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Fiabe in carrozza, l’oralità e il tempo: intervista a Filippo Carrozzo

Il podcast è anche una via per ritornare a forme ancestrali di racconto e di tradizione orale, in un modo ovviamente innovato e funzionale. L’avevamo accennato tempo fa e lo ribadiamo ora come pretesto per conoscere un podcast che di questo fa il valore fondamentale.

Fiabe in carrozza non è solo un podcast in cui si raccontano fiabe. È un micro-mondo emozionale, è riscoperta di sensazione, è il tornare bambini ritrovando lo stupore dimenticato. Questo è possibile grazie alla voce che le racconta. Una voce bella, rassicurante, evocativa, custode di segreti e realtà sognanti. La voce di Filippo Carrozzo, attore teatrale nonché doppiatore e, ovviamente, podcaster. Filippo ha collaborato con vari artisti nella sua carriera (tra cui Pannofino e Carofiglio), ha realizzato progetti e spettacoli ed ha all’attivo due podcast: Le Pagine, in cui propone letture di grandi classici della letteratura, e Fiabe in carrozza. Proprio quest’ultimo si è inserito nella Top Podcast di Spotify e ITunes e ha avuto diversi riconoscimenti, tra cui Miglior Podcast Emergente al Festival del Podcasting 2018 e Miglior Podcast di Fiabe per Podcastmania. Inoltre, Filippo è da poco vincitore dell’Anello D’oro al Festival Internazionale del Doppiaggio 2019, proprio grazie a Fiabe in carrozza.

Abbiamo incontrato Filippo, il quale ci ha raccontato della sua passione e del suo podcast.

R1088. Ciao Filippo, come si è sviluppato il passaggio da attore a podcaster?

Filippo. Bella domanda. Non c’è stato un vero e proprio sviluppo. Mi considero un appassionato a cui piace studiare queste materie. Più di tutte, ovviamente, quella del teatro, da lì la mia formazione di attore teatrale. Poi, per necessità, ho scoperto che si poteva fare podcast. Quindi questo sviluppo nasce da una necessità, come tutte le cose. Dalle esigenze della vita arrivano poi delle strade o dei percorsi da poter fare. Divertirsi. In tutto ciò mi sono divertito.

R1088. Come scegli le fiabe da proporre all’interno del podcast?

Filippo. Non le scelgo, sono loro che scelgono me. Ci sono fiabe a cui sono più legato e che ho raccontato in teatro riportandole poi in podcast. Altre vengono da libri di saggistica da cui si sono messe più in luce di altre. In realtà chi racconta fiabe le racconta prima di tutto a sé stesso, quindi molto probabilmente in tutte queste storie c’è un filo rosso, bianco o giallo a cui sono legato. Le scelgo in base al periodo di vita o all’argomento. Di certo non leggo tutto il libro di fiabe di Andersen o di Grimm. Sarebbe impossibile conoscere tutte le fiabe del mondo, tutti i miti e le leggende. Ma all’interno di queste storie ci sono elementi in comune e questi, come diceva il buon Propp (n.d.r. in Morfologia della Fiaba), si ripetono e si ritrovano spesso. Per cui, anche se non le leggiamo tutte, perché poi i titoli cambiano, perché hanno nomi diversi o sono state raccontate in epoche diverse, alcune macro-storie le conosciamo tutte.

R1088. Ti occupi tu delle questioni tecniche circa il tuo podcast o qualcuno lo fa per te?

