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di Carolina Sansone

“Ascolta, Paula, ti voglio raccontare una storia, così quando ti sveglierai non ti sentirai tanto sperduta.”

Isabel Allende accorre al capezzale di sua figlia Paula che, colpita da una malattia gravissima, la porfiria, è trascinata in un coma da cui non c’è ritorno. La sua era una vita semplice e non ha nulla a che vedere con quella della madre. Due donne diverse, due destini diversi. Ma qual è il senso di questa tragedia? Isabel proprio non lo riesce a trovare. Incomincia a parlarle, evocando la sua esuberante e bizzarra famiglia affinché circondi Paula e la aiuti a superare, senza perdersi, il confine della vita.

“È un mese che dormi, non so come raggiungerti, ti chiamo e ti chiamo, ma il tuo nome si perde nei recessi di questo ospedale. Ho l’anima soffocata di sabbia, la tristezza è un deserto sterile. Non so pregare, non riesco a legare due pensieri, meno che mai potrei immergermi nella creazione di un altro libro. Mi rigiro in queste pagine in un tentativo irrazionale di vincere il mio terrore, mi viene da pensare che se do forma a questa devastazione potrò aiutarti e aiutarmi, il meticoloso esercizio della scrittura può essere la nostra salvezza.”

Nell’assistenza straziante alla figlia, Isabel ritorna a cavalcare le onde del suo passato e, così, trascorrono i giorni, le ore ed i mesi e, i fogli su cui la donna scrive la sua storia diventano pagine di un libro. Racconta di se stessa senza omettere nessun particolare alla figlia e a noi lettori, che ogni volta che ci affacciamo alla lettura del romanzo vi troviamo una grande forza: quella della rassegnazione, che tuttavia non le permette di lasciare andare la speranza che questa lettera possa riportare in vita la sua Paula.

“Hai intrapreso uno strano viaggio fra le dune dell’incoscienza”. L’imprevedibilità della vita che colpisce senza fare distinzioni di appartenenza sociale, culturale e religiosa; la testimonianza di una vita nella quale alla fortuna si contrappongono difficoltà ed ostacoli è presentata come un grido di dolore. La scrittrice dà al lettore un grande insegnamento: godere e dare affetto alle persone care, vivere appieno della quotidianità, riempendola di felicità e condivisione perché ogni momento che caratterizza la nostra esistenza è unico ed è impossibile tornarvi.

L’amore che unisce madre e figlia permette ad Isabel di abbattere le barriere della morte fino al momento in cui dovrà dire a addio a Paula come persona e darle il benvenuto come spirito, senza tuttavia lasciarla andare davvero.

“Se tu resisti, Paula, resisto anch’io”, perché non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.