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#PARTITOPRESO

GEORGIA, TERRA DI MEZZO TRA EUROPA E RUSSIA: INTERVISTA CON EUGENIA FABBRI

a cura di Laura Montanari

Circa un mese e mezzo fa mi è capitato di guardare le stories Instagram della mia amica Eugenia, studentessa del terzo anno di scienze internazionali e diplomatiche, che sta attualmente studiando in Georgia. I suoi video hanno attirato subito la mia attenzione, diceva infatti di essersi trovata in mezzo a  varie manifestazioni e proteste contro il governo. Poiché a noi di Partito Preso piacciono le rivolte e gli scontri, e in  secondo luogo perché avevo voglia di approfondire la situazione del “Molise del Caucaso” (Georgia? Ma che è? Dov’è? Ahh sì, quella negli Stati Uniti…), ho ovviamente deciso di intervistarla. Sabato 14 dicembre, giornata di ulteriori fermenti a Tbilisi, trattenendo l’emozione di amiche che non si vedono da tanto tempo, ci siamo sentite.

Ecco ciò che è emerso dalla nostra  video-chiamata:

Eugenia, prima di parlare delle proteste nello specifico, qual è la situazione politica odierna in Georgia?

In questo momento il partito di governo è il cosiddetto Sogno Georgiano-Georgia Democratica, o Georgian Dream, che governa da vari anni a questa parte, da quando Mikheil Saakashvili ha perso le elezioni nel 2013. Si differenzia dal governo precedente essenzialmente per il suo atteggiamento di relativo appeasement nei confronti della Russia, nel senso che pur avendo una grande apertura verso l’Unione Europea e la NATO, non ha un atteggiamento di scontro diretto con il suo grande vicino. Proprio per questo motivo sono sorte le principali proteste la scorsa primavera.

Come funziona il sistema dei partiti lì? Quali sono esattamente gli schieramenti?

Dunque, il clivage politico destra-sinistra non è particolarmente sentito. C’è il partito principale che è appunto Georgian Dream. Poi ci sono il Movimento per la Libertà in Europa e il Movimento di Unità nazionale, entrambi abbastanza vicini a Saakashvili, quindi in opposizione nei confronti del governo. C’è anche l’Alleanza dei Patrioti, un partito che si può definire di centro-destra, considerato pro-russo. Quest’ultimo è abbastanza piccolo, ha solo 7 seggi su 150 in Parlamento. Ovviamente oltre ai partiti principali ce ne sono di più piccoli, sono presenti anche un partito verde e un partito socialdemocratico.

Che cos’era successo la scorsa primavera?

Ad un  segretario del  partito comunista russo recatosi a Tbilisi era stato consentito di tenere un discorso nel parlamento georgiano sedendosi nel posto in teoria riservato al presidente del parlamento. Ciò era stato visto come un grandissimo affronto nei confronti dei georgiani, viste le precedenti guerre tra Russia e Georgia , una negli anni 90 e l’altra nel 2008, che ebbero esiti sfavorevoli per quest’ultima. Putin, come ripicca per le proteste, aveva bloccato tutti i voli diretti dalla Russia alla Georgia. Questa è una cosa piuttosto tipica dello stile di relazioni tra i due paesi, non è infatti la prima volta, era successo anche nel 2006 ponendo un embargo totale nei confronti dei prodotti georgiani. Sono tutte azioni che hanno una forte ripercussione sull’economia. Pensa che la Georgia è una meta turistica molto comune per i russi, in migliaia vengono qui in vacanza! Nonostante il blocco di voli diretti, avvenuto in piena stagione turistica, passeggiando per strada sento tantissime persone parlare in russo. Erano stati lanciati vari hashtag, come #visitgeorgia, per incentivare il turismo, non solo russo ma anche europeo. Ora pare che verranno ripristinati i voli in breve tempo, anche perché questa decisione ha danneggiato in primis le compagnie aeree russe.

Per farti capire come funzionano gli spostamenti adesso ti faccio un esempio personale: per andare a trovare il mio ragazzo che è in scambio a San Pietroburgo ho impiegato 24 ore all’andata e 25 al ritorno. Se uno lo fa per amore è un conto…se lo si fa per turismo a questo punto si sceglie un’altra meta!

Oltre all’indignazione per l’affronto subito e successivamente alla questione dei voli, per che cosa erano scesi in piazza i manifestanti?

