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UN’ALTRA ITALIA E’ POSSIBILE, MA A UNA CONDIZIONE: ESSERE RADICALI

Perché ha vinto Salvini?

È questa la prima, e quasi inevitabile domanda, visto il titolo dell’incontro “Un’altra strada per l’Italia”, che risuona in una piazza Maggiore gremita di gente per la prima giornata della Repubblica delle Idee. D’altra parte, se lo scopo è delineare un diverso panorama politico, è necessario innanzitutto  comprendere sia le motivazioni profonde che hanno portato al trionfo della destra, sia le debolezze della sinistra che hanno contribuito al clima che respiriamo oggigiorno.

Il primo a prendere la parola è Carlo Verdelli, attuale direttore de La Repubblica, il quale individua nel linguaggio usato da Salvini una delle cause determinanti della sua vittoria alle elezioni europee. Già, perché la foto del ministro postata sui social dopo i risultati “ti sta dicendo che quella è la tua cameretta, io sono come te, è questa la forza dirompente del messaggio di Salvini” sostiene Verdelli. E in questa sua azione mirata ad adescare le masse, Salvini supera persino Berlusconi, sua fonte di ispirazione politica per eccellenza: “se Berlusconi diceva se sei bravo puoi diventare come me, Salvini fa un passo ulteriore, ti sta dicendo tu sei già come me. Mentre quel che manca all’opposizione democratica è trovare per l’appunto un linguaggio che sia efficace e popolare, ma non populista”.

Per Massimo Cacciari non si tratta solo di una questione di linguaggio bensì degli stessi contenuti. Cacciari scuote il pubblico non solo dal torpore pomeridiano ma anche da quello esistenziale che sembra aver colto l’Italia intera: “non diciamo le cose per consolarci. Questo paese è tecnicamente in declino da ormai più di vent’anni su tutti i punti fondamentali: evasione fiscale, occupazione, capitale umano”. La soluzione secondo il filosofo è l’introduzione di riforme radicali, facendo attenzione a non confondere la radicalità con l’estremismo, che è la malattia che infetta un Paese quando si è incapaci di proporre idee innovative e concrete: su questo la sinistra ha finora mancato e da questo stesso fallimento propositivo scaturiscono i sovranisti.

Se quello di Cacciari ai sovranisti è un accenno, è Ezio Mauro, giornalista ed ex direttore de La Repubblica, ad esporre un’accurata analisi della riproposizione di presenza fascista a cui si sta assistendo nel panorama italiano odierno. Mauro individua due diverse reazioni del Paese di fronte alle accuse di un ritorno del fascismo: da una parte vi è chi ritiene siano critiche sproporzionate, perché il fascismo è un fenomeno storico ormai conclusosi e come tale non si può proporre (e ci mancherebbe altro, non si trattiene dall’esclamare il giornalista). Questa prima posizione consente alle persone di far finta di non capire e quindi di tacere, “quando invece tutti, e a maggior ragione chi ha una responsabilità istituzionale e culturale, dovrebbero chiedersi” sostiene Mauro “da quale falla della cultura, da quale buco politico spunta questo fenomeno di riproposizione di tematiche, idee e richiami al fascismo”.

Dall’altra parte, sussiste l’obiezione di chi pensa che l’attuale riproposizione di espressioni di stampo fascista sia una fenomeno circoscritto, di peso irrilevante nel paese. Eppure questi fenomeni si stanno moltiplicando, andando persino a minare istituzioni storiche come  la stessa data del 25 Aprile, che al di là di interpretazioni politiche, segna il momento in cui è stata restituita la libertà al nostro paese. In conclusione il fascismo d’oggi è, usando le parole dello stesso direttore, “un fenomeno che si ripropone in forme isolate, che si muove appositamente al di fuori della storia, al riparo dal giudizio del secolo, perché solo così può richiamarsi ad una identità, senza però farsi carico di una pesante eredità di violenza. Il rischio è che il fascismo diventi un retro pensiero a cui si appoggia questo governo della paura, ed è per questo che Salvini stesso dovrebbe condannarlo pubblicamente, al fine di estirpare queste riproposizioni fascistoidi dalla radice”.

