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“La casa non è una questione di mattoni ma di amore”.
Solitamente quando torni a casa per le vacanze di Natale entri in quel clima che ti fa pensare di non essertene mai andato. Già, perché ritrovi tutte le persone con cui hai passato un’importante parte della tua vita. Torni negli stessi posti che hai sempre frequentato solo che li vedi con una luce diversa.
Scopri persino che alcuni hanno chiuso e altri sono diventati popolari da poco quindi non li conosci affatto.

Ma mi accorgo solo ora, a distanza di oltre 4 anni, quanto sia strano essere uno studente fuori sede. Certo, vivere da soli è indiscutibilmente bello e anche vivere in una città come Bologna lo è, però qualche volta mi capita di pensare a come potrebbe essere ritornare.
Penso a come sarebbe vivere in quel posto che ho sempre chiamato casa; vedere più spesso i miei genitori, mia sorella e mia nonna; stare più spesso con gli amici di sempre.

Quando vivi fuori hai sempre l’assurda convinzione che il tempo passi solo lì e che a casa tutto rimanga esattamente come lo hai lasciato: ma no, non è così. L’ho capito davvero quando in un pigro pomeriggio bolognese mi ha chiamato mio padre per dirmi che mia nonna non c’era più. Penso di aver realizzato veramente solo in quell’istante che il tempo non si ferma quando tu non ci sei.
È un po’ come quella metafora filosofica che dice: “se un albero cade in una foresta e nessuno lo sente, fa rumore?”.

Allora diventa strano tornare e vedere i tuoi genitori con qualche ruga in più sul viso, qualche capello bianco che non ricordavi. È strano vedere tua sorella così matura. Ed è strano vedere i tuoi cuginetti che ormai sono in quell’età in cui tu ti consideravi grande.

Quello che non dici o che forse non vuoi raccontare a te stesso è che non sai se mai tornerai davvero. Già perché se inizi a lavorare lontano da casa sarà diverso dall’essere uno studente. Non vivrai lì un mese e mezzo d’estate. Non tornerai due settimane a Pasqua e tre a Natale. Se sarai estremamente fortunato riuscirai a starci poco più di un paio di settimane l’anno.
E questo cosa significa? Significa che non sai che ne sarà di tante cose. Significa che te ne perderai tante. Certo, c’è un filo rosso indistruttibile che ti terrà sempre attaccato alla tua casa: quel filo rosso formato dagli amici che senti vicino nonostante la distanza, dalla famiglia e da quelle piccole cose che solo tu conosci e ti porti dentro.
I sapori, i profumi, uno scorcio, qualcosa che per una frazione di secondo ti riporta a casa. Come un interruttore che accende una luce di ricordi.
Però forse è come dicono gli americani: casa è dove appendi il cappello. Fare quindi di necessità virtù e adattarti a ciò che sarà.
Già, tutto molto facile se non sei un nostalgico come me.