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La canzone di una generazione. Una generazione capace di sognare.
23, un numero non banale nella storia del basket. Michael Jordan prima, Lebron poi e ora VanVleet neo vincitore del titolo NBA con i Toronto Raptors. Per puro caso, 23 sono i playground che ho visitato durante questi mesi a New York.

Il mio incredibile viaggio nella terra della pallacanestro è cominciato il 31 marzo. I voli di andata Bologna-Londra e Londra-JFK mi hanno riportata nella Grande Mela per immergermi nella cultura dello street basketball. Primo appuntamento il 1 aprile al Barclays Center, per un’importante sfida fra Brooklyn Nets e Milwaukee Bucks. Vedere Giannis Antetokounmpo dal vivo, candidato MVP della stagione, è stato, come si dice in America, AMAZING.

The Greek Freak è indescrivibile, un concentrato di forza, potenza, precisione e concentrazione. Al termine della partita, prendendo coraggio, ho lanciato sui canali social del mio blog “Il basket secondo Mez” il mio primo collegamento post partita in diretta. Nei giorni seguenti, in contatto con i miei colleghi di cabina Marco e Gabry del programma “The Splash Bros + Sis”, abbiamo ideato alcuni collegamenti esclusivi dagli States per Radio 1088. Primo appuntamento: l’ultima partita della carriera di Dwayne Wade al Barclays Center.

Metro da Manhattan fino a Brooklyn per raggiungere il piazzale gremito di tifosi. Camminando fra le persone ho captato le reazioni dei presenti e ho preparato il nostro primo intervento dedicato alla leggenda dei Miami Heat. Dopo pochi giorni, con l’inizio dei playoff e la qualificazione dei Brooklyn Nets, il Barclays Center era ormai il mio “ufficio” a cielo aperto, raccontavo novità e aggiornamenti del basket oltreoceano. Seguivo l’Nba in diretta, registravo i game recap e alcuni speciali per il programma nel rooftop del mio palazzo fino a tarda notte. Parallelamente a tutto questo, proseguiva il lavoro per il mio blog, visitando playground e scoprendo curiosità e particolarità da Harlem all’East Village, da Bay Ridge fino a Coney Island.

La scoperta dello street basketball di New York mi è costata una quantità indefinita di passi, un ombrello rotto, caffè, barrette, damigiane d’acqua e il mio solito polpaccio destro praticamente lacerato. Eppure ne è valsa la pena. Raggiungere un nuovo playground, nonostante cambi di metro, ritardi, temperature rigide, venti artici o caldo torrido, era un’emozione indescrivibile. Le basketball court del mio tour hanno raccolto le mie lacrime, il sudore, la fatica, la felicità, ma soprattutto la soddisfazione di andare contro l’ordinarietà e seguire la passione per creare qualcosa di nuovo, qualcosa di mio.

A tutti i visionari, i creatori o semplicemente gli ottimisti lascio una citazione del grande MJ dedicata a tutti i sognatori instancabili

“Some people want it to happen, some wish it would happen, others make it happen” (Michael Jordan)

 

Articolo di Chiara Mezzini

L’autrice tiene a ringraziare Kiara Di Paola di New York City 4 All