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Febbraio: arriva il momento degli Oscar.

Lunedì mattina, alle ore 6 circa, sapremo quale pellicola sarà insignita del più prestigioso premio cinematografico dell’anno. Ve lo giuro: ero più emozionato alla finale del Biografilm. Gli Oscar, per me un tempo punto più alto dell’anno nonché evento tutto da vivere, hanno perso molto, almeno ai miei occhi. Mi sono accorto di quanto cinema bello e sincero abbiamo accanto a noi e non dall’altra parte dell’Atlantico e del fatto che gli europei, in fatto di gusto, hanno davvero una marcia in più. Lo dico senza paura ma anche senza presunzione, a parlare sono i miei occhi e il mio animo, memori di molte esperienze in sala. Gli americani per fare grandi film hanno gli attori, i soldi, gli spazi, le tecnologie…e le idee? Quelle, forse, iniziano davvero a scarseggiare.

Andiamo a dare un’occhiata ai nove film in lizza.

A star is born

Parto da questo, opera prima di Bradley Cooper alla regia, perché credo sia la testimonianza di quell’assenza di idee appena citata. Cooper (candidato come Miglior Attore Protagonista) in stato di grazia, una sorprendente Lady Gaga (candidata come Miglior Attrice Protagonista), una fotografia e una regia di altissimo livello non salvano un film totalmente privo di sceneggiatura (ovviamente candidata anch’essa, tra le Non Originali) e quindi di spessore. Tutto banalmente già visto, una bella copertina senza il libro all’interno. Peccato, perché di talento in questa produzione ce ne sarebbe stato molto da sfruttare.

L’Academy ha nominato la pellicola di Cooper anche ad altre quattro statuette: Fotografia, Sonoro, Attore Non Protagonista (Sam Eliott) e Canzone Originale (la hit radiofonica Shallow).

 

BlacKkKlansman

L’ultima opera di Spike Lee è il classico film che può meritare la nomination ma non potrà mai vincere gli Oscar. C’è per merito, per riconoscere qualcosa all’ambizione, ma essere lì è già più di quanto di potesse sperare. Questo irriverente film, passato anche da Cannes, si vede in lizza, oltre che per quella di Miglior Film, per ben cinque statuette: Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Non Originale, Miglior Montaggio, Miglior Colonna Sonora e Miglior Attore Non Protagonista (Adam Driver, di cui segnalo l’interpretazione nel delicatissimo film Paterson).

 

Bohemian Rapsody

Io lo dico apertamente: non l’ho visto, banalmente perché non mi interessa in alcun modo. Candidato anche per Montaggio, Montaggio Sonoro, Sonoro e Miglior Attore Protagonista per Rami Malek, quello di Breaking Dawn – Parte 2.

 

Vice

Qui siamo dirimpetto al classico film carichissimo di attori al TOP. Adam McKey, già visto agli Oscar con La Grande Scommessa, ha diretto in questa pellicola sui magheggi della politica Steve Carell, Amy Adams(non c’è bisogno di presentazioni, è candidata come Miglior Attrice), Sam Rockwell(anch’egli candidato tra i Non Protagonisti, l’abbiamo visto l’anno scorso nello straordinario Tre manifesti a Ebbing, Missouri) e uno stratosferico Christian Bale, probabilmente vincitore. Il film corre anche per il Montaggio, la Sceneggiatura Originale, il Trucco e la Regia.

 

Black Panther

Non ho visto nemmeno questo, non è il mio genere. Però è interessante ed è in corsa per parecchi premi tecnici: Scenografia, Costumi, Montaggio Sonoro, Sonoro, Colonna Sonora. In più è candidato all’Oscar come Miglior Canzone All the star di Kendrick Lamar. Pezzone.

Roma

Già insignito dell’Oscar per l’elettrizzante Gravity, Alfonso Cuaròn rientra a sorpresa tra i nove in corsa come Miglior Film con una pellicola autorale in bianco e nero. È senza dubbio una grande soddisfazione per la Biennale, la quale lo ha già insignito con il Leone d’Oro. Roma è quell’outsider che può fare male, anche se già ora possiamo parlare di un grande successo per il regista messicano, le candidature sono addirittura 10: Miglior Regia, Sceneggiatura Originale, Attrice Protagonista (Yalitza Aparicio), Attrice Non Protagonista (Marina de Tavira), Fotografia, Film Straniero, Scenografia, Montaggio Sonoro e Sonoro.

 

Green book

Il regista del capolavoro Tutti pazzi per Mary ha tra le sue mani il favorito alla statuetta più ambita. Razzismo, America degli Anni ’60, storia di vita, musica, amicizia: le carte per assicurarsi la vittoria le hanno giocate tutte, in un film completamente sostenuto dalle interpretazioni spettacolari di Viggo Mortensen (terza candidatura per lui come Miglior Attore Protagonista) e Mahershala Alì (candidato come Non Protagonista), già visto in Come un tuono, Il curioso caso di Benjamin Button e in Moonlight, il quale gli valse l’Oscar. Per il resto, nulla che non si sia già visto e quella prevedibilità che non dovrebbe esserci in un film candidato ad essere il migliore. Mi dispiace per i tanti fan, ma secondo me gli Oscar come Miglior Film sono altri. È in lizza anche per Sceneggiatura Originale e Montaggio.

La Favorita

Per restare in tema razzismo, cito con cognizione Jamie Foxx in Django di Quentin Tarantino: “Io sono quel negro su 10mila”. Ecco, questo è quel film su 10mila. Ne ho già scritto ampiamente in un articolo per Radio 1088, ma torno a ribadire quanto Yorgos Lanthimos abbia confezionato un vero e proprio capolavoro di suoni, immagini e parole, sfruttando ottimamente il talento di purosangue come Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz (la seconda candidata come Miglior Attrice Protagonista mentre le altre due come Non Protagonista).  Solo il politically correct di Hollywood può togliere al regista greco l’Oscar dalle mani. E il suo problema è proprio questo. La Favorita è in corsa anche per Regia, Sceneggiatura Originale, Fotografia, Scenografia, Montaggio e Costumi.

 

Questi sono i film in lizza per la statuetta più ambita, quella consegnata alle 6 di mattina quando da noi già salgono i caffè. Staremo a vedere quanto in questi Oscar si vorrà parlare di cinema e quanto, come ormai accade da un po’, si vorrà parlare di politica. Perché si sa, il politically correct è quel sempreverde che piace sempre, se non si pensa al gusto.