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La serata duetti corre la Milano – Sanremo

Io non sono come le mie colleghe, io sono molto meno oggettivo. Ore 02:08 e Amadeus ci lascia andare, attentando nuovamente alla nostra fedeltà al Festival. Uno spettacolo infinito, più lungo che spettacolare, riassumibile in un iconico messaggio di una cara amica: “Ci sono troppi concorrenti tra questi ospiti”. La sensazione è di un tentativo di sopperire la scarsità generale degli artisti in gara con ospiti capaci di ricordare cosa significa cantare e soprattutto cosa significa fare musica. Dopo i Ricchi e Poveri di mercoledì, ieri sera ci ha pensato Mika, artista eclettico e vivace, capace di reinterpretare dignitosamente anche De André. Ci prova anche Tiziano Ferro a fare colpo, ma il confronto con Mika è impietoso: culo a strisce (arcobaleno).

Da notificare l’impresa di Georgina Rodriguez nel riuscire a dare ragione ad Amadeus: non solo dimostra di saper stare un passo indietro, ma convince tutti che per lei sia la cosa migliore da fare. Imbarazzante. Si aggiunga poi lo sguardo perennemente assente di CR7 in prima fila, forse inconsapevole di dove si trovasse.

Benigni osa e non poco con un pubblico esausto in partenza, ma il suo è un lavoro elegante e certamente più interessante di tante sviolinate. Finalmente il sesso, trattato con la libertà di chi conosce. Se i culi dell’Ariston si sono alzati per Rita Pavone, per il Roberto Nazionale avrebbero dovuto accennare una twerkata. Forse ha chiesto troppo al pubblico, anche se non si può dire non abbia dato tutto se stesso.

Ora andiamo con le valutazioni, divise con i colori di baglionesca memoria.

BLU i promossi, ROSSI i sassati, GIALLI i controversi. Per alcuni invece il nulla, perché se c’è una cosa peggiore di una performance brutta è una performance piatta. Solo alla fine il mio personale vincitore.

 

Levante – Michielin – Maria Antonietta (Si può dare di più), BLU Paperoga

Le tre giovani voci si misurano con uno dei pezzi più cult della storia del Festival, cantato da artisti divenuti vere e proprie icone. Il confronto è inutile, ma il lavoro delle giovani è fresco, rispettoso e rispettabile. La Michielin sfoggia uno degli outfit peggiori di sempre: l’avrà trovato al bar dell’indiano.

Tosca – Silvia Perez (Piazza Grande), GIALLO Erasmus

Ok, hanno toccato un pezzo intoccabile, riarraggiandolo e traducendolo nella lingua meno seria del mondo e per questo non potranno mai essere blu, però…c’è un però. È una cosa divertente, da condividere, quasi una storia da raccontare una sera a cena. In fondo le canzoni di Dalla sono il modo migliore per raccontare Bologna, diciamo che questa è la versione per gli Erasmus di Oviedo. Sì, sto pensando anche a Javier Bardem.

 

Le Vibrazioni – Canova (Un’emozione da poco), ROSSO Asfissia

Sia chiaro: non sono un hater di questi due gruppi. Anzi, ricordo un primo maggio in cui andai a sentire Sarcina e compari in piazza Maggiore. Qui però siamo davvero caduti in un baratro senza salvezza, devastando un pezzo dall’altissima caratura. Francamente ho sperato fino all’ultimo nell’arrivo dello Zingaro in cerca di vendetta per la povera coppia Oxa-Fossati, purtroppo non sono stato esaudito.

Giordana Angi – SOLIS String Quartet (La nevicata del ’56), BLU Fazzoletto

Il canto c’è (se credete sia scontato non avete davvero idea di cosa ci stiano propinando), il rispetto anche. La Angi mi sorprende rendendo omaggio a un pezzo esemplificatore di uno stile, il nostro stile, quello fondato sulla narrazione. C’è nostalgia e in questo c’è sentimento, c’è il gelo della neve ma anche il calore del suo racconto: i suoi sono una manciata di minuti di alto livello, capaci di mediare a non poche brutture.

