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Articolo scritto da Lorenza Ferraro e Caterina Cammilleri

Fratelli…

Ore 20.52: Don Fiorello benedice la 70’ edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo.

Inizia subito la gara di #SanremoGiovani con una doppia sfida a eliminazione diretta. Clamorosa la sconfitta degli Eugenio in Via di Gioia travolti dal loro stesso Tsunami. Pura follia! Ad avere la meglio la sedicenne Tecla Insolia con la sua 8 marzo che dimostra la forza delle grandi tematiche sociali. Semifinale stra-meritata anche per Leo Gassman che trionfa su Fadi, nella seconda sfida, con Va bene così. Gran bel pezzo. E lui una piacevole scoperta. Potremmo dire che va proprio bene così!

Un sogno chiuso nel cassetto dal 1997 si trasforma questa notte in un sorriso contagioso. Tiziano Ferro, il sorriso è suo, mentre si esibisce per ben tre volte sul palco dell’Ariston interpretando rispettivamente Nel blu dipinto di blu, Almeno tu nell’universo e Accetto miracoli. Visibilmente emozionato, riesce a stento a trattenere le lacrime. E noi, caro Tiziano, avremmo voluto essere lì ad abbracciarti. La verità è che ti si vuole bene.

Albano e Romina arrivano sul palco dell’Ariston per un’ondata di ricordi e di Felicità. Nostalgia canaglia.

Inserto promozionale per Gli anni più belli di Gabriele Muccino. Recitare è raccontare storie ma anche e soprattutto saper emozionare. Loro ci sono riusciti. Anche Emma Marrone fa la sua parte. Leggermente affaticata ma con la grinta che l’ha sempre contraddistinta sale sul palco per ben due volte. Non è l’Inferno resta la canzone simbolo del suo Sanremo.

i big.

Per parlare delle canzoni dei big in gara (”12 come gli apostoli”, parola di Fiorello) useremo tre colori:

blu per gli approvati, rosso per i sassati e giallo per coloro che non sono riusciti a metterci d’accordo.

Irene Grandi (Finalmente Io). Blu elettrico. Sui tacchi barcolla ma non molla. La penna di Vasco si riconosce e lei è all’altezza del brano. Lo spirito Rock non muore mai. Lo stile, invece, è defunto da un bel pezzo.

Marco Masini (Il confronto). Biondo invecchiato. Nel pieno rispetto del suo personaggio: solita barba, soliti occhiali. Potrebbe anche essere tra i migliori se non fosse per qualche stecca di troppo.

Rita Pavone (Niente. Resilienza74). Rosso fuoco, quando si sta spegnendo. Partiamo dal fatto che la parola “resilienza” andrebbe cancellata da ogni vocabolario. Basta! Tiene il palco come una ventenne anche se ventenne non è più. Peccato per i “canotti” al posto delle labbra. Avremmo voluto capire le parole del testo.

Achille Lauro (Me ne frego). Giallo brillantino. L’artista è di parola e se ne frega in tutti i sensi. Nelle prossime ore il trash raggiungerà livelli altissimi con i vari fotomontaggi. Non vediamo l’ora. Ed il brano? Potevamo anche fare a meno della “Rolls Royce 2.0”.

Diodato (Fai Rumore). Blu oltremare. Non delude le aspettative. Il suo è un volo struggente. Con Fai Rumore si piazza direttamente in cima alla nostra classifica virtuale. Peccato per il cappotto alla “Matrix”.

Anastasio (Rosso di rabbia). Giallo ocra. Causa di grandi divergenze sul divano di Radio 1088. Il pezzo o piace o non piace. Non ci sono mezzi termini. Anche lui conferma le aspettative abbastanza alte con un testo dal forte impatto emotivo. Rosso di rabbia, sì, ma non di sassato!

Le vibrazioni (Dov’è). Rosso sangue rappreso. Vieni da me ci manca, e pure tanto! Continuando su questa linea finiranno presto per rapprendersi anche loro. Date un Lexotan all’interprete di LIS. Ad un certo punto sembrava lui il protagonista.

Elodie (Andromeda). Rosso bic della professoressa inca**ata. Mahmood può cantarlo solo Mahmood. Elodie, ci spiace…torna al prossimo appello.

Bugo e Morgan (Sincero). Rosso guardia di Buckingham Palace. Qualcuno gli faccia sapere che abbiamo il First e l’inglese lo capiamo. Canzone valida ma performance discutibile. Bugo: il quinto Beatles.

Riki (Lo sappiamo entrambi). Giallo paglierino. Oltre le aspettative ma qualcosa ancora non ci convince. La prossima volta non calcare il palco dell’Ariston in tuta.

Alberto Urso (Il sole a est). Rosso Mattone. Outfit basico. Il tenore gioca facile con un testo ed una melodia già sentiti che rasentano il banale. Forse è il caso di svecchiarsi un po’.

Raphael Gualazzi (Carioca). Blu carioca. Ha portato il jazz in Brasile e ci è piaciuto proprio tanto. Tolto il cappello, outfit perfetto.

Ecco la nostra classifica virtuale che tiene conto delle canzoni e delle rispettive performance.

  1. Diodato (Fai Rumore): 9
  2. Raphael Gualazzi (Carioca): 8.5
  3. Anastasio (Rosso di Rabbia): 8
  4. Achille Lauro (Me ne frego): 8
  5. Irene Grandi (Finalmente Io): 7 +
  6. Riki (Lo sappiamo entrambi): 6.5
  7. Marco Masini (Il confronto): 6 +
  8. Bugo e Morgan (Sincero): 6
  9. Le Vibrazioni (Dov’è): 6-
  10. Rita Pavone (Niente. Resilienza74): 5.5
  11. Alberto Urso (Il sole a est): 5
  12. Elodie (Andromeda): 4.5