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Un moto di rivoluzione, un golpe al cuore

Il tema della salute ha sempre giocato un ruolo fondamentale nella storia politica. Diventare presidente degli Stati Uniti significa giostrare i fili palcoscenico mondiale, subire pressioni opprimenti e asfissianti, con la stampa concentrata su di te, le richieste degli elettori dietro l’angolo, gli oppositori pronti alle barricate. Il presidente deve sentirsi bene, la salute è fondamentale.

Un’occlusione dell’arteria ha costretto Bernie Sanders, leggenda della politica americana e candidato alle primarie democratiche, a cancellare gli eventi elettorali in programma in questi giorni. La stampa si è giustamente concentrata sui referti medici del senatore socialista del Vermont. Sanders ha risposto che ora, dopo il successo dell’operazione, le informazioni riguardo la sua salute sono più approfondite. Informazioni che verranno condivise a breve. La domanda sorge spontanea: Sanders sarebbe in grado di sopportare la pressione a cui è sottoposto quotidianamente il presidente degli Stati Uniti?

Sull’altra faccia della luna Donald Trump sembra essere in ottima forma, come fatto notare dal suo staff medico. Unica nota dolente: il suo indice di massa è 30.4. Data la sua altezza, Donald Trump è ufficialmente obeso. Notizia non da sottovalutare in un paese noto per i suoi problemi di obesità infantile e, in generale, di alimentazione. Ma siamo sull’altra faccia della luna, dove durante la Conservative Political Action Conference, Sebastian Gorka, ex collaboratore di Donald Trump, ha attaccato la nuova ondata di socialisti, affermando testualmente:

vogliono portarvi via i vostri pick up, vogliono ricostruire le vostre case, vogliono sottrarvi i vostri hamburger. Questo è quello che Joseph Stalin ha sempre sognato ma mai realizzato.

Ma se da una parte fa quasi sorridere la frase di Gorka, dall’altra non sono mai da sottovalutare le condizioni di salute di un candidato politico. Basti ricordare lo shock che provocò Ron Junior, figlio del più noto Ronald Reagan, quando solo nel 2011 rivelò di aver notato nel padre alcuni segni di demenza durante la campagna per la rielezione del 1984. Se la notizia fosse trapelata al tempo, la campagna avrebbe probabilmente subito una terribile battuta d’arresto. Non dimenticando che alla fine Reagan quelle elezioni le vinse. La diagnosi di Alzheimer arrivò nel 1994.

Un candidato deve sottrarsi dalla campagna perché troppo anziano? Molti se lo chiedono. Facendo sempre riferimento alla storia dei sistemi di potere, un altro esempio da tenere in considerazione sono le clamorose dimissioni del Papa emerito Joseph Ratzinger. Benedetto XVI, chiaramente provato psicologicamente e fisicamente, si è visto costretto a lasciare lo scranno papale, con grande stupore di curia e opinione pubblica. Se addirittura il papa ha deciso di lasciare l’ufficio, allora perché un candidato non dovrebbe fare un passo indietro?

Ma l’arena politica, soprattutto quella americana, non è il Vaticano. Bernie Sanders è notoriamente riconosciuto come bandiera della battaglia per un sistema sanitario molto più inclusivo ed egualitario. Non ha infatti perso occasione di far notare come egli stesso abbia potuto fortunatamente accedere alle cure, mentre milioni di americani nella stessa situazione sarebbero inevitabilmente andati in bancarotta. Il marketing politico, in questo senso, gioca al contrario e sfrutta la cosiddetta “weakness” del candidato, una debolezza da cui trarre un ipotetico vantaggio. Ecco perché Sanders conclude il suo tweet di ringraziamento ai medici con un

Medicare – il suo piano rivoluzionario di assistenza sanitaria aperta – for all! (Medicare per tutti!).

Nel mentre le primarie proseguono, con Joe Biden coinvolto direttamente nella richiesta di impeachment per Donald Trump dopo l’UcrainaGate ed Elizabeth Warren che, secondo un sondaggio della Quinnipiac University, citato dalla CNN, avrebbe superato nei consensi l’ex vicepresidente.
Per rispondere alla domanda sopra riportata riguardante il possibile passo indietro di un candidato, nel caso di Bernie Sanders ci si deve ricordare che, oltre ad essere un navigato ed esperto uomo politico, il senatore del Vermont è portavoce di tutta quell’area neodemocratica che ha letteralmente sconvolto la faccia del partito e che politicamente incarna da sempre la speranza di un’America socialista. I sondaggi lo danno al 16%, ma come dimostrato Bernie sembra pronto a combattere contro qualsiasi cosa per rimanere in gara. In lui, idealmente e fisicamente, c’è il futuro di un’America differente.

Go Bernie!