Condividi:

PFM.
Auricolari alle orecchie per qualche minuto mentre si legge e particolare attenzione agli ultimi versi del brano.

CAREZZE DA VECCHI

È difficile tenere il tempo. Non si parla della mano che schiaffeggia il ginocchio sui quattro quarti della batteria. Si tratta di chiudere gli occhi e farsi trasportare nel mondo di un artista che viene ricostruito su un palco dagli amici che sono rimasti per raccontarlo. Lo fanno a modo loro, con tanta passione e trasporto. Con la musica. Alla PFM (Premiata Forneria Marconi) – nessuno è più iconico di loro in questo – è toccato ancora una volta il compito di cantare De André. Come sempre, onore al merito.

pfm

La serata si apre con un assaggio di poesia malinconica, fra Bocca di Rosa, La Guerra di Piero, Andrea e Giugno ’73. Tre performance eleganti, che celano fra lo scuro dei colori e le luci soffuse una nota di nostalgia. Sarà forse per l’eterno Franz Di Cioccio (voce e batteria, leader storico e unico membro del gruppo sempre presente dalla nascita della PFM ad oggi) con il suo rimpianto per l’amico Fabrizio. O magari per via della signora alla mia destra, oltre la mia amica e una rampa di scale, che in silenzio e senza scomporsi – si concede solo qualche applauso – stringe la mano del marito e tiene le labbra piegate in un mezzo sorriso. Se si somma quest’atmosfera al calibro dei musicisti è presto spiegata la pelle d’oca che non mi ha abbandonato per quasi quaranta minuti.

È allora che sono stati accontentati anche quelli che hanno preso il biglietto per la band più che per le canzoni di De André. Nella seconda parte del concerto, infatti, abbiamo ascoltato i nuovi arrangiamenti PFM dei brani dell’album La Buona Novella (registrati in studio nel 2010. Chapeau e brividi. La migliore esibizione live che mi sia capitato di vedere, dal punto di vista musicale. Negli accordi e nelle parole scritte quasi cinquant’anni fa scorreva davvero il rock intelligente della band che ha fatto scuola alla maggior parte dei gruppi italiani dagli anni ’80 in poi.

L’ultima parte di concerto, a ritmo più spedito, è una passerella appassionata (aperta da Volta la Carta) verso un epilogo strumentale da urlo. Il teatro Dal Verme di Milano si alza e batte le mani, mentre i matti sul palco salgono in cattedra e coronano a suon di assoli una serata che già aveva regalato emozioni e spettacolo.

pfm

Antico. È così che definirei quello che ho visto. Non solo perché si tratta di un’eredità che ci trasciniamo ormai da mezzo secolo, che ha bisogno di essere reinterpretata dai nuovi generi musicali per essere tramandata. È antica e viscerale la passione degli artisti che si sono esibiti, capace di cullarti anche quando il volume si fa alto e le mani non possono che seguire il richiamo del ritmo. Per nostra fortuna questi vecchi, quando ci hanno accarezzati, non hanno avuto il timore di far troppo forte.

  pfm

I tour della PFM continueranno per tutto il 2019, sia in versione classica sia in versione “canta De André“.