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Il giorno 9 novembre 2018 dopo due anni, nove mesi e quattro giorni il rapper sardo Maurizio Pisciottu ritorna in maniera prepotente nelle classifiche con un nuovo disco chiamato semplicemente Playlist.

Il titolo e la copertina (il viso di Salmo disegnato coi pastelli in maniera elementare) mostrano da subito la volontà dell’artista di andare in controtendenza come ha sempre fatto, così come la sponsorizzazione dell’album stesso che è stato anticipato da un video teaser su Pornhub e da un live show nel centro di Milano travestito da barbone.

Questo dimostra la volontà di Salmo di fuoriuscire dagli schemi classici della produzione musicale degli ultimi anni rimarcando ancora la sua volontà di rimanere nell’underground.

Alla fine dei conti Salmo dalla sua base indipendente non è mai uscito, sia a livelli di testi che di arrangiamenti, ma i numeri ci raccontano ben altro. Ci raccontano che Playlist ha distrutto tutti i record italiani su Spotify totalizzando quasi 10 milioni di streaming in 24 ore e mettendo nella classifica italiana ogni singolo brano del suo album: 13/13 nella Top 50 Italia dove l’artista si ripete tra le tracce come se fosse un mantra biblico.

Il quinto album di Salmo lo aspettavamo ormai da troppo tempo e nonostante i due singoli, 90MIN e PERDONAMI che lo hanno preannunciato, tale successo non va ricercato esclusivamente nell’impazienza dei suoi fan: Playlist è l’album della maturità, è l’album dove Salmo si guarda allo specchio e si interroga su sé stesso, sulla vita, sugli anni che avanzano e su quella celebrità che ormai è diventata pura quotidianità.

Nelle tredici tracce troviamo una maturità nei testi che l’artista sardo non ci aveva ancora mostrato, unita a una violenza e diversità musicale che fanno di Playlist un prodotto diverso da tutti i precedenti, diverso anche dal panorama che siamo abituati ad ascoltare e che adesso andiamo a sviscerare.

Partiamo innanzitutto dai cinque featuring presenti.

Quello con Fabri Fibra, STAI ZITTO, è un ritorno alle origini, d’altronde i due hanno respirato la stessa aria del rap anni ’90 e nel pezzo si sente tutto. Mentre quello con Nitro vecchio amico e compagno musicale, DISPOVERY CHANNEL, racconta attraverso le sonorità nude e crude un’altra parte significativa della vita di Salmo, quella della musica metal.

SPARARE ALLA LUNA con Coez potrebbe essere definita una canzone sulla falsa riga di Don Medellin, ossia un racconto, una storia narrata dalla voce di Salmo dove ritroviamo personaggi legati alla droga e all’America Latina, unita però in questo caso ad una musicalità cupa dove la voce di Coez sembra essere cucita addosso come un abito firmato.

Tra i featuring più interessanti però c’è IL CIELO NELLA STANZA in cui svetta potentissima la voce di Nstasia, artista oltreoceano che spazia vari generi diventando pian piano un’icona negli USA ma ancora sconosciuta sul suolo italiano.

CABRIOLET è però la traccia che ha focalizzato l’attenzione mediatica e dei fan: una canzone dove ritroviamo il re della trap italiana, Sfera Ebbasta. I fan di Salmo sui social non sono stati clementi con questo brano definendolo l’unico punto debole di un disco ottimamente costruito.

Salmo, inutile dirlo, sapeva benissimo che questo featuring avrebbe fatto discutere, tanto da anticipare l’uscita dell’album e i commenti degli hater con un laconico post su Instagram: “Oddio quanto sono incoerente”.

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🤦‍♂️ Oddio quanto sono incoerente …

Un post condiviso da Salmo Official (@lebonwski) in data:

Da buon mercante d’altronde sa benissimo che più fai parlare di te e più vendi. Leggasi anche Don Medellin quando dissando Rovazzi e Fedez aumentò di un bel po’ le views del suo brano.

La traccia, che al momento in cui vi scrivo è quella con più streaming su Spotify, sbatte una bella critica verso il giornale Rolling Stones (Meglio che fare il giornalista/E pensare sia un lavoro scrivere su Rolling Stone) rea di aver accusato Salmo di riferirsi a Sfera nella canzone Mr. Thunder. Come vuole la buona tradizione del rap la risposta non arriva a mezzo stampa ma direttamente nella rima incriminata di Mr. Thunder (Entro/Spacco/Esco/Ciao”) fatta cantare direttamente a Sfera Ebbasta. I fan potranno anche lamentarsi di questa featuring ma bisogna riconoscere ancora una volta il genio dell’artista che riesce a sorprenderci con le sue mosse al pari di un illusionista che riesce a ingannare, come se fosse Dynamo, ad ogni sua esibizione.

Salmo ha rilasciato una lunga intervista a Rolling Stones prima dell’uscita dell’album (menomale!) nella quale racconta e si racconta traccia dopo traccia, sottolineando come per lui questi anni siano stati un periodo decisamente no e questo si può sentire in particolare nella traccia LUNEDÌ, canzone intimista che ci fa sentire spaventati, irrequieti ed un po’ ansiosi per il domani. Parola dopo parola, rima dopo rima, di botto e senza prendere fiato come il passare dei giorni che ci catapultano nel mondo dei “grandi” senza neanche rendercene conto, mostrando la paura del quotidiano che accompagna ogni generazione.

Se il mondo dell’inquietudine ha da sempre albergato in Salmo, l’amore tradizionale per la precisione, lo ha sfiorato solo di striscio: una canzone come Faraway ha trattato questo tema sottolineando subito l’impossibilità di scrivere versi da innamorato.

L’amore è infatti una tematica difficilissima ma lo stesso autore si è voluto cimentare avendo ormai raggiunto un’età anagrafica che lo “obbliga” a misurarsi con tale materia, cercando di non essere banale (cosa difficilissima in questo caso) e infilandoci anche qualcosa che lo contraddistingua dalla massa.

Playlist è però un insieme di canzoni vere e proprio che non segue una linea continua, dove l’unico segno che lega le tracce è la spacconeria che contraddistingue da sempre il rapper olbiese famoso, e non l’ha mai nascosto, per essere un vero e proprio stronzo.

Nei testi emerge un malumore politico che non maschera neanche sui social liquidando così un suo fan pro Salvini: “Strappa le mie magliette, brucia i miei cd. Oppure cambia la tua idea del cazzo”.

Insomma, senza mandarle troppo a dire.

Alla fine della giostra ritroviamo dopo un paio d’anni un Salmo più maturo, sempre pronto a mettersi in discussione ma contemporaneamente quasi deluso da quel futuro che ci immaginiamo roseo ma oramai è diventato un ben diverso presente.

Dopo questo album ha affermato che si bloccherà per un po’ per poter studiare dizione e regia, per allontanarsi da questo mondo che lo ha stancato, si rintanerà nella sua crisalide per covare solo lui sa cosa, sperando di rivedere spiegar di nuovo le sue ali e sorprenderci ancora una volta.

di

Andrea Emanuele Masala