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Intervista del programma Rassegna Lampo, in onda in podcast venerdì alle 15:00, pubblicata in versione video sulla pagina Facebook della radio (LINK) il 2 novembre.

Intervista a cura di LUCA GULLO e ANDREA BARONE

Trascrizione a cura di LETIZIA CILEA

 

Gullo

Siamo qui con Adele Naldi, attivista di Labas, TPO e di YaBasta che quest’estate è stata in Kurdistan come attivista all’interno del Rojava. Le prime domande che ti faccio sono: che attività hai svolto là? Come è stato il viaggio che hai affrontato?

Adele

Sono partita a metà giugno e sono tornata a metà luglio, sono stata lì con una delegazione di sei donne, tutte componenti di Rete Jin, una rete di solidarietà alla rivoluzione delle donne lì in Rojava: siamo state lì per verificare di cosa si parla in concreto quando si parla di rivoluzione delle donne, come loro si organizzano e in che modo l’amministrazione del territorio del Rojava sia influenzata dalle donne.

Barone

Per fare una presentazione generale della situazione lì al confine tra la Siria e la Turchia, dal 9 ottobre ad oggi che cosa è successo?

Adele

Il 9 ottobre è la data in cui la Turchia ha iniziato l’invasione del territorio del Rojava ed oggi siamo al ventitreesimo giorno d’invasione. Tutto è iniziato con i bombardamenti della città di Serekaniye che è al confine tra la Turchia e Rojava e poi si è espansa nelle città intorno; ci sono state anche delle rivolte nelle carceri in cui erano rinchiusi gli ex combattenti dell’Isis, che sono riusciti ad evadere. Quindi in queste settimane da una parte le unità di difesa come l’SDF, lo YPG e lo YPJ hanno combattuto contro la Turchia, dall’altra hanno contrastato i gruppi jihadisti che si stavano riformando dopo la loro sconfitta, risalente a quattro mesi fa. Nell’ultima settimana ci sono stati due accordi: il primo, tra l’America e la Turchia dava 120 ore di tregua per far sì che si ritirassero le unità di difesa di 20 km dal confine turco; il secondo è un accordo tra la Russia e la Turchia che prevedeva 150 ore di tregua per il completo ritiro delle unità di difesa per 30 km. Ci sono tutt’ora degli scontri in corso, l’America nonostante gli annunci non si è mai ritirata veramente, da poco è arrivata la notizia che la Siria sta iniziando a ritirare le proprie unità a causa dei bombardamenti molto pesanti della Turchia. Durante la prima tregua peraltro la Turchia non ha mai smesso di bombardare, nei primi 4 giorni ci sono stati circa 70 morti.

Barone

Mi ha colpito molto il discorso sugli jihadisti, cosa stanno facendo questi soggetti in questo momento? La guerra in Siria non è ancora conclusa, lo stato islamico sembra avere ancora qualche roccaforte…

Adele

Io sono arrivata in Rojava due mesi dopo la caduta di una delle ultime roccaforte dell’Isis e formalmente l’Isis era stato combattuto. Quello che sta succedendo è che dato che le unità di difesa che controllavano le prigioni si sono dovute spostare per difendere il territorio, le prigioni sono rimaste scoperte e gli jihadisti sono evasi. Si stanno riformando, e il fatto che Al Baghdadi sia stato ucciso pochi giorni fa con un accordo congiunto tra America, Russia, Turchia e Siria, è sicuramente una buona notizia. Non è una cosa nascosta comunque che la Turchia abbia finanziato e sia stata il lasciapassare per la Siria dei terroristi dell’Isis, quindi non si parla più soltanto dell’esercito della Turchia che combatte contro le unità di difesa del Rojava, ma ci sono anche i jihadisti, che sono mercenari… ed è molto diverso essere militari ed essere mercenari…

Gullo

Volevo fare un passo indietro: perché la Turchia sta invadendo la Siria del nord? Quali sono le motivazioni che hanno spinto Erdogan ad attaccare questa zona?

