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Un articolo di Lorenzo Orsini

Finalmente ci sono riusciti: hanno ‘puffato’ il coronavirus. 3500 persone in Francia – tremilacinquecento – si sono messe calzamaglia e vernice blu addosso. Stipati, fianco a fianco, alito sul collo, e via a combattere il panico da virus. L’intento originario dell’adunata era quello di battere il record mondiale di una manifestazione a tema dei personaggi disegnati da Pejo. Il risultato è stato una valanga di insulti da ogni angolo del web. E forse anche la consapevolezza del paradosso che ogni giorno ci ritroviamo a vivere.

Spesso i mali del mondo si risolvono demistificandoli. Le cose insensate della vita possono essere esorcizzate. Ironia, sarcasmo, comicità: tutto punta a rovistare negli angoli più remoti della cronaca proveniente dal mondo al fine di recuperare le notizie più buie, restituendole sbiancate, liberate dall’alone di tristezza nel quale erano immerse. A questo serve la satira. I Puffi che ignorano e sfidano il coronavirus non sono satira: sono una minaccia per la reale percezione di un nemico che ha già mostrato quasi tutte le sue armi. La Francia, seppur su tutt’altra scala – va detto – è la seconda nazione per contagi da Covid-19 in Europa. A nulla sono serviti i sacrosanti proclami all’evitare assembramenti e al mantenere comportamenti coscienziosi pur restando sereni (suona familiare?). 3500 Puffi hanno ballato e cantato. Hanno reclamato quel diritto fondamentale di libertà di cui tutti noi stiamo iniziando a sentire la mancanza. Con la comicità hanno pensato di rispondere alla tristezza che giunge da ogni parte del mondo, in linea con chi pensa che il virus sia poca cosa: fermarsi non ha senso perché la nostra stessa essenza sta nel divertirsi, nell’essere liberi. Non hanno pensato che se una risata fermasse la tosse, al ministero della salute dei Paesi del mondo ci andrebbero i cabarettisti.

Hanno ignorato ogni disposizione dettata dal governo francese: «è poco più di un raffreddore», «era troppo importante questa manifestazione», «il coronavirus non è niente». A Landerneau è andato in scena il teatro del grottesco. Se qualcuno avesse dei dubbi sulla questione dell’unicità dell’idiozia civica degli italiani, forse è meglio lasciare da parte i determinismi culturali: l’essere umano è capace di una stupidità inaudita non appena ne abbia l’occasione. ‘Puffare’ il virus potrebbe esserne l’apice: il condizionale è d’obbligo, in questo mondo che non smette di sorprendere in negativo neanche per un istante.

Tutti fanno quello che gli è permesso fare. Sempre troppo spesso avanziamo ragionamenti sul risultato, e troppo poco sui processi. La situazione drammatica di oggi è figlia della calma di ieri: ora lo sappiamo. I 3500 di Landreau invece ‘puffano’ il virus, rischiando un focolaio di dimensioni mastodontiche, il tutto per inseguire un primato. Le autorità sono state scavalcate. Il paradosso è quello che per essere liberi dobbiamo toglierci la libertà. Le norme stringenti arriveranno presto anche in Francia? La GrandePuffo&co™, nel frattempo, potrebbero già aver vanificato i primi timidi sforzi.