Durante le proteste della scorsa primavera fu portata avanti anche la richiesta di un cambiamento nella legge elettorale, per passare ad un sistema proporzionale. Ciò avrebbe consentito ai partiti all’opposizione, che tra ha suoi punti di riferimento Saakashvili, di ottenere più seggi in parlamento. Ivanishvili, che non è il presidente, ma è il leader e fondatore dell’attuale partito di governo, promise di cambiare la legge elettorale questo autunno. Tuttavia il cambiamento non è mai avvenuto, perché il parlamento si è schierato contro la sua proposta. Questo è il motivo delle proteste di novembre. Sono durate circa una settimana, durante la quale i leader dell’opposizione sono stati arrestati. In una una delle manifestazioni a cui ho partecipato sono stari utilizzati anche cannoni ad acqua per disperdere la folla.

Ci sono stati scontri particolarmente violenti?

A novembre no, almeno, non per gli standard a cui siamo abituati noi. Non ci sono state cariche da parte della polizia. In primavera però so che hanno usato anche fucili ad aria compressa, provocando alcuni feriti. Dopo una settimana il clima ancora non si era placato, ci sono stati vari flash mob sparsi per la città. Oggi (14 dicembre, ndr), c’è stata un’altra manifestazione.

Sempre legata a quelle precedenti, sulla stessa linea politica?

No! Questa di oggi era filo-governativa. La cosa interessante è che anche in questa manifestazione si vedevano le stesse bandiere che si sono viste nelle altre! Era pieno di bandiere dell’Unione Europea.

Quindi bandiere dell’UE alla manifestazione anti-governativa e ancora bandiere dell’UE alla manifestazione filo-governativa…come mai?

Esattamente, questo perché anche se per la Georgia non è ancora possibile fare parte dell’Unione Europea, quello europeo non è nemmeno un clivage. Qui stanno tutti cercando di avvicinarsi all’UE e alla NATO per garantirsi una sorta di protezione verso una minaccia territoriale ed economica costituita dalla Russia. L’unica vera differenza che c’è tra gli uni e gli altri  è tra chi vuole una politica di scontro diretto con la Russia e chi invece cerca di mantenere relazioni pacifiche e stabili.

Da quanto tempo esistono frizioni con la Russia? Come sono nate?

Bisogna tornare indietro di circa trent’anni, ovvero al crollo dell’URSS. Tutto è iniziato quando  il 31 Marzo 1991 si tenne in Georgia un referendum per uscire dall’unione sovietica, che ebbe il consenso del 99,5% dei votanti. A quel punto la Russia, nel caos della transizione, decise di appoggiare un movimento secessionista in una regione della Georgia del nord ovest, l’Abcasia. In questa zona, abitata da più del 60% di georgiani, vi era una minoranza etnica che si ribellò alla Georgia chiedendo la secessione. Scoppiò una guerra tra Georgia e Abcasi, che ottennero l’appoggio della Russia, riuscendo quindi a garantirsi la vittoria. I Georgiani che abitavano in Abcasia vennero tutti cacciati, generando un’ondata di profughi, ormai senza casa e senza lavoro, che si riversò nelle principali città. Alcuni paragonano questo al conflitto yugoslavo: una guerra estremamente sanguinaria scoppiata tra vicini si casa da un momento all’altro. Molti dei profughi si sono trovati a dover andare ad abitare in edifici abbandonati. Nella seconda città più importante del paese, Tskhaltubo, ci sono alcuni ex sanatori attivi nel periodo sovietico, in cui si sono trasferiti i profughi provenienti dall’Abcasia. Qui a Tbilisi invece fu l’ex studentato dell’università ad essere adibito ad ospitare i profughi, alcuni tutt’ora abitano lì. Negli anni della transizione, con la fine della guerra in Abcasia, nel ’93, ci furono anche gravi ripercussioni economiche. Improvvisamente i Georgiani si trovarono a perdere il rublo sovietico, che dovettero sostituire con una pseudo-valuta, il kupon, il cui valore era davvero infimo. Tutti coloro che erano riusciti illegalmente a tenere da parte dei risparmi durante il dominio sovietico si ritrovarono in una situazione di gravissima crisi. Un fatto interessante riguardo questi risparmi illegali  è che poiché i Georgiani avevano escogitato un metodo per aggirare alcune leggi dell’URSS, la Georgia, pur essendo formalmente la regione con il PIL più basso dell’unione sovietica era in realtà una delle regioni più ricche e benestanti.  La valuta venne cambiata nel 95, con il passaggio all’attuale Lari. Quest’ultimo equivaleva ad 1,3$, al tempo stesso però un lari equivaleva a 1.000.000 kupon, un milione!

Per farti un esempio concreto dell’impatto della crisi, il mio prof di economia di qui ci ha detto che in quegli anni il suo stipendio era equivalente a 15 dollari.

