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…in macchina con Marchettini

Il 9 dicembre 2019, Marchettini è stato il protagonista di “Play/Story/List: L’intervista”, la nuova rubrica mensile di Play/Story/List.

Classe 1995, Marchettini, che di nome si chiama Stefano, è nato a Varese ma vive a Milano ed è un giovane cantautore emergente. La sua idea musicale nasce dai viaggi in macchina con il padre passati ad ascoltare chilometri di musicassette. I primi approcci al pianoforte e alla chitarra gli fanno, poi, prendere consapevolezza del fatto che lui la musica, oltre ad ascoltarla, ama scriverla.

Nel 2018 inizia, allora, a proporre i suoi inediti in versione acustica in diversi locali di Milano, suscitando un’ottima risposta sia dal pubblico che dagli addetti ai lavori. Nel novembre dello stesso anno, pubblica il suo primo brano su Spotify, “Freccette”, che raccoglie moltissimi feedback positivi. Comincia, dunque, a collaborare con il produttore e arrangiatore Antonio di Santo, artista poliedrico capace di miscelare l’hip hop e l’elettronica con l’indole cantautorale propria di Stefano, dando così vita ad un sound personale e spontaneo in grado di vestire al meglio i suoi testi e la sua vocalità. Definisce la sua musica “Urban Pop” ed ha un modo tutto suo, particolarissimo, di stare sul palco. Se non lo avete mai ascoltato, non perdetevi uno dei prossimi live.

Così Marchettini si è raccontato ai nostri microfoni!

Lorenza. Più volte hai dichiarato di trarre grande ispirazione dai viaggi in macchina. Ce n’è uno che ricordi con particolare affetto? È legato ad una musicassetta in particolare?

Marchettini. Non c’è un viaggio in particolare ma sicuramente c’è un tragitto, quello casa-scuola, che facevo in macchina con mio padre. Ascoltavamo diverse musicassette ma quella che ricordo con più affetto era una musicassetta che aveva fatto proprio lui e che conteneva varie tracce di vari artisti. La traccia che ricordo di più e che, appunto, era contenuta in questa musicassetta è “Il bandito e il campione” di De Gregori.

Lorenza. C’è un viaggio che, successivamente, si è trasformato in una canzone?

Marchettini. Sì, il testo di una delle ultime canzoni che ho scritto si ispira ad un viaggio; però, si tratta di un viaggio in treno. La canzone è “18:49”.

Lorenza. Nelle tue canzoni metti in luce le tue grandi doti di osservatore. Emerge, infatti, un Marchettini iper-attento a tutto ciò che gli accade intorno. Mi piace molto, inoltre, il tuo focalizzare l’attenzione anche su minuscoli dettagli come: la gente persa nelle frustrazioni, il treno rotto, il signore che dorme a bocca aperta. Sei così anche nella vita quotidiana? C’è un artista, in particolare, che rappresenta per te un punto di riferimento e dal quale hai imparato a scrivere per immagini?

Marchettini. Sì, anche nella vita “reale” tendo più a osservare quello che mi succede intorno che a parlare. L’artista al quale ho fatto più riferimento per imparare a scrivere per immagini è, invece, Cesare Cremonini. Da lui ho imparato tante cose inerenti sia lo scrivere per immagini che la musica, in generale. Probabilmente Cremonini è proprio colui che mi ha dato l’imput per iniziare a scrivere.

Lorenza. Ci sono anche altri artisti dai quali riesci a cogliere spunti interessanti per la tua musica?

Marchettini. Stimo molti alcuni artisti della scena musicale contemporanea. In particolare, mi viene subito in mente Frah Quintale ed il suo modo particolare di scrivere che ha influito ed influisce tutt’ora, senza dubbio, sulla mia musica.

Ci sono canzoni che ascoltiamo per settimane e che poi archiviamo, altre che invece abbiamo tatuato sulla nostra pelle, che ci raccontano meglio di mille parole. La musica, dunque, può trasformarsi in racconto, creare percorsi unici, personali, da raccontare al mondo

Così in questi mesi ho voluto raccontare la musica e oggi ne ho parlato anche con Marchettini che mi ha confidato di essere molto legato ad una canzone di Cesare Cremonini. «“Il Pagliaccio” è, infatti, forse la prima canzone – chiosa Stefano – che mi ha fatto capire che la musica oltre ad ascoltarla, a suonarla, a cantarla, qualcuno deve anche scriverla. Questo brano di Cremonini è stato, dunque, uno dei primi ad avermi fatto capire l’importanza del testo in una canzone, di trovare la parola giusta per esprimere un determinato concetto. Tra l’altro, ho successivamente scoperto che Cesare lo ha scritto a 16 anni e devo ammettere di esserne rimasto colpito».

Con Marchettini siamo, poi, tornati a parlare della sua musica e dei tre singoli che potete trovare ed ascoltare su tutte le piattaforme digitali.

Lorenza. In “Freccette” chiosi: «Mi serve a smettere di credere che ciò che faccio sia tutto sbagliato, che non son portato. E non c’è via d’uscita. Se c’è, è tutta in salita». Oggi, quanto è difficile per un giovane cantautore emergere all’interno del panorama della musica italiana?

Marchettini. Sicuramente non è semplice; nel senso che ci sono tanti aspetti da prendere in considerazione, tante cose da fare e soprattutto tanti ragazzi, artisti, cantautori che provano a sfondare in questo campo. Quindi bisogna trovare il modo giusto per riuscire a spiccare rispetto agli altri e curare diversi aspetti tra i quali la musica in primis, ma anche l’immagine che si vuole dare di sé e la parte social che in questo periodo si rivela sempre più importante.

