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HELLE: L’INTERVISTA

Scrivo da quando avevo 11 anni. Ho negato a me stessa troppe cose durante l’adolescenza: ho sempre cercato di essere all’altezza delle aspettative di tutti gli altri, finendo però col trascurare le mie. Non ho saputo distinguere quale fosse la mia voce in mezzo alle tante che avevo attorno. Sono finita a terra, in ginocchio. Acquazzone dopo acquazzone ho guardato i marciapiedi seccarsi all’arrivo di nuovi cieli aperti; ho aspettato che i terremoti finissero di scuotere i pavimenti e alzarne le polveri. Ho ascoltato il silenzio che è seguito. Accanto a me c’era sempre stata lei: una profonda ombra invisibile tra la penna e il foglio – la paura accecante di non essere all’altezza delle mie passioni più grandi. La scrittura in effetti mi aveva sempre guardato di sbieco, come una lupa che protegge i suoi piccoli. Avevamo sempre avuto un rapporto burrascoso io e lei, uno di quelli da film, un amore impossibile. È qua caro lettore che la mia storia conobbe una svolta. La musica è arrivata un giorno qualunque. In salotto m’ero dimenticata la finestra aperta e lei ha fatto irruzione nelle stanze della mia vita a passo deciso, mandando a puttane tutti i piani che m’ero prefissata. Una folata di vento improvvisa ha fatto volare via tutti i fogli sparsi sul tavolo”: così Lisa Brunetti, in arte Helle, si racconta nella bio del suo account Spotify.

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di intervistarla in occasione dell’uscita in radio del suo nuovo singolo “Tra le strade della mia cittàin cui la freschezza dell’elettropop cela l’essenza agrodolce di un brano che racconta l’amore per la sua città (Bologna, N.d.R.) e per l’Italia.

Lorenza. Buon pomeriggio Lisa! Innanzitutto, come stai?

Helle. Io sto bene, grazie. Sono giornate strane, un po’ come la vita. Siamo sempre sull’onda del cambiamento. In fin dei conti si rimane sempre se stessi ma con qualcosa di diverso.

Lorenza. Cosa si cela dietro il tuo nome d’arte?

Helle. Quando ero piccina scrivevo dei racconti che, poi, tenevo per me. Lo pseudonimo con il quale mi firmavo era una “L”, la “elle” di Lisa. Successivamente ho optato proprio per il nome della lettera alfabetica fin quando un amico mi ha suggerito di aggiungere una “H” perché di “Elle” è pieno il mondo ma di “Helle” no.

Lorenza. Ad 11 anni hai iniziato a scrivere poesie. Quando hai capito che musica e poesia potevano essere due facce della stessa medaglia?

Helle. La poesia è musica. Il metro così come le rime sono degli espedienti che danno musicalità al verso. Ecco, io ho iniziato scrivendo poesie. Poi, mio padre mi consigliò di metterle in musica. All’inizio ero diffidente ma devo ammettere che alla fine si è rivelata la mossa giusta.

Lorenza. Se avessi a disposizione una sola parola, come definiresti la tua poetica musicale?

Helle. Non voglio dire visionaria perché non so se posso affibbiarmi questo attributo. Mi piacerebbe, però, che un giorno la mia poesia lo diventasse. Tuttavia, se dovessi descriverla adesso direi che la mia è una poetica per immagini.

Lorenza. Qual è stata la bussola che ha permesso alla tua creatività di orientarsi in questo lungo lock-down?

Helle. La cosa che mi ha spinta ad andare avanti in questo periodo è stata la consapevolezza di quanto il tempo sia prezioso. Mettermi alle strette con le mie paure più grandi e rinchiudermi in una casa forzatamente hanno fatto sì che io dialogassi con me stessa in un modo più semplice ma allo stesso tempo più profondo. Cosa conta veramente? Me lo sono chiesta tante volte durante questa quarantena e mi sono data anche delle risposte che matureranno e verranno fuori con le prossime cose che pubblicherò.

Lorenza. Tra le strade della mia città” è il tuo nuovo singolo, in rotazione radiofonica dal 19 maggio. Ti va di raccontarci come nasce questo brano?

Helle. Tra le strade della mia città” è figlio del lock-down, di questo periodo assurdo e drammatico. Riprendere a girare per le strade delle nostre città ci fa rendere conto di quanto vogliamo bene al nostro paese e allo stesso tempo ci permettere di muovere delle critiche, di notare i problemi, le cose che non ci piacciono.