Ci sono stati altri momenti cruciali nelle relazioni tra Georgia e Russia?

Sì, nel 2004, durante la Rivoluzione delle Rose, quando la Georgia ha veramente sancito la sua volontà di diventare un paese europeo e prendere le distanze da Mosca. Ha espresso una voglia di cambiamento e di distacco definitivo dal passato all’interno dell’URSS. Sempre nel 2004 la Georgia ha intrapreso un progetto chiamato “membership integration program” con la NATO, uno dei primo step per accedere all’organizzazione. Nel 2006, come ripicca per l’arresto delle spie russe, fu posto l’embargo. Nel 2008 si arriva essenzialmente alla seconda guerra. In primavera la Georgia avrebbe dovuto accedere all’ultimo step per entrare nella NATO, ma questo non le fu concesso dall’assemblea. Nell’agosto dello stesso anno, per garantirsi un controllo militare sulla regione, la Russia appoggiò il movimento secessionista degli Osseti, altra minoranza etnica georgiana presente nell’Ossezia del Sud.

Un elemento che bisogna sempre tenere in considerazione quando si parla del Caucaso, da sempre crocevia tra oriente e occidente, è che vi sono una miriade di piccole etnie, ognuna con la sua lingua, cultura e tradizione, che non hanno la possibilità di costruirsi uno stato proprio, essendo, appunto, così piccole.

Questa minoranza già in primavera aveva cominciato ad avanzare una richiesta di indipendenza, alla quale la Georgia aveva reagito in modo violento, attaccando con le sue truppe la principale città, Tskhinvali. Così facendo diede di fatto a Mosca il pretesto per una dura risposta militare. La Russia motivò l’intervento affermando che, dal momento che già possedeva l’Ossezia del Nord, aveva tutto il diritto di difendere i cittadini dell’Ossezia del Sud. La Georgia sperava in un aiuto europeo o della NATO, mai arrivato. Nel giro di pochi giorni l’esercito russo riuscì a sbaragliare l’avversario, oltrepassando addirittura i confini dell’Ossezia, bombardando l’aeroporto di Tbilisi, arrivando quindi fino alla capitale. Tutto ciò ha lasciato una profonda cicatrice soprattutto nei giovani, che vedono la Russia come il grande vicino che ha bombardato il loro paese.

A proposito dei giovani, i tuoi compagni di corso, i tuoi amici e coetanei cosa pensano di Mosca e dell’Europa?

 A differenza degli adulti che sanno parlare russo, sono vissuti durante l’URSS e hanno vissuto un periodo relativamente benestante, i giovani sono in modo unanime estremamente anti-russi. Non parlano nemmeno più russo. La Russia ai loro occhi è esclusivamente il paese che ha posto l’embargo e li ha bombardati. L’accusa più grave che si possa lanciare ad un partito è di essere filo-russo. Bisogna dire che i giovani che lavorano nel turismo hanno chiaramente un atteggiamento meno radicale, quelli che invece ho conosciuto all’università non sono contrari ad avere turisti russi, ma non ci vogliono avere molto a che fare, il loro chiodo fisso è quello di entrare nell’Unione Europea.

Esce il Regno Unito ed entra la Georgia! Non ti pare un bel bilanciamento?

Ahahah, onestamente non penso che l’UE sia interessata ad uno scambio del genere, anche perché causerebbe non pochi problemi con la potenza qui di fianco, la Russia.

Quindi, secondo te, quali sono le prospettive future? Che atteggiamento avrà l’Europa?

In una prospettiva di breve termine non c’è la benché minima possibilità che la Georgia entri in Europa.  Comporterebbe dei rischi troppo alti per l’UE, che avrebbe molto più da perdere che da guadagnare, ma anche per la Georgia stessa: Mosca di certo non resterebbe a guardare. Gli eventi del 2014 in Ucraina hanno dimostrato l’atteggiamento di scontro con l’occidente e la voglia di mosca di riacquisire un ruolo di potenza egemone nella scacchiera internazionale. Nel lungo termine mi è impossibile fare previsioni per ciò che riguarda l’Europa, voglio dire, in che forma continuerà ad esistere l’UE?

Bella domanda! Per concludere ti chiedo qualcosa di più semplice: com’è il cibo? Qual è un comfort food georgiano che non manca mai?

Il cibo, e anche il vino, è molto buono! Hanno dei mini raviolini ripieni di patate o di carne. È proprio tipica anche una specie di pizza a forma di barchetta con dentro formaggio fuso e un uovo che bisogna mescolare insieme.  A Natale però torno a Bologna, i tortellini non me li toglie nessuno!