cinema per tre ore. Gianni Amelio, arrivato ad una quasi celebrità per il suo L’intrepido (ITA, 2013, 104’), non richiede così tanto in senso materiale, ma i suoi 126’ se li prende tutti e non si può certo dire che il suo Hammamet li cavalchi trionfalmente. Favino monumentale potrei anche evitare di dirlo, tanto lo sapete già. Il suo entrare nel mondo di Craxi, facendoci rivivere la caduta del “centro di Craxi” (a buon intenditor poche parole) è a dir poco disarmante per chiunque si voglia arrabattare a fare il critico di questa sciagurata arte. Da persona troppo giovane per aver vissuto gli anni del Bettino nazionale, ho ritrovato tutti i video e le letture su un uomo così influente della storia italiana da essere quasi leggendario. Ma Craxi non è leggenda, non è una storia di corridoio in un paese inventato: Craxi è Stato, punto. E il film credo prenda le mosse da questa concezione.

Se volete andarlo a vedere per scoprire di proto-bunga-bunga e accordi extraparlamentari, allora restate pure a casa vostra. Hammamet parla di un vecchio, parla dell’anzianità, parla della decadenza data dalla malattia e dal potere mentre scompare. Anzi, parla della tristezza per la scomparsa del potere e l’emarginazione di chi è sempre stato centro, ma non DC. È una vicenda umana, capace di ricordare storie di tutti i giorni. Negli scatti d’ira e nella frustrazione ho rivisto persino il mio povero nonno, così nostalgico della libertà d’essere giovane. Stefania Craxi, figlia di Bettino, ha ragione: il film ridona umanità al padre. Questo non significa riscriverne la storia politica e nemmeno riabilitarlo agli occhi della giustizia. Ridonare umanità significa anzi portare lo spettatore a non vivere la questione Craxi con rabbia, ma con superiorità, mostrando come anche il più temibile degli squali non può nulla contro la corrente del tempo. La senilità, argomento tanto caro alla letteratura d’un tempo, è la chiave di volta di questo film, molto più simile a un Nebraska (USA, 2013, 110’) di Payne che a Il Traditore (ITA-FRA-GER-BRA, 2019, 135’) di Bellocchio e proprio per questo così apprezzato da me, sebbene non manchino difetti e debolezze.

Un uomo vecchio è un uomo vecchio, anche se si chiama Bettino Craxi. Esisterà poi un Dio pronto a giudicarne l’operato? Comunque vada, “sarò l’ultimo a saperlo”.

 

 

Il film è in programmazione a Bologna > LINK