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Roberto Mancini: come lui solo il mitico Pozzo

di SIMONE NOBILI

Era evidente che il rapporto tra la Nazione Italiana e Roberto Mancini non potesse concludersi con l’avventura da calciatore di quest’ultimo. Per chi come me guardava le sue partite in tenera età, avrà sicuramente un grande ricordo di questo prolifico attaccante, capace di far vincere alla Sampdoria il suo primo unico e scudetto della storia e di partecipare alla finale della Coppa dei Campioni persa ai supplementari contro il Barcellona. Mancini si ripeterà poi al termine della carriera con la Lazio dei record a cavallo del nuovo millennio, conquistando la Supercoppa Uefa contro il Manchester United e lo scudetto proprio nell’anno del Giubileo.

Tuttavia, durante il decennio in cui ha vestito la maglia azzurra, Mancini viene ricordato più per le polemiche con allenatori e stampa che per le prestazioni sul campo al quale aveva abituato gli italiani. L’episodio chiave risale agli Europei del 1988: Mancini si fa trovare pronto su un passaggio rasoterra di Donadoni e con il destro porta in vantaggio l’Italia contro la Germania Ovest padrona di casa. Potrebbe essere l’inizio di una grande storia, soprattutto dopo il flop italiano ai Mondiali in Messico di due anni prima. Il Mancio invece di abbracciare i propri compagni corre verso la tribuna stampa rivolgendo ad essa gesti chiaramente polemici e rabbiosi. La partita finirà in pareggio e questo rimarrà il simbolo dell’oscura avventura di Mancini in Nazionale.

Come è scritto nel DNA del nostro popolo, tendiamo a dimenticare facilmente le parole e i gesti delle persone, buoni o cattivi che siano.

Il 14 Maggio del 2018, il Mancio viene nominato commissario tecnico della Nazionale Italiana, chiamato a risollevare le sorti dopo la tremenda parentesi con Giampiero Ventura, conclusasi immediatamente dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018. Mancini ha già la fama di essere un vincente come allenatore, essendo stato all’Inter negli anni post Calciopoli e avendo riportato lo scudetto a Manchester, sponda City, 44 anni dopo l’ultima volta.

Ma questa volta la posta in palio è molto alta. In Nazionale si ha sempre poco tempo per mettere in pratica le proprie idee e lavorare con i calciatori. Mancini imposta quasi da subito una politica più vicina ai club, rispondendo con i fatti al pensiero popolare che in Italia non ci siano più giovani pronti ad indossare la maglia azzurra. Negli incontri disputati finora, il CT è riuscito ad inserire tra i convocati 47 nomi diversi, molti dei quali chiamati ad esordire con questa maglia. Anche se alcuni non sono riusciti ancora a scendere in campo, tutto ciò è servito a creare entusiasmo tra i ragazzi, che si sentono presi in considerazione e vedono premiate le loro prestazioni con i rispettivi club.

Il risultato, ad oggi, è stato magnifico. Mancini ha eguagliato il record, non ancora chiuso, di 9 vittorie consecutive, appartenente ad un mostro sacro come Vittorio Pozzo, CT capace di portarci due volte sul tetto del mondo. A breve si concluderanno le qualificazioni per gli Europei del 2020, che per la prima volta non avranno una sede fissa, ma si disputeranno in 12 città diverse in maniera itinerante. L’Italia ha già staccato il pass per questa competizione, e le ultime partite di qualificazione serviranno per rodare ancora di più i meccanismi della squadra e tenere il gruppo unito. Il riscatto del mister con questa maglia sembra essere avvenuto, conquistando la fiducia del popolo in vista delle competizioni più importanti.

In una recente intervista, Gabriele Gravina, attuale presidente della FIGC, dopo aver rinnovato il contratto a Mancini per altri due anni, ha dichiarato che per il CT è previsto un premio in caso di vittoria dell’Europeo, uno per l’accesso ai Mondiali e un altro che se succede andranno insieme a Medjugorje. E tutti noi, probabilmente, andremo a Medjugorje con loro in quel caso.