Adele

Ce ne sono varie, quelle ufficiali è che la Turchia ha bisogno di una zona cuscinetto per tenere a distanza i terroristi. Per terroristi loro intendono l’Isis, ma anche le unità di difesa curde e siriane, comprese lo YPG e lo YPJ e tutte le organizzazioni pacifiche create da siriani e turchi. Per questo quando si parla di rivoluzione si intende un’organizzazione di una società basata su altri valori rispetto al modello occidentale e turco, che cerca di abbattere il patriarcato e non si basa sul capitalismo, né su uno stato nazione, ma li combatte basandosi su un’idea di una società egualitaria e paritaria.

Gullo

Com’è organizzata la società civile curda? Com’è amministrata?

Adele

Quando si parla di Rojava non si parla si stato, ma di autoamministrazione. L’amministrazione parte dalle cosiddette komine, delle assemblee di piccoli villaggi, che pian piano si assemblano in un assemblea molto più grande che riguarda tutti e tre i cantoni in cui è diviso il Rojava. In queste istituzioni ci sono dei rappresentati, ma tutto avviene tramite il voto nelle assemblee e i rappresentati hanno una co-presidenza, divisa sempre tra un uomo e una donna.

Barone

Tu sei stata lì ad indagare anche la condizione femminile e la partecipazione delle donne a questo progetto sociale differente rispetto a tutto quello che noi conosciamo. Che ruolo hanno le donne in questo tipo di società, e in questo momento come agiscono?

Adele

Le donne hanno un ruolo fondamentale, tutte le istituzioni di cui parlavo sono miste o esclusivamente femminili. Prima la società era organizzata in modo feudale, in cui le donne avevano il solo ruolo di madre; la rivoluzione è qualcosa di lento, e negli anni sono riusciti a far guadagnare alla donna un ruolo che esulasse da quello di madre, ma potessero assumere un ruolo politico ed economico. Gli eserciti sono separati: lo YPG è solo maschile, lo YPJ è solo femminile. Nella società è la stessa cosa, ad esclusione di due assemblee generali, una mista e una femminile che possono essere definite come degli ombrelli che inglobano altre istituzioni più piccole, anch’esse miste o femminili. Questo permette alle donne di lavorare senza che gli uomini le sottomettano, come accadeva nella società precedente.

Barone

Sempre rimanendo in ambito militare: in Siria abbiamo anche un esercito regolare che ora ha rimpinguato le proprie forze con i curdi siriani che si sono uniti all’esercito precedente per una causa più grande.

Adele

Il Rojava è nel territorio della Siria ma è autonomo. Quindi ha un esercito, ma è meglio chiamarle unità di difesa perché il loro scopo non è quello di attaccare, ma di difendere. Oltre allo YPG e YPJ c’è l’SDF (sirian democratic force); l’esercito siriano (SAA) è entrato da poco nel territorio nel Rojava grazie ad un accordo, per facilitare il ritiro delle SDF da quei 30 km che la Turchia vuole invadere. Come dicevo prima, pare si stia ritirando anche l’esercito siriano perché i bombardamenti turchi sono stati molto pesanti e loro hanno avuto molte perdite. Insomma in Siria le forze si sono alleate in difesa dei civili più che del territorio, ma ora come ora lì restano soltanto le SDF, mentre l’esercito statale si sta pian piano ritirando.

Gullo

Io sono curioso di sapere cosa hai visto con i tuoi occhi. Come sono organizzate le scuole, gli ospedali, la società nelle quotidianità?