Lorenza.In un mondo senza Dio tu sei la mia religione”. Lisa, oggi, in cosa crede?

Helle. Credo nella famiglia.

Lorenza. Anche se la vita mi fa schifo, voglio te”. Cosa non ti piace della società in cui viviamo? In cosa, invece, trovi un senso più profondo che ti fa ancora sperare che l’uomo possa diventare una persona migliore?

Helle. L’uomo è la peggiore e la migliore versione di se stesso. Una cosa positiva di questo lock-down è stato l’altruismo. Non penso che la società sia da vedere solo in senso negativo. Credo che abbia anche dei lati positivi. Certamente di negativo c’è l’emarginazione dei più deboli. Però esistono anche persone che fanno volontariato; esistono persone buone. Non esistono soltanto gli egoisti.

Lorenza. Nel brano racconti di tanti giovani che desiderano andare via dal nostro Paese e dimostri una forte empatia nei loro confronti. Si parte spesso alla ricerca di qualcosa che ci manca per poi accorgersi che quel qualcosa era proprio dietro l’angolo ma eravamo incapaci di vederlo. È capitato anche a te?

Helle. Sì, diciamo che mi sono resa conto di aver scelto l’Italia, nel bene e nel male. È un Paese che non è perfetto però gli si vuole bene, nonostante tutto.

Lorenza. Tra le strade della mia città” racconta il tuo amore per Bologna e per l’Italia tutta. Oggi può essere interpretata come un messaggio di speranza che va oltre le difficoltà oggettive che stiamo vivendo. “Rialzati Italia”: canti. Quanto questo brano è legato all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e quanto, invece, il suo messaggio può essere generalizzato in riferimento alla situazione del nostro Paese negli ultimi anni?

Helle. Sicuramente rispecchia un pensiero che si lega fortemente alle difficoltà che stiamo vivendo in questo periodo. Ciò non toglie che tali difficoltà possano essere viste universalmente. Il “Rialzati Italia” è un motto senza tempo.

Lorenza. Questo singolo anticipa il tuo nuovo Ep, in uscita il prossimo autunno. Puoi concederci qualche anticipazione? Troveremo ancora la freschezza del tuo personalissimo elettropop?

Helle. Sarà un Ep estremamente sincero in cui mi scontrerò con il riflesso di noi stessi nelle opinioni della gente. Diventiamo spesso ciò che la gente pensa di noi. Ecco, il mio sarà un Ep molto polemico in cui mi arrabbierò molto con me stessa per non aver scelto la libertà e per non riuscire a distaccarmi dall’opinione che la gente ha di me. Quante volte si ha paura di quello che dice la gente? Il giudizio fa paura, è terrificante, perché ti condiziona e ti ferisce. Nell’Ep ci saranno 5 canzoni molto diverse l’una dall’altra. Musicalmente parlando non ci sarà solo elettropop; vedrete diverse anime musicali e non vedo l’ora di farvelo sentire.

Lorenza. Quali autori rappresentano per te delle pietre miliari?

Helle. Musicalmente parlando Lucio Dalla è forse il più importante soprattutto per quanto riguarda la sua poetica, il suo modo di esprimersi. Lo ammiro molto soprattutto per la ribellione silenziosa che aveva dentro. Era un rivoluzionario. Inoltre, mi piace moltissimo leggere, soprattutto le scrittrici donne: Emily Dickinson, le Sorelle Brontë, Alda Merini, Marguerite Duras.

Lorenza. Se dovessi trovare un corrispettivo poetico di “Tra le strade della mia città” quale sarebbe?

Helle.Tra le strade della mia città” ha tante anime dentro e alcune sono celate. È una canzone romantica ma allo stesso tempo ironica con una struttura molto particolare. In questo momento non mi viene in mente nessun corrispettivo poetico. Sicuramente la vedrei bene in qualcosa di contemporaneo. A livello testuale è certamente molto vicina a “Bologna è una regola” di Luca Carboni che canta: “C’è una regola per cui serve andare a Berlino per sentirsi un po’ meno normali”. Ecco, il concetto è simile!

Lorenza. C’è un artista, in particolare, con il quale vorresti collaborare?

Helle. Mi piacerebbe collaborare con Neffa ma è un qualcosa di irraggiungibile, di infattibile, un vero e proprio sogno. Inoltre, mi incuriosisce una possibile collaborazione con Raphael Gualazzi.

Lorenza. Lisa, io ti ringrazio per aver accettato il nostro invito e ti faccio un grandissimo in bocca al lupo.

Helle. Grazie! Crepi il lupo.