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Articolo di Fabio Ciraci

Nulla crea confusione, disinformazione e giudizi affrettati come un periodo di crisi, soprattutto per quanto riguarda l’ambito economico, sicuramente fra i più delicati da trattare in assoluto. La necessità attuale di una manovra forte che aiuti l’Italia e gli altri Paesi vicini colpiti dal Coronavirus è strettamente legata alle decisioni dell’Unione in materia. Ad oggi, fra i titoli che colorano i telegiornali, leggiamo quotidianamente di MES e di Eurobond – o “Coronabond” – come soluzioni di aiuto agli Stati. Eppure, anche per chi non li avesse sentiti nominare prima, non si sta parlando di novità.

Da febbraio di quest’anno prima in Italia, in seguito nel resto del continente, le casse di Stato si sono ritrovate in una condizione a dir poco estrema, originando una continua e forsennata ricerca di denaro per pagare pensioni, stipendi, sanità e altri servizi. Mentre i cittadini chiedevano a gran voce di essere sostenuti, il governo si attivava per cercare i finanziamenti necessari. E le strade percorribili per reperire questi fondi erano ridotte solamente a due, la cui percorribilità è strettamente legata ai tempi di attuazione. Stiamo parlando proprio dei tanto discussi Eurobond e del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità).

Affrontiamo i due casi separatamente. Nel 1999 gli Stati membri dell’Unione rinunciavano alla propria moneta in favore di una che fosse più forte ed unificata, stampata e controllata da un solo ente: la Banca Centrale Europea; i singoli governi conservavano tuttavia la possibilità di gestire il proprio debito pubblico in maniera autonoma e secondo le proprie esigenze. Nel 2008, durante la crisi del mercato immobiliare, nacque la proposta di istituire degli Eurobond (quelli che, con particolari vincoli e condizioni, vengono ora chiamati Coronabond perché legati a questa particolare crisi) per finanziare le economie in perdita di quegli Stati che non avevano più il controllo sui propri tassi d’interesse: stiamo parlando di titoli che venivano emessi dalla BCE con tassi di interesse bassi e credibilità molto alta, in quanto non emessi da un singolo stato ma dall’intera unione monetaria. Con la creazione di questi titoli alcuni stati più forti (come la Germania), rinunciavano alla propria forza economica autonoma per venire incontro alla necessità degli stati più deboli. Questa situazione sembrava ottimale, ma la problematica oggettiva e tuttora in discussone è che questa con soluzione le economie più povere possano approfittare della stabilità di quelle più stabili per fare debito senza limiti. Ebbene la situazione oggi è la stessa. In dieci anni, infatti, fino all’alba della nuova crisi epocale odierna, la soluzione non è ancora stata trovata e il nord Europa lamenta di vedersi aumentate le tasse mentre altri Paesi continuano a chiedere al sistema maggiore flessibilità. L’ottimo sarebbe forse trovare un compromesso sul debito nel rispetto dei limiti imposti, ma è chiaro che non si sta parlando di decisioni semplici e immediate.

 

 

La seconda soluzione è quella di fare ricorso al MES (ESM European Stability Mechanism). Creato nel 2012 per aiutare alcuni Stati in crisi a riprendersi come Grecia e Spagna, il Meccanismo crea titoli obbligazionari garantiti da un fondo interno (in cui l’Italia partecipa per il 17%, e possiede diritto di veto su coloro a cui fare finanziamenti), che quindi garantisce di poter ripagare qualsiasi titolo. Facendo affidamento su un sistema simile, il MES non possiede però veri e propri tassi di interesse ai quali venire ripagato e questo lo rende più scomodo per i Paesi che ne sono maggiormente coinvolti. Anche in questo caso, dunque, gli interessi dei singoli Stati in causa non vanno tutti nella stessa direzione. Sulla solidarietà tra Paesi europei dell’Unione e la scelta della strada da percorrere si gioca oggi la scommessa sul futuro dell’Europa come entità politica e monetaria, la cui identità e la ragione stessa del suo esistere potrebbero essere messe in discussione qualora ognuno dei membri non contribuirà alla nascita di un nuovo equilibrio che veda tutti protagonisti, responsabili e solidali nella comune casa europea.

Paesi che sono stati aiutati dal MES, con veto Italiano a favore

 

 

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PS. Gli influencer non valgono come fonte di informazione