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“Il mio modo di essere strano non è compatibile con l’essere umano”. Poche parole, tratte dal suo brano “Yoko Ono” per tentare di tracciare un identikit di quello che è uno dei rapper più iconici della scena musicale italiana: Salmo.

Orgogliosamente sardo (“come lo Zedda Piras”), selfmade se ce n’è uno, Maurizio Pisciottu alias Salmo ha conquistato le luci della ribalta proponendo un rap mai visto prima. E ci è riuscito eccome, se consideriamo che il suo Hellvisback Summer Tour 2017 sta facendo sold out ad ogni data.

Ma perché Salmo piace così tanto agli amanti del rap e non solo? Ci sono molte possibili risposte a questo quesito. In primis, lo stile. Graffiante, tetro, incalzante, Salmo non accetta compromessi ed esterna il suo punto di vista e le sue critiche con una spontaneità assai rara, e tutt’altro che artificiosa. Si intuisce dal racconto del suo passato e dalla sua fame di arrivare, fin da quando era bambino, dove gli compete nell’Olimpo del rap italiano. Le basi, da lui stesso composte, risentono sensibilmente della sua passione per l’heavy metal, fondendo tonalità hardcore decise con assoli di chitarra hendrixiani; inoltre dimostra il suo essere camaleontico inserendo pezzi tratti dall’elettronica e dalla dubstep. Analizzando invece, i video delle sue canzoni scopriamo la sua passione per l’horror e il genere pulp.

Quando pensiamo a Salmo infatti, non possiamo non immaginarlo senza la sua maschera a forma di teschi; ricollegando anche la dedica di un brano al regista Rob Zombie, un nome che è tutto un programma.

L’ambientazione di questo video, così come di altri quali “Yoko Ono” o “L’alba” è situata negli Stati uniti degli anni ’60, il periodo d’oro dei serial killer, altro indizio dell’amore viscerale per l’horror dell’artista. I testi colpiscono perché diretti,artistici, blasfemi il giusto, senza bisogno di inutili accenni a “nemici immaginari”: una  triste realtà nella quale molti rapper sono scivolati. Salmo si propone di non fare testi commerciali e banali, diventando facilmente apprezzabili anche da chi non è un assiduo ascoltatore di rap.

Salmo piace anche e soprattutto perché cupo e arrabbiato, manifesto di una realtà grigia nella quale è costretto a vivere e che coinvolge in maniera inesorabile anche tutti noi. E noi non vediamo l’ora che torni a comporre musica, al termine di questo Tour.

Salmo Le Bon is back, bitches.

 

Marco Dall’Asta