 

Anastasio – Premiata Forneria Marconi (Spalle al muro), GIALLO Chioma

Anastasio si sta difendendo bene quest’anno, qui però non mancano le sbavature. A portarlo in alto è una collaborazione del tutto inattesa con il più grande gruppo della storia del nostro Paese, capitanato da un Franz Di Cioccio (alias Phil Collins italiano) sempre in grande forma. E francamente alla PFM non si può che regalare, sempre, un grandissimo applauso.

 

Achille Lauro – Annalisa (Gli uomini non cambiano), ROSSO Ziggy

Ho il suo libro all’ingresso di casa mia e la sua 1969 è stata una costante del mio autunno, ma arrivati a questo punto bisogna essere sinceri e non nascondersi. La serata di Achille Lauro è iniziata ed è finita nel camerini, quando si è vestito da David Bowie. Una altro riferimento importante, una rievocazione di un mostro sacro, peccato fatta in modo completamente acefalo. La sua performance è zero, perché la voce non c’è. E quella voce, per cantare questa canzone, non si può certo inventare in un ufficio. Peccato per Annalisa, in gran forma.

 

Pinguini Tattici Nucleari (medley sanremese), BLU Fucsia e molte altre cose

Mai mi sarei aspettato di farlo, ma vista com’è andata la serata non ho alternative. Il gruppo di scappati di casa di Bergamo riesce a movimentare un elettrocardiogramma piatto e con poche speranze e ridona al Festival la visione di uno dei motivi per cui esiste la storica serata del giovedì, ovvero evidenziare la canzone italiana e le sue mutazioni nel tempo. Minuti di divertimento per lo più scanzonato e proprio per questo efficace. La tecnica c’è, anche se non parliamo di eccellenza.

 

Diodato – Nina Zilli (24mila baci), GIALLO chi ha abbinato quei colori?

Li inserisco perché Diodato è tra i favoriti alla vittoria finale e perché con loro ho occasione di rendere omaggio ai lavori coreografici di contorno al Festival. In questo caso la coreografia riesce a impreziosire l’esibizione, rendendola più magnetica. Il feeling tra i due non è memorabile, ma abbiamo visto di peggio. Apprezzabile il tentativo di cimentarsi in un riarraggiamento di un pezzo così nazionalpopolare.

 

Elettra Lamborghini – Myss Keta (Non succederà più), ROSSO Cuore

Dio solo sa quanto sia legato alla Myss e a Riccanza, ma come per Lauro è giusto dire le cose per come stanno: abbiamo assistito a qualcosa di ridicolo. Elettra non sa cantare, meglio issare bandiera bianca e non provarci più. Ma poi, non le bastava il reggaeton? La Myss…ora va così, speriamo si ricordi di essere la nostra regina.

 

Il mio vincitore

Paolo Jannacci – Francesco Mandelli – Daniele Moretto (Se me lo dicevi prima)

Questione di cuore, questione di fascinazione per quella Milano leggendaria rappresentata da un gruppo di giganti dell’arte. La serata cover e duetti, oltre che essere una grande possibilità di celebrare, è un momento in cui è possibile riprendere tradizioni ormai scomparse. C’era una volta una Milano in cui non bastava cantare, non bastava suonare, non bastava recitare, non bastava far ridere: c’era una volta una Milano in cui si potevano e si dovevano fare tutte questa cose assieme e insieme a tanti, con il pubblico molto vicino, tra le piazze e i capannoni di via Colletta. Il grande fenomeno dei cantattori, oggi sconosciuti e bistrattati, è legato a doppio filo alla storia di una Milano in bilico tra bombe e libertà. Paolo Jannacci ci porta all’interno della sua famiglia, ma allo stesso tempo ci porta all’interno della storia di migliaia di famiglie, la storia di padri e di madri con l’impermeabile nella nebbia meneghina, di figli educati alla parola col grammelot e dei tram carichi di questi rivoluzionari silenziosi. Jannacci interpreta perfettamente il vero significato del giovedì sanremese, peccato vederlo relegato all’1:25. Chapeau.