Filippo. Purtroppo me ne occupo io. È una di quelle cose che devi fare. Anche se ho pensato più volte di non eccedere nei lavori di editing. Ho in mente delle bellissime registrazioni fatte negli anni ‘80 che ho avuto modo di ascoltare. Sono prese dalla strada, voci di persone anziane, di chi ha custodito queste storie. Sono piene di suoni e rumori, piene di vita, non sono asettiche come magari oggi si tende a fare un podcast. C’è questo errore di “togliere” perché tutto deve essere pulito. Se ci penso, però, io sto raccontando una storia. Immagina me, te ed altre persone intorno ad un fuoco, con il suo crepitio. Cosa facciamo, abbassiamo il volume del fuoco? Dal vivo non si può togliere. Poi qualcuno dirà che è un podcast e che non è dal vivo. Però spesso dico a me stesso che eccessivo editing alle volte non è necessario. Il mio intento è proprio quello di arrivare a non pulire più di tanto queste storie, a raccontarle cercando di proporre quella dimensione di racconto orale, come se fosse una terza persona da me ad incidere queste storie nel momento in cui le sta ascoltando. L’obiettivo è trovare la verità, la quale non è nell’essere asettici, perfetti, puliti, perché non lo siamo e non lo saremo mai. É impossibile perché siamo umani. Poi all’ascolto ci sono cose che magari possono infastidire il filo del racconto. Anche perché un conto è avere il narratore che affabula dal vivo, un conto è riuscire ad affabulare solo con le parole e in contesti sconosciuti. Io non so cosa fai e dove sei tu, ascoltatore, quando schiacci play. Il tutto sta nel mantenere l’attenzione per quei 15-20 minuti della storia. È più difficile farlo in audio che di persona perché potrebbero esserci mille e una distrazione. Quindi si, a volte i suoni vanno evitati per non rompere quella bolla di magia.

R1088. Con il tuo podcast hai ottenuto e stai ottenendo successo, con dei premi vinti ma soprattutto tantissimi ascolti. Come gestisci questo successo sul piano personale ma anche lavorativo? Magari dovrai mantenere un profilo più alto sui social e allo stesso tempo tenere i ritmi di pubblicazione del podcast.

Filippo. Da grandi premi derivano grandi responsabilità. È stato un bel momento perché mi fa pensare con sguardo sartriano al mio percorso. E sicuramente capirò tra 20 anni tutto quello che è successo e che ho fatto oggi. Togliere il velo di Maya in questo tempo presente non è possibile. Profilo bassissimo sempre. Ho pensato di pubblicare nudi dopo questo successo ma credo che desisterò da questo turpiloquio visivo del mio corpo messo a nudo (n.d.r. risate). A parte gli scherzi non c’è nessun cambiamento. C’è un grazie a tutti quelli che hanno contribuito in qualche modo, che mi hanno supportato e dato consigli. Poi i ritmi rispetto a questa cosa non cambiano. Pubblico le fiabe quando mi va. Non sono schiavo di un workflow magnetico perché non c’è la necessità. Fondamentalmente le fiabe le incido per me e le condivido con altre persone, con tutti coloro che hanno la pazienza e il tempo di ascoltarle. Il tempo è fondamentale. Quando apriamo il player c’è una barra che scorre: è il tempo che passa. Da quando inizia a quando finisce saremmo una mezzora più anziani, più saggi, non più gli stessi di prima. È come togliere un pezzetto da una nuvoletta di zucchero filato: quelle sono le incisioni del tempo. Rendere meccanica questa cosa non sarebbe giusto. Né stacco un pezzetto quando ne ho voglia e quando lo sento. Più perché lo voglio fare e non perché si deve fare. Concludendo: non cambia nulla. I riconoscimenti sono non tanto a me persona quanto ad un genere letterario che chiamiamo fiaba.

R1088. Vuoi dire qualcosa agli ascoltatori di podcast e lettori di InnerPodcast?

Filippo. L’invito è quello di riuscire a trovare meno definizioni per sé stessi e fare più cose per sé stessi e per gli altri. Diffido da chi trova definizioni per sé stesso e per gli altri, chi lo fa ha un potere innaturale, quello di essere arrivato a cento anni e tornare indietro tipo Dark, la serie di Netflix. Parlavamo di tempo. Siamo ancora nel pieno della vita e del percorso, definirsi all’inizio o a metà di esso è come dire “vedo già la fine”. Le fiabe, per esempio, non definiscono e non sono definite e questo mi piace molto.

 

Potete ascoltare Fiabe in Carrozza di Filippo Carrozzo su tutte le piattaforme digitali di streaming audio e podcast: LINK

 

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