Adele

Loro puntano ad organizzare una società rivoluzionaria, quindi tutto è amministrato e progettato in modo autonomo. Nelle scuole, per esempio, viene insegnato il curdo, cosa assolutamente vietata durante il regime di Assad; considerato che nel Rojava non ci sono solo curdi si insegnano anche tutte le altre lingue dei popoli che abitano lì. Gli ospedali sono anch’essi autonomi, e ovviamente hanno avuto bisogno di più tempo per organizzarsi. Il problema è che in queste settimane gli ospedali sono il primo bersaglio che i turchi cercano di bombardare, e questo va ancora di più a ledere le possibilità di sopravvivenza dei combattenti e dei civili. Quando sono andata via erano anche piuttosto efficienti, ma attualmente la maggior parte ora sono chiusi o distrutti, soprattutto nelle città che stanno subendo bombardamenti da settimane. La società civile è organizzata anch’essa in modo autonomo: non c’è nulla di assurdo, quindi le persone vanno a lavorare e i bambini a scuola e tutto si volge nella normalità. Il principio di rivoluzione è il modo in cui le cose vengono fatte. Un pensiero diverso di che cos’è il lavoro, visto come un’attività collettiva che fa avanzare un’intera società, e nella scuola c’è lo stesso principio. Secondo me la cosa più importante della rivoluzione curda è proprio quest’idea di organizzazione collettiva e non solo individuale.

Barone

A proposito del ruolo di Abdullah Ocalan e del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), spesso accusato di essere un’organizzazione terroristica da noi occidentali, in cosa consiste l’idea di confederalismo democratico al quale si è arrivati oggi? Anche perché ha molto a che fare con la centralità della donna e una nuova idea di lavoro…

Adele

L’idea da cui è nato il PKK era di chiedere uno stato-nazione per i curdi. Idea che poi è cambiata anche perché il territorio si è esteso ed ha preso dentro anche altre popolazioni a maggioranza araba. Adesso il paradigma su cui si basano è il confederalismo democratico, che è un modo di organizzare la società. Loro adesso lottano contro lo stato-nazione perché hanno visto la sua influenza negativa sulla libertà del popolo, e per questo si basano sul confederalismo, nel quale il ruolo della donna è centrale. Anche quando si parla di Rojava, Ocalan ha detto: finché non si compirà la rivoluzione delle donne non sarà possibile nessuna rivoluzione, perché finché le donne saranno oppresse la società non sarà mai veramente libera. Gli uomini saranno liberi quando le donne saranno libere. Fondamentale è vedere come le donne abbiano lavorato in questi anni, partendo da una situazione in cui non avevano alcun ruolo, men che meno un ruolo politico, arrivando a costruire una società in cui il loro ruolo è fondamentale, soprattutto se si pensa che ci si trova in un contesto bellico. Ed un fatto da tenere in conto: tutto questo si è svolto in una condizione di guerra.

Barone

Com’è il rapporto degli apparati di governo curdo con la stampa locale e internazionale? E in generale, i curdi sono una società aperta al proprio interno, ma con il resto della comunità internazionale hanno collegamenti con altri stati? Sono riconosciuti da qualcuno oppure no?

Adele

In Italia molte città hanno riconosciuto la cittadinanza a Ocalan, e questo è un riconoscimento personale, ma è anche un riconoscimento all’interna organizzazione del Rojava. I curdi sono poi anche in Europa, in Germania c’è una è presente una delle più grandi comunità curde al mondo. Al livello formale, di quello che gli stati hanno dichiarato, i curdi possono forse essere considerati isolati, però sono tantissime le persone che portano solidarietà e lottano per boicottare la Turchia, e lo vediamo anche dalle mobilitazioni degli ultimi mesi. Fin quando non ci sono state notizie di scalpore i media non parlavano del Rojava, anche perché parlare di una società in cui il capitalismo non fa da padrone può mettere in difficoltà. Ma ora come ora, viste le mobilitazioni delle comunità curde in Europa per portare in giro l’idea della rivoluzione, la popolazione è tutt’altro che isolata. I media da cui poter trarre informazioni sono per esempio NFE, che è solo in inglese, oppure alcuni loro canali, come Jin TV, un canale su YouTube, portato avanti da sole donne (Jin infatti vuol dire “donna”) che danno notizie tutti i giorni.