L’attenzione del dibattito ritorna su Salvini, ed è Massimo Giannini, direttore di Radio Capital, a cercare di capire dove voglia condurre l’Italia “il capitano”. Giannini inizia l’intervento esaminando il fenomeno Salvini e come sia nato l’appoggio che oggi lo sostiene, prima di tutti quello di Di Maio, che rappresenta l’alleato ideale, un semplice fantoccio, guidato dai fili tesi da Salvini. E se Di Maio è stato incaricato di un compito in cui è destinato a fallire, il ministro dell’Interno si è riservato il lavoro a lui più congeniale: quello ideologico, realizzando quello che Giannini definisce con la morte nel cuore, un capolavoro. Tuttavia vi sono due grandi contraddizioni nella politica salviniana su cui dovrebbe far leva la sinistra: da un lato, in relazione al tema migratorio, il fatto che la Lega non abbia mai partecipato a una delle riunioni delle commissioni europee per la riforma del Trattato di Dublino, il trattato che regola le migrazioni e la cui modifica era punto nodale del programma di Salvini, è segno evidente del doppio gioco politico sotteso. Al momento della votazione del testo rivisitato, la Lega si è astenuta dal votare perché Salvini “ha interesse a che la gente rimanga aggrappata alla propria paura”, citando le parole dello stesso Giannini. D’altra canto nel campo economico, per evitare una nuova crisi economica dell’Italia intera, è necessaria una riforma concreta ed efficace che risollevi il panorama economico del nostro Paese e che vada incontro alle esigenze di quegli elettori salviniani del cosiddetto partito del PIL, del Nord produttivo di ricchezza, che si aspetta molto dal suo “capitano” . L’intervento si chiude con un monito ben chiaro: “il tempo dei bluff sta finendo”. Di questo è convinto anche Stefano Folli, giornalista ed ex direttore del Corriere della Sera, secondo il quale poco può esser fatto da Salvini, nonostante l’appoggio ricevuto alle europee ,se questo non viene trasferito in una elezione a breve termine.

L’ultimo interlocutore è Marco Damilano, direttore dell’Espresso, che pone di nuovo l’attenzione sulla forza ideologica dispiegata da Salvini, quella forza invece venuta meno da parte della sinistra italiana. Se da un lato Salvini è spinto dal vento della storia, vedesi la Brexit e l’America di Trump, d’altro canto “la sinistra”, sostiene Damilano, “è diventata un club esclusivo che si è trovato impreparato davanti al corso degli eventi. E per questo è necessario confrontarsi e interrogarsi sul significato stesso della parola sinistra”.

L’ultimo fendente a essere calato contro l’immobilismo della sinistra viene da Cacciari, secondo cui “c’è un blocco di destra che sta avanzando ed è necessario incalzarlo con proposte radicali e realistiche”. Viene citato anche Il Principe della politica, non il capitano, – si parla di Machiavelli –  per il quale “quando il declino diventava sistemico”, come sta accadendo adesso sostiene Cacciari, “bisogna essere addirittura pazzescamente audaci nelle proposte. E se di incalzare si tratta, perché niente si dice sulla riforma federalista che tanto voleva la Lega, perché niente si dice sulla mancanza di una riforma sulla scuola, sulle tasse, sull’economia?”.

In conclusione, la soluzione che emerge da questo dibattito per un’altra Italia, sembra essere quella di reagire, con energia e forza di fronte a chi impugna, citando Giannini, “in una mano un mitra e nell’altra il crocifisso”. Perché, come sostiene Ezio Mauro, l’ignoranza non può essere garanzia di innocenza.

Se sappiamo che cosa è sbagliato, protestiamo, se riconosciamo cosa è giusto, proclamiamolo a gran voce, perché un’ Italia diversa è possibile, ma solo se si agisce tutti insieme, “armati” di proposte radicali e concrete contro la paura che dilaga nel Paese.

 

Articolo di Chiara Gottardo