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Storia diversa per gente normale, storia comune per gente speciale

A tutti quelli che hanno conosciuto lo spavento, la crudeltà, l’amore infinito di cui l’uomo è capace. Come Tito, in una lacrima, appeso ad una croce. A chi di noi ha pianto le notti, per gioia o per rabbia, come fosse fuori di sé, come fosse matto. Agli amanti, stretti in un momento durato tutta l’eternità. A quelli che hanno perso la fede e non la fiducia. Alle donne, ai bambini di un villaggio, agli sprezzanti e agli uomini di mondo. Alla morte, giovane, snella, seducente morte che ci lucida gli occhi e rende ogni sentimento degno di essere vissuto.

A tutti questi hai regalato parte di un’anima, portandoci con te nei tuoi testi, nelle interviste, nel colore che sempre hanno avuto le tue note, poesie, parole.

Bologna accoglie il tuo ricordo a voce piena e cuore in fiamme, quasi a riscaldare la piazza, gelida ed emozionata per l’anniversario del giorno in cui la tua musica ha perso la tua voce per essere portata avanti da chi è rimasto, diventando tradizione, diventando eternità.

Alcune chitarre, un paio di canzonieri. Percussioni, armonica, fisarmonica. In balia del brivido di un’emozione che commuove, centinaia di persone, tante da dividersi in diversi gruppi sotto l’imponenza austera di San Petronio, hanno cantato fino a smarrire la voce. Il tuo impegno di una vita, un filo rosso che per qualche ora ha legato il cuore di tutti, ma solo per farli ancora più liberi.

Seconda corda primo tasto. Terza corda secondo tasto. Quarta corda secondo tasto. Un uomo di spalle, capelli scuri, siede al centro del cerchio mentre chi scende da via D’Azeglio sente, palpitanti e gonfie d’emozione, le melodie di Via del campo, Bocca di rosa, Il pescatoree altri capolavori. Impossibile che le voci riunite sul crescentone venerdì sera non ti abbiano percepito vicino, fraterno in quei momenti. Tanto vicino da sentirsi felici di aver cantato e suonato con te, oltre che per te.

Niente più parole sicure, abbiamo chiesto soccorso alle tue per farci ascoltare. Altro non resta che raccontarti, mostrare com’eri e cosa ci hai lasciato, condividerti con chi ci sta accanto, per vivere meglio il mondo che ci portiamo nel cuore. Tu lo hai insegnato.

Nella semplicità e verità del nostro gesto stava la nostra riconoscenza più profonda.

Grazie Faber

Cos’altro vi serve da queste vite, ora che il cielo, al centro, le ha colpite?

Ora che il cielo, ai bordi, le ha scolpite?