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“Io sono l’altro”, sono tuo fratello, non un nemico; sono tuo amico.
In Lak’ech” nella cultura maya non è solo un saluto ma una visione della vita. Questa espressione può essere tradotta come “io sono un altro te” o “tu sei un altro me” e in entrambi i casi ci racconta di quanto l’altro sia imprescindibile nella nostra vita e di come siamo soltanto particelle di un tutto insondabile. Con questa bella espressione appartenente alla cultura maya, Niccolò Fabi ha presentato ieri mattina, 11 settembre 2019, dopo quasi due anni di assenza, un nuovo singolo, “Io sono l’altro“, primo estratto del suo nuovo album “Tradizione e Tradimento” in uscita il prossimo 11 ottobre.

niccolò fabi io sono l'altro album

Niccolò Fabi ci racconta chi è l’altro, ci dimostra che noi stessi siamo l’altro; descrive l’empatia come l’unica modalità per sopravvivere, come l’unica materia che non dovremmo mai dimenticarci di insegnare nelle scuole. Perchè conoscere e praticare i punti di vista degli altri è una grammatica esistenziale essenziale ma al contempo difficile da apprendere.

Essere empatici vuol dire, infatti, almeno per un momento, sforzarsi di indossare i vestiti di chi ci sta accanto; vestiti scomodi che probabilmente non ci stanno bene e che forse parlano un po’ del nostro passato e, perchè no, potrebbero parlare anche del nostro futuro, ma di certo non parlano del nostro presente. Indossarli ci aiuta a trasformare le parole in carezze; ci insegna che le parole hanno un peso, custodiscono bellezza ma possono anche ferire.

Quelli che vedi sono solo i miei vestiti; adesso facci un giro e poi mi dici

Io sono l’altro” è una carezza: la melodia ti culla, la voce di Niccolò ti avvolge, è dolce, sensibile, empatica, la sua penna è inconfondibile… potrei riconoscere i suoi racconti tra milioni. È straordinario il suo modo di raccontare una storia, così delicato ma allo stesso tempo forte. La parole si susseguono una dietro l’altra rapidamente, con fluidità e sembra quasi non lascino traccia. Eppure restano, tornano, non riesci più a staccarle di dosso.

Niccolò Fabi è diretto, non ci gira molto intorno; nelle sue canzoni il messaggio è sempre puntuale. Ascoltare una sua canzone, infatti, spesso è come ricevere un pugno allo stomaco ma vi assicuro che da quella ferita e soltanto da quella ferita nascerà il fiore più bello. Un videoclip semplice ed essenziale quello di “Io sono l’altro” che vede Niccolò Fabi, su uno sfondo totalmente bianco, interpretare il testo della canzone. L’atmosfera che si crea è alquanto intima. Si ha, infatti, quasi la sensazione di star ascoltando un amico che ha qualcosa da confidarci.

Niccolò Fabi tradizione e tradimento

Chi sono io? Chi è l’altro? Perchè la diversità continua a farci così tanta paura? Ma poi, qual’è la normalità? Siamo sicuri che esista davvero? Chi sono io per giudicare l’altro senza aver prima provato almeno per un istante ad indossare le sue scarpe e percorrere la sua strada? Questo testo continua ad interrogarmi…

Io sono l’altro, puoi trovarmi nello specchio: la tua immagine riflessa, il contrario di te stesso.

Mi inceppo su queste parole: lo specchio, il contrario di me stesso. Sono come un boomerang che ti sbatte in faccia la tua fragilità. Si, perchè lo sai bene che quell’immagine riflessa non rappresenta la tua vera essenza. È ciò che desideri gli altri vedano di te, è la maschera che hai abilmente cucito sul tuo viso. Non sei tu, la vita non è un’opera teatrale, quella è tutta finzione. Io sono l’altro, l’altro è me stesso: siamo più simili di quanto crediamo. Quante storie vengono scritte nelle nostre strade, chissà quale storia custodiscono i miliardi di piedi che hanno incrociato i nostri passi.

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente; sii gentile, sempre!

 

 

 Io sono l’altro – Niccolò Fabi

Io sono l’altro,

sono quello che spaventa.

Sono quello che ti dorme nella stanza accanto.

Io sono l’altro,

puoi trovarmi nello specchio:

la tua immagine riflessa, il contrario di te stesso.

Io sono l’altro,

sono l’ombra del tuo corpo,

sono l’ombra del tuo mondo,

quello che fa il lavoro sporco al tuo posto.

Sono quello che ti anticipa al parcheggio

e ti ritarda la partenza,

il marito della donna di cui ti sei innamorato.

Sono quello che hanno assunto quando ti hanno licenziato.

Quello che dorme sui cartoni alla stazione,

sono il nero sul barcone;

sono quello che ti sembra più sereno

perché è nato fortunato o solo perché ha vent’anni in meno.

Quelli che vedi sono solo i miei vestiti;

adesso facci un giro e poi mi dici.

Io sono il velo

che copre il viso delle donne,

ogni scelta o posizione che non si comprende.

Io sono l’altro,

quello che il tuo stesso mare

lo vede dalla riva opposta.

Io sono tuo fratello, quello bello.

Sono il chirurgo che ti opera domani,

quello che guida mentre dormi,

quello che urla come un pazzo e ti sta seduto accanto,

il donatore che aspettavi per il tuo trapianto.

Sono il padre del bambino handicappato che sta in classe con tuo figlio,

il direttore della banca dove hai domandato un fido,

quello che è stato condannato,

il presidente del consiglio.

Quelli che vedi sono solo i miei vestiti;

adesso vacci a fare un giro e poi mi dici.