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di Fabio Ciraci

Dopo la conferenza stampa di domenica scorsa, il centro della discussione politica italiana è stato completamente monopolizzato dalle parole “congiunti”, “fase 2” e “riapertura”, spostando tutte le varie polemiche che riguardavano l’Europa, il Recovery Fund e il MES nel dimenticatoio. In realtà, a livello europeo, si stanno sviluppando situazioni interessanti che sarebbe utile conoscere, non solo perché molte misure potrebbero essere sfruttate presto, ma anche perché alcune sono già operanti.

Uno strumento che durante la conferenza stampa non è stato tenuto in considerazione dalla maggior parte degli ascoltatori è il  “Recovery fund”, ma esattamente cosa è e come funziona?

Il Recovery fund è un fondo finanziato con titoli di stato comuni europei che graveranno unicamente sul bilancio dell’Unione quindi, per chi non masticasse i termini economici, è esattamente ciò che Conte aveva promesso avanzando l’idea degli Eurobond. Questa conquista è stata fatta grazie anche all’appoggio di altri stati europei, come la Spagna, che affiancando l’Italia, ha spinto sempre più verso questa iniziativa. Lo strumento tuttavia non è ancora attivo. Il Consiglio infatti non lo ha istituito, ne ha solo autorizzato la creazione, mentre il piano vero e proprio dovrà essere depositato il 7 maggio – e probabilmente non sarà ancora operativo prima di fine mese. Nonostante la sua grande utilità, il premier Conte ha voluto chiarire che verrà usato con parsimonia per “non incrementare ancora più il debito degli stati in cui è già alto, come l’Italia”.

Inoltre, risulta che il nostro sia stato il primo Paese a farne richiesta per quando sarà attivo, mandando già tutta la documentazione per ottenere parte degli 800 milioni messi a disposizione dal fondo, che verranno investiti esclusivamente per la ripresa e il sostentamento della nazione nei periodi di crisi che ancora ci rimangono da fronteggiare.

La linea del MES – argomento ampiamente trattato negli approfondimenti precedenti sulle manovre UE, insieme al caso Eurobond – per contrastare la pandemia è stata attivata, ma per ora sembra che nessuno stato ne abbia fatto uso. Inoltre la Banca Centrale Europea continua ad acquistare titoli obbligazionari degli Stati in difficoltà, supportando molte situazioni che altrimenti diventerebbero critiche, come quella spagnola dove il contagio per ora è molto più esteso che in Italia. Ma presto altri Stati potrebbero farne richiesta.

Intanto la pandemia sta raggiungendo velocemente le regioni del nordeuropa, come la Svezia, dove il governo non ha ancora imposto nessun lockdown, ma ha semplicemente incoraggiato i cittadini a limitare gli spostamenti e lavorare da casa; ora si inizia a pensare davvero alla possibilità di porre lo stato di quarantena. Nonostante ciò, i dati di Forbes riportano che molti esercizi sono ancora aperti con una leggera diminuzione dei flussi nei negozi di cura della persona come i parrucchieri, centri estetici e centri massaggi.

In Germania la situazione non migliora anzi, i contagi crescono repentinamente: nel Paese è stato dato l’ordine di produrre mascherine in quantità ingente, portando a quella che BBC News chiama “Compulsory production” ovvero una produzione a ritmi serrati in maniera massiccia di dispositivi di protezione.

Come possiamo vedere quindi non vi è nessuna nazione immune agli effetti del virus, ma possiamo affermare fiduciosamente che il sistema europeo sta reagendo in maniera abbastanza repentina; non solo con gli strumenti messi a disposizione in passato, ma anche con i mezzi che sono stati messi recentemente in campo come il Recovery Fund, che dimostrano non solo la grande solidarietà da parte di stati giudicati poco sensibili – come la Germania e l’Olanda – rispetto alle situazioni dei paesi più a sud, ma anche il fatto che l’Europa come unione di Stati esiste e si sta mobilitando per il benessere comune.