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Come al solito, cuffie alle orecchie per la lettura. Fidatevi.

Sono poche le verità a cui sono giunto da quando mi occupo di parlare di cinema per Radio 1088. Potrei tranquillamente affermare che sono sole tre: il festival di Cannes non è altro che masturbazione di gruppo, alla fine la tigre è Pi e (forse la più importante) il regista greco Yorgos Lanthimos è un vero e proprio genio. Non avendo (Dio, ti ringrazio) fatto il Classico, ai miei occhi la Grecia prima di Lanthimos si fermava a Platone e a Euro 2004. Con lui, feta e cetrioli hanno preso tutto un altro sapore.

Stereotipi a parte, l’autore di The Lobster e Killing of a sacred deer  ritorna al cinema con un altro colpo da maestro, una pellicola dalla disarmante e raggelante bellezza, come solo lui sembra riuscire a farne. La Favorita (Irlanda, USA, UK), film storico al femminile con Rachel Weisz, Olivia Colman (vincitrice della Coppa Volpi per questa interpretazione) e Emma Stone (sì, quella di La La Land) sulle vicende delle corte inglese di Anna Stuart, già candidato a 10 premi Oscar. Sorretta da una fotografia incredibile e accompagnata da musiche di eccezionale profondità, la storia messa in scena da Lanthimos è qualcosa di assai raro da vedere in sala, poiché molteplici sono le sfere toccate dalla mirabile sceneggiatura di Deborah Davis e Tony McNamara. C’è l’erotismo, fatto di tenerezza e di brutalità, quel sesso viscerale sempre in bilico tra umano e bestiale, capace di eccitare lo spettatore trascinato in questa selva di gonne e parrucche. Dopo questo però c’è la tristezza avvilente, l’amarezza del vivere inscalfibile anche dai diamanti di una tiara, quel gusto che rapisce le papille sia ingurgitando con le mani sia degustando con le posate d’argento. Anzi, credo proprio che questo sia un film sulla tristezza, letta nel senso più esistenziale possibile. A queste due sfere si aggiungono quella del potere e della politica, per definizione sempre a braccetto, nonché quella davvero immancabile, per quanto questo possa suonare banale: l’amore.

Alla fine si ritorna sempre lì. E un motivo ci sarà.

“Io non vi mento. Questo è l’amore”

Questa frase, detta nel momento in cui viene detta (tranquilli, niente spoiler), vale il film. L’amore raccontato da Lanthimos è qualcosa di diverso rispetto all’infinità di storie, soprattutto made in USA, propinateci in questi anni. L’amore di Lanthimos, quel tipo di amore più complesso, quello che del cuore vuole anche il sangue, è uno di quelli capaci di ricordare perché si continui a fare cinema e quanto quest’ultimo abbia ancora tanto da dire su tutto ciò che riguarda la vita. E allora se a una bellezza disarmante delle immagini e a un’intensità musicale degna d’opera si aggiungono riflessioni cariche di onesta verità, il capolavoro è servito. La Favorita si iscrive di diritto nei film da non perdere (al cinema e possibilmente in lingua) di quest’anno. La speranza è di vederlo trionfare in California, ultimamente patria di un buonismo insipido che rischia di far cadere il cinema nel buio contenutistico della notte più profonda, una di quelle in cui anche un labile moonlight viene scambiato per il faro della salvezza.

Film in programmazione a Bologna presso Cinema Rialto e Cineteca