Lorenza. «Scappo da me stesso, controsenso, come in treno». Qual è la direzione che oggi Marchettini ha deciso di intraprendere?

Marchettini. La direzione che ho deciso di intraprendere è quella del cantautore in quanto la musica è una parte importantissima della mia vita. Sto facendo di tutto per far sì che diventi il centro della mia vita, soprattutto lavorativa. Purtroppo, in questo momento non lo è, però, stiamo lavorando affinché, un giorno, possa divenirlo. Per quanto riguarda lo stile ed il genere, quello dei singoli che sono già stati pubblicati è quello che mi rappresenta di più.

Lorenza. Se chiudi gli occhi dove ti vedi tra 10 anni?

Marchettini. Diciamo che sono una persona che tende ad essere molto realista quindi l’Alcatraz di Milano sarebbe già un bel traguardo.

Lorenza. So che domenica hai suonato al “Barrio’s Live” e che stai lavorando al tuo album d’esordio. Puoi concederci qualche anticipazione? In attesa dell’album hai in programma altri live?

Marchettini. Sì, ieri ho suonato con Simone Pavia, che mi accompagna alla chitarra e che ringrazio, ed è andata molto bene. Per quanto riguarda il disco, ci stiamo lavorando: alcuni pezzi sono già pronti, altri sono in via di elaborazione. Non so ancora come sarà. In questo momento ci stiamo dedicando al singolo pezzo. Ovviamente ogni canzone ha con il precedente e/o successivo qualcosa in comune. Il disco uscirà sicuramente nel 2020. Per quanto riguarda i live, invece, al momento non ne abbiamo altri in programma in quanto, anche sotto questo punto di vista, stiamo cercando di fare le cose al meglio.

Marchettini ha, inoltre, risposto ad alcune delle domande che abbiamo ricevuto da parte dei suoi fan.

Rita. Come nasce una canzone di Marchettini?

Marchettini. Nel 99,9% dei casi nasce con me alla chitarra o al pianoforte, quindi da solo. Scritta la canzone, successivamente, mi trovo in studio con Antonio, che è il ragazzo con cui lavoro a livello di produzione dei brani, e insieme creiamo il vestito sulla canzone che ho appena scritto. Ultimamente, inoltre, sto scrivendo anche con Simone (Simone Pavia, chitarrista di Marchettini, ndr.) sia perché mi ci trovo bene sia perché mi può aiutare sotto diversi aspetti.

Alessandra. Qual è il tuo sogno nel cassetto più grande?

Marchettini. Suonare all’Alcatraz è un bel sogno che spero si realizzi a breve. Suonare dal vivo il più possibile è, poi, in generale, la cosa a cui tengo maggiormente.

Patrizia. Marchettini si rende conto di avere un’identità musicale ben precisa? È una cosa che ricerca con attenzione mentre scrive i suoi pezzi perché crede sia fondamentale o gli viene tutto in modo naturale?

Marchettini. Ho deciso di intraprendere questa strada un paio d’anni fa. All’inizio scrivevo tutto quello che mi veniva in mente senza pensarci troppo. Ultimamente, invece, mi sono reso conto che il modo di scrivere che ho adottato mi piace molto e rende bene a livello di prodotto finito. Quindi da un lato la musica rispecchia chi sono, il mio modo di fare; dall’altro, invece, mi impegno a ricercare quel qualcosa che magari rende la canzone più particolare. L’obiettivo è, dunque, quello di creare una cifra stilistica personale e unica.

Angelo. A quale dei tre singoli già pubblicati sei più legato?

Marchettini. Sicuramente, a livello emotivo, personale e testuale “18:49” è la canzone a cui tengo di più. Però, tra i tre sicuramente “Freccette” è il brano a cui sono più legato sia perché è stato il primo singolo sia perché è stata “la prova”. È un pezzo che ho scritto e abbiamo prodotto in poco meno di un mese. Tra l’altro è stato pubblicato subito perché volevo iniziare a sondare il terreno.

Elisa. So che non è una domanda ma ci tenevo a ringraziarti perché con la tua musica riesco a sentirmi meno sola. Mi rispecchio tantissimo in quello che scrivi e spero, un giorno, di poter assistere ad un tuo live. Continua così, sempre. Sono fiera di te!

Marchettini. Wow, è anche per questo che una persona decide di scrivere e di fare musica; perché con quello che fa e che scrive spera di lasciare qualcosa negli altri. Sentirsi dire queste cose, dunque, per me è molto importante, mi fa molto bene. Grazie mille.

Ho, infine, chiesto a Marchettini di introdurre l’ultima canzone, continuando così la tradizione inaugurata da Cordio lo scorso 13 novembre: «18:49 è il mio ultimo singolo. Come dicevo prima, probabilmente, è il pezzo al quale sono più legato perché parla realmente di una persona a me molto cara che come si capisce dal testo – spero – sta attraversando un periodo molto difficile in quanto si è ritrovata in una situazione non facile da gestire. Però, come dico nel testo, lei sorride sempre e questo sorriso lo trasmette a tutti quelli che le stanno intorno. Sono, dunque, molto legato a questo testo e a questa canzone. Ve la faccio sentire. Grazie mille, ancora, per avermi invitato. Questa è 18.49».

Se vi siete persi l’intervista potete riascoltarla qui > LINK